SANITOPOLI

Del Turco, «processo bloccato per colpa di Angelini»

L’ex governatore intervistato da L’Unità

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Del Turco, «processo bloccato per colpa di Angelini»
ROMA. L’ex governatore intervistato nella sua casa romana.

ROMA. L’ex governatore intervistato nella sua casa romana.
«Centinaia» gli attestati di stima che arrivano giornalmente sulla sua pagina Facebook, spiega al giornalista Roberto Rossi. Lui risponde personalmente e il social network, ammette, gli piace perché gli dà la possibilità di parlare direttamente con le persone. «La rete mi ha aiutato moltissimo. Io che ho parlato anche davanti a milioni di persone stavo male sapendo di non poterlo fare più». Poi una riflessione su quello che sta vivendo e una consapevolezza: il dolore che sta provando forse un giorno potrebbe anche sparire, ma ad una sola condizione: «mi piacerebbe che la mia storia, oltre ai miei guai e alle tragedie personali familiari producesse qualche effetto politico».
Vorrebbe che si tornasse a parlare di giustizia «senza le pregiudiziali drammatiche di questi anni. Questo sarebbe già un risarcimento importante».
Del Turco, infatti, ha l’impressione che si continui a parlare di giustizia «come se avessimo una sorta di codice già predefinito» e non nega che gli piacerebbe se dalla sua vicenda si potessero vedere «i guasti prodotto da questo tipo di processo. Ma penso anche ad altri case», ammette, «anche se non so dirle quali. Non quello di Berlusconi, comunque. Se iniziamo con lui non andiamo da nessuna parte».
Poi si passa a parlare del processo Sanitopoli che lo vede coinvolto: «è fermo», sostiene, «negli ultimi tre mesi è bloccato attorno alle ubbie del mio accusatore» che avrebbe deciso di andare avanti «con i suoi tempi». Su Angelini il giudizio è netto: «se uno pensa che sia un gigante della storia del pensiero sbaglia. E’ solo uno che ha portato alla rovina le sue aziende e che in Abruzzo ha instaurato una sorta di dittatura della follia».
Il processo tuttavia si tiene almeno una volta al mese e la prossima udienza è stata fissata per il 15 febbraio.
 Per l’inchiesta che lo coinvolge «non ho mai pensato al complotto», ammette, «ma sono convinto che all’origine delle indagini ci sia stata una generale insurrezione dei poteri forti della regione che ha creato il terreno».
Quali sono?, chiede il giornalista. «Ricordo che quando diventai governatore litigai con i soci della società che gestisce le Autostrade dei Parchi, con la struttura di potere che gestisce la distribuzione d’acque e poi con la Confindustria delle cliniche private, l’Aiop nella quale c’era Angelini».
Del Turco parla anche del suo vice Enrico Paolini e di una telefonata che ricevette da «un governatore del Pd» che gli disse: «senti Ottaviano, ma tu sei sicuro che il tuo vice, Enrico Paolini, è un tuo amico? Io non capii al momento, poi seppi che stava collaborando già con la procura».
Non è la prima volta che l’ex presidente parla di poteri forti e poi cita l’ormai eclissato Enrico Paolini che non ha più un ruolo attivo in politica e non è la prima volta che Del Turco parla della collaborazione di Paolini e della sua vicinanza alle cliniche dell’Aiop.  
 Dopo l’arresto si è sentito «abbandonato» dal Pd e come ha già detto in altre occasioni ha ribadito di aver rivisto dirigenti «che hanno cambiato marciapiede» per non salutarlo o tirato fuori il cellulare dalle tasche per evitarlo.
Oggi, a domanda risponde, nel Pd che ha contribuito a far nascere «manca un fondamento comune». Vorrebbe volti nuovi e idee nuove «invece di occhi in cui non brucia più la passione».
Se venisse assolto tornerà il politica? «Se dovessi essere assolto», ammette, «mi piacerebbe che mi fosse concesso un atto riparatore».
Ieri Del Turco è stato protagonista anche di un servizio del Tg5 in cui ha sostenuto che il processo a suo carico sta prendendo «tutta un'altra direzione» e «le accuse cadono e forse si comincia a guardare verso altre direzioni».
Non è la prima volta che questo concetto viene espresso a mezzo stampa. Già altre volte si è parlato di assoluzione e di accuse che cadevano. Il processo è ancora in corso e ci vorranno molti mesi per poter giungere alla prima sentenza.