APPALTI & COSTRUZIONI

La ‘strage di terra’ che non finisce mai. «Presa Diretta venga in Abruzzo»

Appello del consigliere regionale Acerbo alla trasmissione televisiva di Rai Tre

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3923

 La ‘strage di terra’ che non finisce mai. «Presa Diretta venga in Abruzzo»
ABRUZZO. Perché ancora cemento? Perché ancora nuove case, uffici, grattacieli, centri commerciali, appartamenti?


Gru e betoniere girano a pieno ritmo in tutta Italia anche se le costruzioni recenti sono vuote. Ma tutti questi nuovi edifici servono o serviranno? A chi? A queste domande ha cercato di dare risposte ieri il programma Presa Diretta di Riccardo Iacona con una inchiesta del giornalista Domenico Iannacone. Si è parlato della «strage di terra che non finisce mai». «Ogni anno vengono consumati 50 mila ettari di suolo» per costruire nuovi palazzi. In Abruzzo nell’arco di tempo che va dal 1956 al 2002, si registra un consumo di 17.568 mq/al giorno .
E’ stata mostrata una rassegna infinita di ecomostri ed edifici abusivi difficili da buttar giù: emblematico il caso di Ischia dove ci sono 800 complessi da demolire, come ordinato dalla procura locale, ma è impossibile procedere a causa delle rivolte dei cittadini.
Ma è emerso anche che in tutta la penisola si continua ogni giorno a consumare terreno e a costruire. Non è necessario che si venda ciò che si realizza. Perché ogni palazzo tirato su, anche vuoto, «sono soldi messi in banca. Sono vuoti ma sono metri cubi e quello che conta è la movimentazione di metri cubi non il reale utilizzo». «L’unica cosa che conta è costruire», ha sottolineato Iannacone, «la politica ha prestato il fianco e ha cercato negli anni di assecondare gli imprenditori».
Il meccanismo è stato spiegato anche dal giornalista Luca Martinelli, autore del libro inchiesta ‘Le conseguenze del cemento’: «quando si costruisce un palazzo», ha spiegato il giornalista, «l’imprenditore lo fa valutare da un perito, poi iscrivono il valore di quell’immobile nel bilancio della società. Nel momento in cui si realizza una operazione così c’è bisogno che quell’immobile valga moltissimo. Se anche quegli attici e quei grattacieli restano vuoti io, imprenditore, potrò sempre iscrivere a bilancio quel valore… e questa è una assicurazione sulla vita rispetto all’esigenza di rinegoziare i debiti che io ho sottoscritto con gli istituti di credito». «Un circolo vizioso per cui si continua a costruire a debito, il valore di quegli immobili sfitti consente di chiedere un nuovo prestito». 

PRESA DIRETTA VENGA IN ABRUZZO
E questa mattina, a puntata ‘digerita’ il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, sostiene che il programma di Iacona meriterebbe «un’appendice» abruzzese.
«La nostra regione, soprattutto sulla costa», analizza Acerbo, da sempre oppositore della cementificazione selvaggia, «è oggetto di un’aggressione della speculazione edilizia che merita il massimo di attenzione. Se a Ischia fanno gli abusi, da noi grazie all’attivismo di sindaci, consigli comunali e con la complicità della Regione si costruisce ovunque ma in maniera formalmente legale persino sulle aree di tutela paesaggistica. Se in Lombardia si usano espedienti vari per aggirare il Piano cave, in Abruzzo non ce n’è bisogno visto che il Piano cave non c’è proprio».
In questo contesto, analizza il consigliere regionale d’opposizione, gli abruzzesi «sono più furbi» degli ischitani: «perché fare abusi se si può facilmente chiedere e ottenere dal Comune e dalla Regione lo stralcio di un’area dal piano paesistico? E’ quello che accade sistematicamente da anni in Abruzzo grazie a un’interpretazione piuttosto discutibile delle leggi vigenti che ha goduto di una complicità bipartisan».
Dopo l’albergo sulla spiaggia a Francavilla e il centro commerciale in zona di esondazione del fiume Pescara ora altre strutture commerciali sorgeranno lungo la statale adriatica in zona paesistica a Silvi.
Domani torna in Consiglio Regionale la variante al Piano Paesistico Regionale proposta dal Comune di Silvi al fine di rendere edificabili aree al momento vincolate: «si tratta di una mera operazione di valorizzazione immobiliarista di aree finora sottratte alla cementificazione», sostiene Acerbo
Se martedì il Consiglio regionale voterà il parere favorevole alle richieste del Comune di Silvi sarà aperta la strada alla realizzazione su quelle aree assai appetibili sulla Statale 16 dell’ennesimo centro commerciale.
Anche Confesercenti si dice preoccupata per il responso di domani. «Il rischio di nuove strutture commerciali è dietro l’angolo nonostante il drastico crollo dei consumi e nonostante lo stress economico che stanno subendo le piccole e medie imprese abruzzesi», commentano il presidente Antonio Topitti, il vicepresidente Daniele Erasmi ed il direttore Flaminio Lombi. «In provincia di Teramo abbiamo già un indice di 417 metriquadrati di grande distribuzione per mille abitanti: la media nazionale è 186» spiegano Topitti, Erasmi e Lombi, «ed è proprio il commercio urbano a pagare il prezzo più alto di questa anomalia. I consumi sono in drastico calo e non c’è alcuno studio di mercato che giustifichi nuovi centri commerciali o strutture simili: chiediamo pertanto ai consiglieri regionali, oltre che al Comune di Silvi, di evitare che in questa provincia si continui con una politica economica che sta mortificando migliaia di piccole e medie imprese».

* GUARDA TUTTA LA PUNTATA