LO SCANDALO

Il senatore Lusi aiutò la sua Capistrello. Di Cintio: «era un santo»

E dal Pd la sorpresa: «combattemmo il metodo Lusi»

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Il senatore Lusi aiutò la sua Capistrello.  Di Cintio: «era un santo»
CAPISTRELLO. Il senatore Luigi Lusi ci teneva alla sua Capistrello e Capistrello, forse, era grata al senatore oggi in disgrazia.


«Una ‘generosità’», quella dell’ex tesoriere del Pd iscritto nel registro degli indagati con l'accusa  di aver sottratto la somma di 13 milioni di euro al partito della Margherita, che non risparmiò la cittadina abruzzese. «Cene elettorali, finanziamenti a pioggia, acquisti immobiliari: 2 milioni di euro per le casse comunali e molto altro» grazie al suo lavoro da senatore e quell’occhio di riguardo per il paese dei suoi genitori.
A dirlo è il consigliere comunale Moreno Di Cintio (lista Civica “Crescere insieme”). In un mare di dubbi (tutti quelli che negli ultimi giorni avvolgono la vicenda giudiziaria ) una sola certezza: «Lusi ha fatto in modo di far arrivare finanziamenti al Comune. Le carte di bilancio lo provano».
Capistrello, 5.400 anime, nell’entroterra aquilano. Un paese qualsiasi se non avesse dato i natali «ad un santo». E’ così che il consigliere Di Cintio si riferisce a Luigi Luisi, al telefono con PrimaDaNoi.it. Dietro quel velato sarcasmo si nasconde un’amara constatazione. «Più volte in Consiglio ho usato questa espressione», afferma con voce pacata, «per fortuna c’è San Luigi, pronto a dare una mano».
I lauti finanziamenti arrivati secondo il consigliere comunale grazie all’intercessione di Lusi «riguarderebbero chiese, associazioni a Capistrello e nella Marsica intera». Poi le cene, i banchetti , i simposi politici per ingraziarsi l’elettorato e preparare il terreno al fratello Antonino, aspirante sindaco di Capistrello, eletto alle amministrative del 28 e 29 marzo 2010. Anche per Antonino Lusi una carriera brillante. Consigliere parlamentare presso il Senato della Repubblica dove era stato assunto nel 1982, a seguito di concorso pubblico per 6 posti, Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero dell’Industria, del Commercio e dell’Artigianato, Capo di Gabinetto del Ministero della Sanità, Consigliere giuridico del Ministero dei Trasporti e componente di molteplici Commissioni ministeriali.
«Da quando il fratello ha vinto elezioni», dice Di Cintio senza incertezza, «c’è stato un collegamento diretto tra i soldi arrivati dal Senato ed il Comune di Capistrello. E’ sicuro, oggettivo, perché quei soldi son stati messi anche nel bilancio comunale. Parliamo di circa 2mln di euro». Il consigliere aggiunge di aver segnalato qualcosa di strano già in epoca non sospetta.
E poi quel patrimonio di famiglia in continua espansione. «Nel 2000 i fratelli Lusi cominciano a ristrutturare la casa famiglia: un intero palazzetto. Poi, gli immobili acquistati a Capistrello, un intero pezzo di paese nelle loro mani. Investimenti troppo onerosi pure per le tasche rigonfie di un senatore».
«Hanno cominciato a sfoggiare denaro e ricchezze», aggiunge Di Cintio,«un tenore di vita non consono allo stipendio di una senatore». Lusi è comunque anche un avvocato penalista con un reddito dichiarato (nel 2011) di oltre 300 mila euro. E se c’è qualcuno che oggi, a scandalo scoppiato, assicura di aver sentito da tempo puzza di bruciato, c’è qualcun altro, però, che richiama la città alla prudenza: «non manderemo Capistrello nel fango», assicura Alfio Di Battisti capogruppo Pd in Consiglio Comunale.
«Lusi ha sbagliato», conclude, «e ha ammesso le proprie responsabilità davanti ai magistrati, ciò vuol dire che almeno eviteremo il pietoso quanto ridicolo ping pong tra colpevolisti ed innocentisti che spesso in questi casi alimenta gli estenuanti scontri tra tifoserie opposte. Le responsabilità penali riguardano la persona ma l’enormità del fatto investe senza ombra di dubbio tutto Capistrello. A nome di tutto il circolo che rappresento voglio che si sappia che non permetteremo a nessuno di infangare il nostro paese».
Intanto Michele Fina, 33 anni, ex segretario del Pd all’Aquila, ha rilasciato a Marco Esposito per il sito dell'Espresso una intervista nella quale assicura di aver combattuto «il metodo Lusi».
E anche lui conferma l’organizzazione faraonica che contraddistinse la lista di Lusi. «Cene in ristoranti di lusso, convention con Francesco Rutelli, iniziative dispendiose, macchine blu, segretarie, assunzioni . Una forza economica che da queste parti non si vede neanche per le elezioni nazionali» raccontano in tanti. «Noi ci siamo battuti contro Lusi sul territorio per anni - continua Fina - un confronto/scontro che abbiamo sempre condotto in assoluta solitudine. Coloro che potevano vigilare ed approfondire hanno avuto un atteggiamento pilatesco ed oggi dovrebbero usare parole un po' meno veementi e se possibile anche un pizzico di autocritica».
Fina sostiene di aver denunciato «diverse anomalie, a partire dal tesseramento gonfiato, ottenendo solo il commissariamento del partito più che una verifica approfondita».
Marirosa Barbieri