SANITA'

Regione diffidata: «sospendere l’accreditamento alle cliniche senza contratto»

Rischio danno erariale all'orizzonte

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Regione diffidata: «sospendere l’accreditamento alle cliniche senza contratto»
ABRUZZO. Regione diffidata, manager delle 4 Asl allertati, Corte dei conti informata per un possibile danno erariale.

Ci sono Case di cura private che erogano prestazioni senza aver firmato nel dicembre scorso i contratti loro proposti dalla Regione, cioè dal Commissario alla sanità.
E secondo la normativa invocata nelle diffide, chi non firma le convenzioni non può esercitare l’attività sanitaria in modo “scoperto” e perde di fatto l’accreditamento, come prevede la legge. Tra l’altro, di qui la richiesta di intervento della Corte dei Conti, queste prestazioni – se pagate – potrebbero configurare un illecito arricchimento e uno spreco non giustificato dei soldi pubblici.                                                                                            Le diffide sono arrivate al presidente commissario Gianni Chiodi, al vice Giovanna Baraldi, al direttore delle politiche sanitarie della Regione Maria Crocco, a Rossano Di Luzio, dirigente del servizio programmazione sanitaria, ed ai manager Giustino Varrassi, Francesco Zavattaro, Claudio D’Amario e Giancarlo Silveri.
In particolare si chiede di intervenire per far cessare una situazione che peraltro è già nota ai dirigenti della Regione nonché ai vertici dell’Ufficio commissariale, perché il rifiuto a firmare il contratto è stato “formulato” alla presenza dei funzionari stessi e «dinanzi a funzionari della Polizia di Stato chiamati a verbalizzare gli esiti della convocazione».
 Le diffide potrebbero sembrare un episodio normale nella guerra tra le cliniche e le altre strutture convenzionate, in realtà sembra che ci sia qualcosa di più, nel senso che l’orientamento a cui fanno riferimento i ricorrenti è quello dell’Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale. Cioè della struttura che “anticipa” le decisioni poi adottate dall’Ufficio commissariale della sanità in Abruzzo. E proprio i vertici dell’Agenas, recentemente qui a convegno, hanno con chiarezza ribadito nei loro interventi che «no firma, no convenzione», cioè l’impossibilità di erogare prestazioni pagate dal Ssn. E’ però altrettanto chiaro che le case di cura private possono operare liberamente, se a pagare sono i cittadini di tasca loro. Diverso è il caso se fosse pagato il ticket, che fa riferimento ad una prestazione convenzionata che non c’è più.
Sebastiano Calella