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Sanità, Costantini: «conti in ordine ma tagli con l’accetta»

«Che fine hanno fatto i risparmi?»

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Sanità, Costantini: «conti in ordine ma tagli con l’accetta»
ABRUZZO. Costi invariati della sanità dal 2008 al 2010?


Sarà pur vero quello che dice il presidente Chiodi, sostiene il consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Carlo Costantini, ma non si può negare che siano stati fatti importanti tagli. «Chiodi ha chiuso 7 ospedali pubblici, mandato a casa svariate centinaia di precari, tagliato i servizi producendo liste di attesa “secolari” e tanto altro ancora», commenta Costantini per il quale il documento presentato dal governatore e commissario alla Sanità per celebrare il governo regionale meno apprezzato d’Italia  (dati del Sole 24 ore) meriterebbe «innumerevoli repliche». Il consigliere preferisce fermarsi ai «tagli indiscriminati».

 Chiodi rivendica il merito di aver lasciato invariati i costi della sanità (2.181.816 euro nel 2008 e 2.181.991 euro nel 2010). «Potrebbe anche apparire giusto», riflette l’esponente di opposizione, se non si tenesse conto degli «interventi fatti con l’accetta che, a detta dello stesso Chiodi, avrebbero comportato una minore spesa di decine di milioni di euro».
Il problema, secondo Costantini, a questo punto, è che i tagli si sono visti, mentre non si sono visti i risparmi, considerato che la spesa del 2010 è rimasta la stessa sostenuta prima dei tagli, nell’anno 2008.
«Dunque o qualcuno si è mangiato i risparmi prodotti dai tagli di Chiodi, ed in questo caso sarebbe utile sapere chi e per cosa, o i tagli di Chiodi hanno prodotto solo disservizi e non certo risparmi».
Per il consigliere dell’Italia dei Valori le uniche certezze «sono che la spesa non si è ridotta di un euro, che i servizi a favore dei cittadini hanno subito una drastica contrazione e che, al tempo stesso, l’aumento della pressione fiscale imposta ai cittadini ha trasferito dalle loro tasche a quelle di Chiodi maggiori importi per quasi 600 milioni di euro. Davvero qualcuno – Chiodi incluso - può pensare che ci sia qualcosa di cui vantarsi?»