SANITA'

Accreditamento a rischio per le cliniche che non hanno firmato i contratti

La Regione ha avviato l’iter per la revoca. Trema chi non era presente il 21 dicembre

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Accreditamento a rischio per le cliniche che non hanno firmato i contratti
ABRUZZO. La Regione ha avviato il procedimento di sospensione dell’accreditamento per quelle Case di cura che a dicembre non hanno sottoscritto i contratti sulle prestazioni ambulatoriali 2011-2012.

Si tratta di una vera e propria dichiarazione di guerra da parte dell’Ufficio commissariale all’Aiop, l’associazione dell’ospedalità privata, che il 21 dicembre scorso non si presentò alla convocazione del sub commissario Giovanna Baraldi. La lettera di fine gennaio che annuncia questa iniziativa è partita però dalla Regione, a firma di Maria Crocco, direttore dell’assessorato regionale alla sanità, e da Rossano Di Luzio, dirigente del servizio assistenza ospedaliera, specialistica ambulatoriale, riabilitativa, protesica e termale.
Quasi sicuramente questa procedura di sospensione dipende dalla diffida arrivata alla Regione da parte degli operatori privati che hanno firmato i contratti e che ora contestano le prestazioni che vengono ancora erogate da parte di chi questi contratti non li ha firmati e si trova ad operare senza la nuova autorizzazione. Il rischio ora è che queste prestazioni senza contratto possano venire interrotte, con grave danno per i cittadini e per i dipendenti delle Case di cura. In verità questa ipotesi, secondo l’Aiop, è lontana perché si fa notare che il tutto è nato da un equivoco ben documentato. E cioè l’impossibilità di essere presenti alla convocazione del 21 dicembre, fissata solo con 24 ore di anticipo, e la disponibilità a firmare i nuovi contratti – comunque con riserva – subito dopo Natale, almeno con 48 ore di preavviso. Ma quel giorno la risposta del sub commissario Baraldi fu: “o oggi entro le 13 o mai più”,  come risulta dalla corrispondenza anticipata via fax, condita con l’avvertimento di una possibile sospensione della procedura di accreditamento, che è arrivata adesso. In realtà questa comunicazione della Regione dopo le sentenze del Tar L’Aquila contro l’accreditamento di Villa Pini, sembra essere soprattutto un irrigidimento dell’Ufficio commissariale contro le cliniche Aiop. Infatti il motivo del contendere riguarda le prestazioni ambulatoriali, che hanno un budget di centinaia di migliaia di euro e non di milioni. E l’irrigidimento su un problema marginale sembra preludere di fatto a tempeste maggiori, perché sarebbe allo studio dell’Ufficio commissariale una reazione legale ai tanti ricorsi al Tar che si sono susseguiti dopo la sottoscrizione dei contratti nel 2010 da parte degli iscritti all’Aiop. Il che potrebbe essere configurato come un mancato rispetto delle condizioni contrattuali, quasi una causa di rescissione come un annullamento del matrimonio per “vizio di consenso”.
Tutto sta a vedere ora se le Cliniche firmeranno per evitare la sospensione dell’accreditamento o se il braccio di ferro sui contratti continuerà fino alla sentenza del Consiglio di Stato su Villa Pini, prevista per aprile. A ben vedere, la vicenda può essere giudicata come un effetto collaterale imprevisto dell’uscita di scena del gruppo Angelini, che faceva pensare ad un monopolio Aiop sulla sanità privata abruzzese. Ma l’esercizio provvisorio di Villa Pini e l’arrivo di Nicola Petruzzi hanno invece mutato le condizioni operative nella sanità privata e questa fase di incertezza può essere interpretata come la ricerca di nuovi equilibri.
Sebastiano Calella