SANITA'

Il Tar L’Aquila boccia accreditamento di SanStefar e Maristella.

Paura tra i dipendenti per il futuro

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Il curatore fallimentare Ivone

Il curatore fallimentare Ivone

ABRUZZO. Tre sentenze del Tar L’Aquila pubblicate venerdì, che ricalcano quella già uscita su Villa Pini, accolgono la tesi di alcune cliniche private e di altri operatori e bocciano l’accreditamento concesso dalla Regione alla curatela fallimentare del gruppo Angelini.

ABRUZZO. Tre sentenze del Tar L’Aquila pubblicate venerdì, che ricalcano quella già uscita su Villa Pini, accolgono la tesi di alcune cliniche private e di altri operatori e bocciano l’accreditamento concesso dalla Regione alla curatela fallimentare del gruppo Angelini.
Secondo i ricorrenti, difesi dall’avvocato Tommaso Marchese, perdurando con l’esercizio provvisorio l’inadempienza delle società fallite rispetto al pagamento degli stipendi e dei contributi, la Regione non poteva accreditare - in questi casi oggi venuti a sentenza - né il SanStefar né Maristella (decreti commissariali 37 e 38). Con la sentenza sul decreto 41 il Tar invece ritiene che non sia stato rispettato il Piano di rientro dai debiti, come sostiene il ricorso delle cliniche Pierangeli, Villa Serena e Spatocco, le stesse che si sono rivolte al Tar anche per Maristella. Più numeroso invece l’elenco dei ricorrenti contro SanStefar: oltre alle tre cliniche precedenti, si sono mossi Wellness srl, Centro di riabilitazione Sanex srl, Anesis e Centro di riabilitazione Nova salus. La decisione del Tar L’Aquila arriva a pochi giorni dal pronunciamento del Consiglio di stato sull’appello, per una sentenza analoga su Villa Pini, presentato dal curatore fallimentare (non si ha notizia invece delle iniziative dell’Ufficio del commissario, ma non è detto che non ci siano), secondo il quale è stata male interpretata ed applicata la legge fallimentare. Infatti non ci sarebbe inadempienza della curatela in quanto il pagamento dei debiti del fallito può avvenire solo a conclusione della procedura e non prima. Senza dire che se l’esercizio provvisorio deciso dal giudice delegato è uno strumento conservativo del patrimonio, è di tutta evidenza che conservare Villa Pini e le altre attività senza l’accreditamento equivaleva ad un fallimento secco, con 1400 licenziamenti immediati, il lucchetto alla clinica e la vendita soltanto come edificio. Le cliniche ribattono però che così, con questo accreditamento che sarebbe “fuori regola”, si vìola la concorrenza con gli imprenditori che sono a norma.
Sarà il Consiglio di Stato a dirimere la questione di diritto e questo avverrà a giorni. Intanto il panico si sta diffondendo tra il personale riassunto per merito dell’operazione “esercizio provvisorio”: ritornano i fantasmi del passato, con l’incertezza del lavoro futuro e l’assenza della politica. I ricorsi e le sentenze sono legittimi e la storia del fallimento di Villa Pini è piena di inciampi arrivati con tempismo sorprendente: ma in tutto questo stupisce ancora una volta che la difesa dei posti di lavoro sia affidata solo al giudice delegato ed alla curatela fallimentare.
Sebastiano Calella