AGRICOLTURA

La Regione approva accordo con l’Agea per finanziamenti all’agricoltura

L’Agenzia governativa è sotto inchiesta per sospetta truffa delle quote latte

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La Regione approva accordo con l’Agea per finanziamenti all’agricoltura
ABRUZZO. Le politiche comunitarie da un lato, gli accordi interni dall’altro. La Regione Abruzzo e l’Agea (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura) controlleranno insieme gli aiuti previsti dall’Unione Europea per gli agricoltori.

A stabilirlo è un accordo approvato dalla Regione con delibera del 23 gennaio scorso, con cui l’Agea delega alla Regione Abruzzo il compito di controllo pur mantenendo il suo ruolo. Ma il nome Agea non è nuovo e ricorda l’inchiesta giudiziaria sulle quote latte che vede ancora coinvolta l’Agenzia per una presunta maxi truffa ai danni dello Stato e degli allevatori. Tra gli Proprio tra gli allevatori c’è diffidenza e arriva la richiesta di spiegazioni su questo presunto scandalo di cui non si sa ancora nulla di ufficiale. 

DAL LATTE AI PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI
La Comunità europea nell'ambito del Finanziamento della Politica Agricola Comune (Feaga) elargisce fondi in sostegno degli agricoltori degli Stati membri (interventi destinati a regolarizzare i mercati agricoli, pagamenti diretti agli agricoltori previsti dalla politica agricola comune).
Ad occuparsi della gestione degli aiuti è l'Agea che però prima di procedere deve verificare che tutto sia in regola, che le domande degli agricoltori siano a norma e che tutto proceda secondo la legge. L’Agea è l’organismo pagatore e cura l’erogazione degli aiuti previsti dalle disposizioni comunitarie, si occupa insomma di tutte le domande d’aiuto presentate per i programmi operativi (anticipi, versamenti, saldi) delle organizzazioni di produttori riconosciute dalla Regione Abruzzo.
Con un protocollo d’intesa, datato al 12 gennaio, l’Agea «intende delegare alla Regione Abruzzo la esecuzione di talune attività nell’ambito di quelle previste dalla normativa comunitaria» mantenendo sempre i controlli di secondo livello. Il 23 gennaio, quindi, la Giunta regionale si riunisce e formalizza l’accordo approvando la delibera sul Protocollo di intesa.
«Le parti (Agea e Regione) per quanto di competenza», si legge nel protocollo, «garantiscono che le attività di controllo siano in ogni caso conformi alla regolamentazione comunitaria in modo che siano finanziati gli interessi della comunità Europea e dell’erario nazionale». Obiettivo comune: fare gli interessi dello Stato e della Comunità Europea.

QUOTE LATTE: AGEA, DA CONTROLLORE A CONTROLLATO
L’Agea, secondo quanto emerge dall’informativa del Comando dei Carabinieri delle politiche Agricole Alimentari nell’ambito dell’inchiesta sulla truffa delle quote latte, non avrebbe sempre rispettato gli interessi comunitari. Si tratta di una inchiesta che non è ancora esplosa ma che sta agitando da anni il mondo agricolo che non si spiega i ritardi delle procure. Nel frattempo si cercano risposte che non arrivano e sul web fioriscono movimenti e proteste contro lo “scandalo delle quote latte” e chi è in grado scodella documenti poiché «è fondamentale conoscere».
L’indagine prende le mosse da un fatto: l’Italia sfora le quote latte. Ad insospettire, alcuni dati provenienti dal monitoraggio della produzione è per esempio la strana longevità delle mucche da latte. Numeri spropositati di capi bovini che producevano migliaia di litri di latte. Dalla informativa dei carabinieri “Politiche agricole e alimentari” si evince che è stato accertato che alcuni funzionari di Agea, responsabili del Sian (Sistema informativo agricolo Nazionale), avrebbero modificato l’algoritmo utilizzato per il calcolo del numero dei capi da latte e dei numeri di giorni di lattazione, in modo tale da far risultare un numero di capi compatibile con il livello produttivo dichiarato dalla stessa agenzia europea. Risultavano quindi in Italia 1.650.000 capi bovini da latte, numero tale da poter giustificare il livello produttivo nazionale di 110.000.000 quintali di latte.
Conseguenze: una triplice frode, ai danni dello Stato (poiché venivano sforate quote latte ora oggetto di pesanti sanzioni) dell’Ue e degli allevatori. In pratica per aiuti e finanziamenti non dovuti.
I dettagli dalle indagini sono contenuti proprio nell’informativa del 4 novembre 2010 del comando dei Carabinieri Politiche Agricole alimentari. Gli attori della presente attività investigativa, si legge nel documento, «sono l’Agea detentrice del Sian (Sistema Informativo Agricolo Nazionale), l’IZS (Istituto Zooprofilattico Sperimentale) di Teramo, quest’ultimo amministratore la BDN (Banca Dati Nazionale) dell’Anagrafe Bovina e di AIA (Associazione Italiana Allevatori)».

