GIUSTIZIA

La giustizia ideale: ecco l’indagine dell’Associazione Nazionale Magistrati

Richiesti un sistema più snello, meno gradi di giudizio

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 La giustizia ideale: ecco l’indagine dell’Associazione Nazionale Magistrati
ROMA. Un’ indagine per sondare le opinioni della gente sulla giustizia italiana.


L’idea è di Luca Palamara presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati che incarica un team di esperti Giampaolo Azzoni, Toni Muzi Falconi e Lara Pontarelli per il sondaggio dal titolo “Quale giustizia in Italia dal 2013?”. Obiettivo: raccogliere idee, opinioni suggerimenti, percezioni sul sistema di giustizia italiano. Risultato: gli intervistati chiedono una maggiore digitalizzazione dei processi, la celerità di tempi tra un processo ed un altro, disincentivazione dei tre gradi di giudizio, figure manageriali che organizzino il sistema di giustizia.
L’indagine consiste in due questionari somministrati a 28 non magistrati dell’ambito socio culturale, economico, istituzionale, professionale, accademico, dei media. Gli intervistati sono stati chiamati a pronunciarsi su 4 macro aree: diritto alla giustizia, professione del magistrato, organizzazione magistratura, autogoverno e rappresentanza.

IL SISTEMA DI GIUSTIZIA IDEALE
Gli intervistati concordano sulla semplificazione del sistema processuale. In particolare chiedono l’eliminazione di udienze di rinvio per deposito di memorie e risoluzione di questioni processuali e di merito. «Si deve risolvere tutto in un’udienza», è il loro parere.
Importante, poi, l’utilizzo della posta elettronica certificata e della digitalizzazione delle pratiche fino ad un totale abbandono del materiale cartaceo. Dall’indagine viene fuori la richiesta di stabilire un termine massimo fra istruttoria e conclusioni delle fasi processuali (50 giorni fra atto introduttivo e prima udienza e 15 giorni tra le udienze) e premialità per chi rifiuta i contenziosi civili. Dal punto di vista penale, si richiede l’introduzione dell’archiviazione del caso per irrilevanza del fatto (quando c’è esiguità di colpevolezza o è intervenuto un risarcimento del danno) con riferimento ai reati connessi all’immigrazione clandestina ed alla tossicodipendenza. Infine, si auspica una disincentivazione al ricorso ai tre gradi di giustizia.
Sotto il profilo organizzativo, gli intervistati chiedono una redistribuzione dei tribunali nel territorio ed una riduzione del loro numero. Il magistrato, si legge nell’indagine, «non può occuparsi anche dell’organizzazione operativa degli uffici. Perciò è necessaria una figura manageriale con impronta giuridica che alleggerisca i sui compiti sul piano organizzativo».
I magistrati, poi, secondo gli intervistati, devono sottoporsi ad una formazione obbligatoria permanente continua e multidisciplinare, subito dopo la laurea anche con stage, così da avere oltre alle competenze tecniche specifiche anche quelle economiche, sociologiche, mediatiche.
Infine, la sua responsabilità deve essere limitata, al dolo o alla colpa grave; non deve esserci una separazione delle carriere (perché altrimenti i giudici non risponderebbero solo più alla legge) e si auspica una maggiore apertura del Consiglio Superiore della Magistratura. Riguardo a quest’ultimo gli intervistati chiedono la nomina per i membri del Csm per prestigio ed autorevolezza.
«E’ necessaria», il commento finale di Palamara, «una riforma complessiva e veloce piuttosto che di una graduale rimodulazione dell’apparato giudiziario. In questa fase in cui si trova il Paese ritengo più congruo un processo step-by-step, il che non significa rinunciare a una spinta successiva in cui si discuta a tutto tondo il sistema della giustizia. Pur nel rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dei poteri, continuo a pensare che la magistratura debba essere pronta a discutere tutti i temi che riguardano la nostra società».