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Abolizione province, i presidenti abruzzesi dicono no: «sono utili»

Domani le sedute straordinarie di Consiglio per dire No all’Italia senza le Province.

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Abolizione province, i presidenti abruzzesi dicono no: «sono utili»
ABRUZZO. I presidenti abruzzesi: «a rischio funzioni importanti e il futuro di tanti dipendenti».

ABRUZZO. I presidenti abruzzesi: «a rischio funzioni importanti e il futuro di tanti dipendenti».
‘No all’Italia senza le Province’ è il tema dell’Ordine del giorno delle sedute straordinarie dei Consigli Provinciali che si terranno domani in Abruzzo per dire no all’articolo 23 del cosiddetto ”Decreto Monti” che priva le Province delle attuali funzioni trasformandole in ente di coordinamento. Un provvedimento che questa mattina i presidenti delle Province abruzzesi, Antonio Del Corvo (L’Aquila) , Walter Catarra (Teramo), rappresentato nell’occasione del presidente del Consiglio provinciale Mauro Martino, Enrico Di Giuseppantonio (Chieti) e Guerino Testa (Pescara) hanno criticato nel corso di una conferenza stampa svoltasi presso la Provincia di Pescara.

Secondo loro si tratta, tra l’altro, di una norma «palesemente anti costituzionale» che determina «un vero e proprio vulnus democratico» dal momento che prevede la nomina del presidente da parte dei consiglieri comunali cancellando così l’elezione diretta da parte dei cittadini prevista dall’attuale sistema elettorale.

Ma gravi, dicono sempre i presidenti, si annunciano soprattutto le conseguenze sul piano pratico e della gestione di importanti servizi: i quattro hanno evidenziato l’incognita che grava su funzioni quali quelle svolte dai Centri per l’Impiego la Formazione, il Genio Civile, il trasporto dei disabili, la gestione dei Rifiuti e dell’Acqua, la manutenzione delle strade e delle scuole. Ma incognite, hanno ribadito, gravano anche sul futuro dei dipendenti delle Province che dovessero risultare in esubero, e per i quali sarebbe inevitabile la collocazione in mobilità.
«Le Province – hanno detto ancora i presidenti – stanno dimostrando di essere Enti utili, enti di garanzia nei confronti dei Comuni, soprattutto dei più piccoli, mentre in questi mesi  è passato un messaggio errato che il Governo ha  tradotto in una operazione di facciata che determinerà solo un grande caos. Il cosiddetto costo della politica delle Province in Italia è pari appena all’1,49% della spesa pubblica. Costi, hanno detto ancora i presidenti – che siamo disposti a rivedere e che si possono ulteriormente ridurre, ricorrendo ad esempio all’accorpamento delle Province più piccole».
 Di Giuseppantonio e Testa la scorsa estate lanciarono la proposta di accorpare Chieti e Pescara. Sempre in tema di costi, invece, hanno ribadito che «esistono ben settemila enti con 24.000 consiglieri di amministrazione che costano ai cittadini 2,5 miliardi di euro, una giungla sulla quale nessuno ha il coraggio di intervenire».

IDV PER L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE
«Sarò presente al Consiglio provinciale straordinario di domani, ma voterò insieme agli altri consiglieri Idv contro il documento salva-Province stilato dall’Upi a corredo della manifestazione “No all’Italia senza Province”», annunci Antonella Allegrino, consigliere provinciale a Pescara Idv. «La sopravvivenza di enti che pesano per oltre 14 miliardi di euro sul bilancio dello Stato», dice, «in virtù di una presa d’atto dello stato di inefficienza e limitatezza d’azione messa nero su bianco dall’Unione delle Province Italiane e che di fatto muove la mobilitazione nazionale, è più una difesa d’ufficio che una risposta all’esigenza di limitare sprechi e burocrazia generata dalla drammatica congiuntura che stiamo vivendo. Porterò avanti il mio impegno di consigliere provinciale in seno all’ente fino a quando resterà in vita per rappresentare la voce della comunità territoriale, rimanendo convinta della necessità che i Palazzi della Politica debbano cominciare ad agire in nome e per conto dei cittadini di cui sempre più spesso perdono la percezione di bisogni e servizi. Cittadini che meritano una svolta dalla politica, attraverso la limitazione di costi e benefici a vantaggio di altri investimenti sul territorio, che siano gestiti da enti snelli e non autoreferenziali e che soprattutto arrivino ai diretti interessati senza perdersi nei meandri della pubblica amministrazione e nelle paludi della burocrazia, come purtroppo avviene nei Palazzi del Governo di tutta Italia»


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