«LA BANCA DATI DI TERAMO NON E’ DEL TUTTO AFFIDABILE»
Dati mancanti, mancate autorizzazioni. Sono alcuni degli aspetti che saltano fuori dalle carte dell’inchiesta. Gli inquirenti ascoltano diverse persone a conoscenza dei fatti.
Tra queste Gianluca Di Sotto responsabile di funzione Sin di un gruppo di settori dall’inizio del 2009 che riferisce di aver «partecipato al Gruppo Tecnico della Commissione di Indagine del 2002 con il compito di lavorare sulla messa a punto delle procedure di controllo e sull’analisi dei dati delle quote latte».
«Come Gruppo Tecnico abbiamo supportato la Commissione che ha compiuto la verifica dei quantitativi commercializzati rispetto alla consistenza zootecnica», dichiara, «il lavoro è durato circa 9 mesi perché questo incrocio non era mai stato fatto e abbiamo dovuto compiere una analisi delle razze e dell’età. La BDN (Banca Dati) di Teramo non l’abbiamo ritenuta del tutto affidabile: ad esempio abbiamo trovato animali con età superiore ai 10 – 12 anni. Una serie di controlli (una sessantina) presso gli allevatori e gli acquirenti ed emersero alcune irregolarità: quantitativi di latte prodotto falsamente dichiarati dagli allevatori (latte prodotto e non dichiarato e latte non prodotto ugualmente dichiarato). Mentre relativamente ai capi da latte furono incrociati gli allevamenti in una percentuale considerevole, però rimasero fuori due ambiti: allevamenti non incrociati con BDN e dall’altra allevamenti presenti in BDN, ma non risultanti produrre latte».
Proprio per la mancanza dei dati, «la Commissione chiese alla BDN di Teramo di caricare i dati relativi alle autorizzazioni a produrre latte, che non erano allora presenti nel sistema, utili per capire se una stalla, con animali potenzialmente in grado di produrre latte, dichiari la produzione».
Le anomalie riscontrate durante i controlli, continua, riguardano diversi aspetti: «il mancato aggancio, cioè nessun allevamento corrispondente, l’allevamento privo di capi, la mancata dichiarazione, incongruenza sulla resa produttiva, in base ad un algoritmo presente nella procedura».

TRACCE INFORMATICHE?
E’ Davide Masi nell’ambito della Società Auselda dal 2002 analista programmatore nel settore quote latte che si è occupato della creazione e modifica di software ed estrazione dei dati dalla Banca Dati Sian, a spiegare il meccanismo di registrazione informatico dei dati. «Mensilmente viene fornito da BDN di Teramo un lotto di dati», dice, «per il tramite di un web service, che vengono caricati nella Banca Dati Sian del settore quote latte. Si tratta dei dati di consistenza in allevamento (allevamento, codice razza prevalente in quell’allevamento, giorni di presenza dei capi potenzialmente in lattazione e numero generico dei capi presenti in allevamento, quest’ultimo dato indipendentemente dalla loro capacità lattifera), il tutto secondo un algoritmo elaborato dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo che detiene la Banca dati. L’Istituto Zooprofilattico ci comunica come in produzione un capo o che abbia partorito ovvero che abbia comunque superato i 26 mesi di età».
Ma se il censimento dei capi di bestiame non viene effettuato o effettuato male, se i parametri non vengono opportunamente registrati nel sistema informatico, o vengono modificati, ecco che risulta difficile avere dati certi e veritieri.
I carabinieri fanno notare che qualcosa non torna. «Dalla consultazione del sito internet della BDN di Teramo», scrivono nel rapporto, «risulta che il numero delle vacche con età superiore ai 24 mesi, in stalle da latte, al 1° giugno 2010, è risultato pari a 1.292.729, mentre dagli accertamenti svolti dal Comando sui dati ufficialmente trasmessi dalla BDN di Teramo in data 12 aprile 2010 il numero dei capi superiori ai 28 mesi in allevamenti risultano essere 1.421.000».
Marirosa Barbieri