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Consumo del territorio. L'Abruzzo mangia suolo grazie alla debolezza normativa

Una foto dell’Italia: edificazione, infrastrutture

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Consumo del territorio. L'Abruzzo mangia suolo grazie alla debolezza normativa
ABRUZZO. Il Fai (Fondo ambiente italiano) e WWF presentano uno studio sul consumo del suolo “Terra Rubata- Viaggio nell’Italia che scompare”.

Il dossier prende le mosse da una ricerca dall’Università de L’Aquila in collaborazione con L’università Bocconi di Milano e l’Osservatorio per la biodiversità il paesaggio rurale e il progetto sostenibile della Regione Umbria. Sotto la lente di ingrandimento 11 regioni italiane: Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Umbria Valle D’Aosta. Tra queste l’Abruzzo risulta una delle maggiori divoratrici di suolo edilizio.
Le conseguenze dello sfruttamento selvaggio del suolo vanno dalla compattazione dei suoli alla desertificazione, alla salinizzazione, alla franosità ed impermeabilizzazione.
Lo sfruttamento avviene attraverso le opere edilizie, cave, e l’utilizzo di terreni agricoli a scopi di costruzione.
Dagli anni ‘50 al 2000 l’Abruzzo è tra le regioni con il maggior consumo giornaliero di suolo. Nell’arco di tempo che va dal 1956 al 2002, si registra un consumo di 17568 mq/al giorno. In Abruzzo la popolazione residente in aree urbane negli anni ‘50 è pari a 1.277.207, nel 2001 1.328.832. La densità di urbanizzazione in percentuale negli anni ‘50 è di 0,007 %, dopo il 2000 del 0,034 %. In una mappa con scala cromatica, l’Abruzzo è tra le Regioni con una variazione dell’ urbanizzazione, nel periodo indicato, maggiore del 2500 %. La nostra regione non è però tra le più coinvolte nell’abusivismo edilizio. Sulle cave, invece, è tra le meno fortunate per la mancanza totale di un piano che aspetta di essere attivato da più di 20 anni. L’ Abruzzo, in compenso, è tra le regioni che hanno sacrificato meno terreni per la produzione agricola a favore delle costruzioni urbanistiche ( con un consumo medio tra i 6,72- 6,74 ettari). Legambiente Abruzzo è più volte intervenuta sul “consumo zero” di suolo, una vera e propria chimera. Sono sempre più forti le speculazioni edilizie che devastano l’ambiente e la società, e sempre più Comuni modificano (con varianti) i propri piani urbanistici per realizzare progetti edilizi costosi (i costi di manutenzione di infrastrutture che spesso resteranno inutilizzate) e deleteri per l’ambiente.
Nelle altre Regioni la situazione non è diversa. Tra le 11 finora monitorate (Umbria, Molise, Puglia, Abruzzo, Sardegna, Marche, Valle d’Aosta, Lazio, Liguria, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia), l’erosione del suolo dell’ultimo mezzo secolo è avanzata ad un ritmo spaventoso, passando da un incremento minimo di circa il 100%, in Umbria, Liguria, Valle d’Aosta e Friuli, fino a oltre il 400%, in Molise, Puglia, e più del 500% per l’Emilia Romagna. Per la Puglia in particolare la copertura urbanizzata attuale è quasi sei volte quella misurata negli anni del dopoguerra. Caso esasperato è quello della Sardegna che ha fatto registrare un incremento di suolo urbanizzato in poco meno di 60 anni pari a più di 11 volte (1154%) quello degli anni ‘50.
I valori più elevati si raggiungono però in Puglia, con una conversione quotidiano superiore ai 5 ettari tra il 1949 e il 2002 con un massimo in Emilia Romagna di quasi 9 ettari giornalieri tra il 1954 e il 2008.
Passando poi alla piaga dell’abusivismo edilizio, dal 1948 ad oggi ha ferito il territorio con 4,5 milioni di abusi edilizi, 75mila l’anno e 207 al giorno, e in favore negli ultimi 16 anni ci sono stati 3 condoni (1985, 1994 e 2003). Poi ci sono le cave che nel solo 2006 hanno mutilato il territorio escavando 375 milioni di tonnellate di inerti e 320 milioni di tonnellate di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali. I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 Siti di Interesse Comunitario e 64 International Bird Area.
Nel particolare le regioni particolarmente colpite dall’abusivismo edilizio sono 5: Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia, 4 delle quali con forte presenza della criminalità organizzata.

Un altro fattore fortemente impattante sugli ecosistemi e sul paesaggio è rappresentato dalle grandi opere. L’esempio più eclatante, anche in termini di spreco di soldi pubblici, è il programma delle cosiddette Infrastrutture Strategiche previsto dalla Legge Obiettivo del 2001, che negli ultimi 10 anni (dal 2001 al 2011) ha fatto lievitare il numero di opere previste dalle 115 del 2001, per un costo di 125,8 miliardi di euro, alle 390 del 2011 per un costo di 367 miliardi di euro. Tra le Regioni maggiormente investite dalla grandi opere, quelle del sud come Calabria e Sicilia.
Il problema cave, secondo il rapporto varia da regione a regione. L’erosione del suolo agricolo, invece, a vantaggio dell’urbanizzazione è un problema sentito, in particolare nel centro nord, di meno nel centro sud.
L’espansione incontrollata delle città verso le campagne ha fatto sì che l’ economia del mattone prevalesse su quella agricola. La cartina contenuta nel dossier sulla superficie media dei terreni agricoli usati, per regione, riferibili all’ anno 2010 vede l’ Abruzzo con un consumo medio tra i 6,72- 6,74 ettari, le Marche tra i 14.64 ed i 19.15 ettari, più alti i valori in Sardegna(19,2 ettari), Lombardia (18,4 ettari). Valori minimi in Liguria (2,1 ettari), Campania e Calabria (4 ettari), Puglia (4,7 ettari). Le regioni del sud hanno una media inferiore ad eccezione della Basilicata (9,9 ettari).
Tra le proposte di Fai e WWF contenute nella road map per fermare il consumo del suolo ci sono: limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici; la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale; il censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su sala comunale per contrastare più efficacemente il fenomeno; la priorità al riuso dei suoli anche utilizzando la leva fiscale per penalizzare l’uso di nuove risorse territoriali; i cambi di destinazione d’uso solo se coerenti con le scelte in materia di ambiente, paesaggio, trasporti e viabilità.

ConsumoSuolo_DossierWWF_FAI[1]