TRASPORTI PUBBLICI

Azienda unica di trasporto pubblico: Chieti rischia di perdere direzione Arpa

Regione in alto mare e progetti “coperti”. Futuro incerto

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Azienda unica di trasporto pubblico: Chieti rischia di perdere direzione Arpa
CHIETI. E se alla fine, tutta la giostra dell’azienda unica dei trasporti servisse solo a scippare Chieti anche della direzione dell’Arpa?


Il sospetto nasce spontaneo, anche se finora siamo solo agli indizi, perché nonostante tutto il dibattito sul tipo di fusione che si vuole realizzare, rimane “coperto” il vero progetto della Regione e cioè la creazione di una nuova società la cui sede non sarà certo a Chieti. La Regione pensa infatti ad una NewCo, cioè un nuova società che dovrebbe sostituire i tre vettori, nonostante le proposte operative diverse che da più parti arrivano. E nello stesso tempo soprattutto cerca di smussare le critiche sull’esubero di personale che ci potrebbe essere. In realtà le cose non stanno così, perché tutti sanno che la fusione serve a cancellare la duplicazioni dei costi, dal personale alle corse e questo significa – ad esempio – che se ci sono tre segretarie per tre presidenti, alla fine ce ne sarà una sola. Se ci sono più corse sulla stessa linea, qualche autista perderà il posto, se ci sono più uffici legali per il contenzioso, alla fine ce ne sarà uno solo, a meno di non creare uffici pletorici con tre segretarie, o corse con due autisti a bordo e due o tre impiegati sulla stessa scrivania.
Come dire: sarebbe meglio fare i conti prima e valutare le conseguenze pratiche sul personale. Perché l’allarme lanciato da Massimo Cirulli, presidente Arpa, sulle compatibilità finanziarie di certi processi ha avuto come risposta dalla Regione l’aumento del 10% delle tariffe, una formula che chiunque era in grado di applicare. Ma il problema più grosso è il tipo di fusione che si vuole realizzare. E qui prende forma il dubbio sollevato sullo scippo a Chieti della direzione Arpa o comunque della direzione del nuovo soggetto unico del trasporto pubblico.
Infatti, pur nel silenzio dei media, il processo di fusione di Arpa, Gtm e Sangritana procede regolarmente, con incontri e riunioni e con qualche sorpresa. Intanto dall’analisi della legge regionale e del decreto del Governo sono stati individuati nodi normativi da sciogliere, e fin qui nulla di strano, tanto che Pasquale Di Nardo (Sangritana) ha proposto un tavolo tecnico per uniformare le normative. Quello che però non riesce a decollare è il tipo di fusione che si vuole attuare. Da una parte ci sono le proposte di arrivare ad un’azienda unica di trasporto “per incorporazione”, cioè Gtm e ramo gomma Sangritana all’interno dell’Arpa, oppure quella della costituzione di una Holding che salverebbe le individualità della tre diverse società. A queste proposte la Regione non ha detto no, ma nemmeno ni: addirittura non ha proprio risposto. Forse perché possiede un suo studio, elaborato dagli uffici, che prevede la nascita di una NewCo. Cioè di un soggetto nuovo che cancellerebbe Arpa, Gtm e Sangritana. Ma per creare questa società, come sanno gli addetti ai lavori, si dovranno attivare perizie costosissime con tempi lunghissimi e costi altissimi, quando invece la fusione per incorporazione si può realizzare in qualche mese. Che la Regione non voglia seguire questa strada lo dimostrano non tanto il silenzio e la mancata risposta ad una lettera del 4 gennaio scorso che il presidente Arpa inviò all’assessorato, quanto il fatto che già il 12 luglio dello scorso anno la proposta di “fusione per incorporazione” era stata segnalata con una mail, mai riscontrata. Si leggeva: «se il presidente Chiodi la impone, la fusione può diventare operativa dal 1° luglio 2012, quando scadono due consigli di amministrazione. Altrimenti finisce nel cassetto». Oppure nelle consulenze agli esperti ed ai tecnici nominati dal Tribunale per asseverare il contenuto delle perizie. Campa cavallo…
Sebastiano Calella

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