SANITA'

Villa Pini e dintorni, Regione assente al Consiglio di Stato sulla sospensiva degli accreditamenti?

L’avvocato Marchese (Aiop) ha depositato la risposta ai rilievi formulati

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Villa Pini e dintorni, Regione assente al Consiglio di Stato sulla sospensiva degli accreditamenti?
CHIETI. Domani il Consiglio di Stato si pronuncerà sulla richiesta di sospensiva per la sentenza del Tar L’Aquila che ha annullato l’accreditamento per l’attività sanitaria concesso all’esercizio provvisorio di Villa Pini.

C’è un clima di attesa carico di tensione tra i dipendenti della clinica e c’è un cruccio inespresso che si è esteso anche alle altre società del gruppo Angelini, dopo le successive sentenze fotocopia del Tar sullo stesso argomento. In sostanza il Consiglio di Stato deve decidere sulla richiesta di sospensiva avanzata dal curatore, che a suo tempo ottenne l’accreditamento e che ora vuole bloccare gli effetti delle sentenze Tar. «Possibile che il futuro di 1400 dipendenti – è questo il cruccio che rende angosciosa l’attesa - il posto di lavoro che ciascuno di noi ha difeso per mesi e mesi senza stipendio e con sacrifici inenarrabili, non interessi alla Regione ed alla politica in generale?»
Non si ha conferma infatti – nonostante le insistenze presso la segreteria di Chiodi – della costituzione in giudizio dell’Ufficio commissariale, che ci dovrebbe essere anche perché poi sarebbe il vero sconfitto se passasse la posizione del Tar L’Aquila, e del contenuto della difesa per le delibere di accreditamento annullate. Come non si ha notizia di particolari attenzioni al problema da parte delle forze politiche di maggioranza e di opposizione in Consiglio regionale, salvo qualche voce isolata dei sindacati, che hanno lanciato l’allarme occupazione. Poi più nulla. E’ vero che a contrastare l’annullamento dell’accreditamento ci sarà il curatore come pubblico ufficiale (art. 30 della legge fallimentare), ma è come se il capitano dei carabinieri difendesse i dipendenti di una fabbrica che sta per chiudere, mentre il sindaco o le altre cariche elettive se ne disinteressano. Delle ragioni che hanno portato la curatela ad opporsi al Tar, chiedendo la sospensiva, abbiamo già ampiamente scritto, così come delle ragioni opposte dell’Aiop accolte in blocco dal Tar. Manca solo la voce della Regione o del Commissario, la cui comparsa di costituzione al Consiglio di Stato potrebbe essere stata solo formale e senza nessuna difesa sostanziale, quasi una sottovalutazione del rischio che corre l’operazione salvataggio di Villa Pini & C. Non siamo alla Costa Concordia, ma poco ci manca. Le uniche, scarne considerazioni note e contrarie alle sentenze del Tar sono infatti solo le due paginette firmate Giovanni Chiodi e Giovanna Baraldi e inviate i primi di gennaio all’Avvocatura dello Stato a Roma e a quella regionale: avranno prodotto un ricorso articolato, di cui però si ignorano esistenza e contenuto? Secondo queste indicazioni dell’Ufficio commissariale, ci sarebbe l’insussistenza dell’interesse delle cliniche a ricorrere contro le delibere di accreditamento di Villa Pini e delle altre società, perché dall’annullamento eventuale di queste delibere non verrebbe nessun vantaggio alle cliniche ricorrenti. Infatti per assegnare il budget (di questo in effetti si tratta) i criteri individuati indicano con chiarezza che si fa riferimento alle precedenti annualità ed alle precedenti prestazioni, quindi a cifre bloccate in partenza e non suscettibili di aumento. Infatti tra le clausole dei contratti firmati dalle cliniche era scritto con chiarezza che le prestazioni eccedenti il budget non sarebbero mai state pagate. Salterebbe così ogni eventualità della redistribuzione del budget ex Angelini e si annullerebbe ogni lesione al principio della libera concorrenza. Un principio che secondo il Commissario non può essere invocato, trattandosi di attività pubbliche, cioè di prestazioni erogate per conto del Ssn e non in regime di libero mercato. Infine il problema della tempestività del ricorso, presentato oltre i limiti previsti dalla pubblicazione delle delibere sul Bura, ma accolto dal Tar perché questo limite non si applicherebbe alle cliniche ricorrenti. Secondo la Regione invece fa testo la pubblicazione sul Bura: infatti le delibere sono atti di interesse generale che riguardano tutti gli assistiti e gli assistibili, le stesse cliniche ricorrenti e i dipendenti di Villa Pini e quindi il ricorso sarebbe nullo perché tardivo. Ora si tratta solo di aspettare. Martedì scorso l’avvocato Tommaso Marchese ha depositato per conto dell’Aiop la sua risposta ai rilievi formulati nella richiesta di sospensiva ed ha ribadito la correttezza e la validità del pronunciamento Tar L’Aquila. E il destino di 1400 dipendenti si giocherà sul filo del Diritto, se cioè la legge fallimentare è prevalente su tutto il resto: se così fosse, non si potrebbe parlare di inadempimento dell’esercizio provvisorio e di errore della Regione nell’accreditamento. Se la sospensiva venisse negata, tutti a casa: eravamo su “Scherzi a parte”.
Sebastiano Calella