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Martone, «gli altri mollano, lui vince la cattedra». Il concorso durato un anno

Il vice Ministro al Lavoro chiarisce la sua posizione

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 Martone, «gli altri mollano, lui vince la cattedra». Il concorso durato un anno
ROMA. «Un concorso durato un anno e mezzo, i concorrenti mollano e lasciano campo libero, il posto da professore ordinario resta vacante».

Panorama descrive così la carriera del giovane cattedrato Michel Martone, vice ministro del Lavoro, docente fino a qualche tempo fa all’Università di Teramo e finito nell’occhio del ciclone per le sue affermazioni sugli studenti sfigati che si laureano dopo i 28 anni. Martone non ci sta e risponde a chi lo accusa di aver subito raccomandazioni e spintarelle, come sosteneva il giornalista Marco Travaglio nel corso  della puntata di "Servizio Pubblico".
L’articolo di Panorama ripercorre la carriera universitaria del giovane ministro: laurea in giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma a 23 anni, ricercatore a 26 anni, professore associato a Teramo e poi docente ordinario di Diritto del lavoro a 31 anni.
Il settimanale parla del concorso per il posto di professore ordinario all’Università di Siena iniziato l’11 gennaio 2002 e conclusosi il 9 luglio 2003. I posti da assegnare sono 2, i concorrenti 8. In 6 però si ritirano. Proprio le lungaggini spingono gli aspiranti a ritirare la loro candidatura, lasciando campo libero a Martone. «Uno di loro vince un concorso alla Lum di Bari», scrive il giornale, «il 22 ottobre 2002, un altro all’Università del Molise. Il 30 ottobre 2002 parte poi un concorso dell’Università di Modena, cui partecipa un’altra possibile contendente del viceministro: e anche quella cattedra viene assegnata il 10 febbraio 2003. Gli ultimi due prendono strade diverse Marco Marazza decide di ritirarsi e poco dopo vincerà un posto a Teramo. Gianni Arrigo rinuncia. Martone si aggiudica la cattedra.
Anche il fratello del vice ministro, Thomas Martone sembra aver avuto fortuna. Laureato anche lui in giurisprudenza, nel 2004 viene bocciato all’esame di avvocato e ricorre al Tar perchè «sulla sua prova scritta c’erano solo votazioni numeriche, senza giudizio». Riesce a spuntarla e passa il concorso. Oggi lavora in uno studio legale in un palazzo in via della Conciliazione di Propaganda Fide.

«QUELLO CHE VOLEVO DIRE»
«Le mie parole sono state travisate», replica Martone difendendosi dagli attacchi.
« E’ falso», dice, «che la famigerata dichiarazione sui ragazzi che non si sono ancora laureati a 28 anni era “preparata”. Si trattava di una dichiarazione estrapolata da un discorso “fatto a braccio” durante un convegno sull’apprendistato organizzato dalla Regione Lazio. Per questo, sono profondamente addolorato del fatto che si sia voluto travisare un discorso sull’apprendistato con il quale volevo semplicemente dire che, in questo difficile momento economico, nel nostro mercato del lavoro un uomo di 28 anni che impiega 10 anni per prendere una laurea quinquennale può essere svantaggiato rispetto a un giovane di 16 anni che frequenta un Istituto Tecnico Professionale e che magari comincia a lavorare».
Poi il vice ministro nega di aver avuto come relatore alla discussione della sua tesi di laurea “un amico del padre”, il professor Mattia Persiani . «Il mio relatore», precisa, «è stato il professor Matteo Dell’Olio».
Ammette poi che i candidati del concorso in questione, con un’unica eccezione, «si sono ritirati perché avevano vinto altri concorsi in sedi da loro preferite e che il fatto si poteva verificare sul sito del Miur, non era segreto».
Smentisce infine di essere stato nominato dal Ministro Brunetta consulente della CIVIT «presieduta da suo padre». «Il ministro Brunetta non ha nominato mio padre Presidente della CIVIT», sostiene, e nega che il padre fosse un assiduo frequentatore dello Studio Previti, come dichiarato da Travaglio, e che partecipasse a cene con Verdini.
Quanto al suo rapporto di lavoro con il Ministro Fornero, «non è vero che non mi parla e non mi fa toccare palla», precisa, «stiamo collaborando alla delicatissima riforma del mercato del lavoro che Travaglio ridicolizza e i nostri rapporti personali sono improntati al reciproco rispetto e alla massima collaborazione».
m.b.