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Post sisma, L’Aquila che non ha imparato nulla a “Presa diretta”

Chiodi su Facebook: «basta con questa disinformazione!»

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Post sisma, L’Aquila che non ha imparato nulla a “Presa diretta”
L’AQUILA. Il programma Presa Diretta è tornata a L’Aquila per verificare lo stato della ricostruzione.


L’AQUILA. Il programma Presa Diretta è tornata a L’Aquila per verificare lo stato della ricostruzione.
I lavori procedono a rilento e le telecamere del programma giornalistico hanno filmato la drammatica condizione del centro storico, ancora puntellato e ferito a quasi 3 anni dal sisma. Ma il programma di inchiesta ha constatato anche che si è tornato a costruire là dove le case erano crollate senza considerare la sismicità del territorio come se nulla si fosse imparato dal terribile terremoto del 2009.
L’esempio più eclatante è quello di Pettino, a pochi passi dalla faglia. Lì le case si sono sbriciolate e sono state inghiottite dalla terra eppure si è tornato ad edificare. E lì che negli anni 80 è sorto un quartiere di 30mila abitanti, «quando già si conosceva la pericolosità della faglia».
Ma il programma ha affrontato anche la questione della deroga alla legge nazionale sulla sicurezza delle nuove costruzioni. Una vicenda di cui si parla da tanto, smentita già in passato dal presidente Chiodi ma denunciato nel programma di Iacona dal presidente dell’Ordine degli Architetti Gianlorenzo Conti. Se quindi si deve ricostruire non lo si farebbe seguendo al 100% le norme antisismiche ma al 60-70%. Un livello ritenuto da taluni più che sufficiente sebbene in contrasto con la legge partorita nel 2008 ma entrata in vigore solo nel 2010 che obbliga i costruttori a sostenere i costi della sicurezza.
La deroga consentirebbe infatti di risparmiare e come ha raccontato Conti alcuni lavori si sarebbero bloccati proprio perché ci sarebbe diversità di vedute. Come nel caso delle palazzine ex Ater. I progettisti hanno calcolato un 70% di antisismicità. Il progetto è stato bocciato è bloccato perché c’è chi avrebbe voluto fermarsi al 60%.
Poi ancora si è parlato dell’aumento dei casi di depressione degli abitanti delle new Town (l’utilizzo degli psicofarmaci sarebbe aumentato del 30%) e delle difficoltà degli studenti universitari che non hanno a disposizione nemmeno una biblioteca per studiare.

CHIODI SU FACEBOOK
Come accade sempre più spesso, ormai, il presidente Gianni Chiodi usa Facebook per parlare alla regione e non risparmia critiche, così come aveva già fatto contro Report (in quel caso accuso il team della Gabanelli di «un taglia e cuci che distorce la realtà»). Ieri sera dopo la trasmissione ha scritto: «se io fossi il sindaco di una città "rappresentata" su un canale televisivo nazionale come L'Aquila stasera su Presadiretta... mi sarei indignato. E' giusto, necessario, mai ripetitivo far appello alla responsabile prevenzione, ma è folle descrivere una città che faticosamente cerca di rianimarsi come: regno dell'abusivismo edilizio, eden della speculazione e del consumo del suolo, coacervo di depressi, aspiranti suicidi e disadattati, rifugio di architetti ed ingegneri avviliti, frustrati e insoddisfatti, sede di un'università buia, brutta e deserta, luogo ancora e ancor più INSICURO da tutti i punti di vista.
Se io fossi il genitore di uno studente che deve iscriversi all'università, il titolare di un'impresa che vuole lavorare, un cittadino che deve scegliere se restare o andar via, un medico, un neolaureato... perché dovrei STARE A L'AQUILA? Sarebbe da folli, da autolesionisti. Basta con questa disinformazione !!!!»
I suoi ‘amici’ (nome per indicare le persone che seguono il presidente sul social network) si dividono tra chi la pensa come il governatore e chi si pone qualche domanda. Piero scrive: «condivido le perplessità.....ma una cosa si deve pur dire: quando inizia 'sta benedetta ricostruzione?»
Per Antonio è «arrivato il momento in cui tutti noi Abruzzesi dobbiamo difendere L'Aquila con tutte le forze disponibili, ora hanno stufato, i problemi ci sono ma questa disinformazione mistificante ha stufato. Adesso basta!». «Mi è venuto il mal di stomaco. Troppe cassandre del giorno dopo», scrive Tito. Per Andreina, invece, «i tempi previsti nel piano di ricostruzione - da premettere che deve essere ancora osservato - i tempi non saranno biblici...forse geologici. A questo pungo rimetto le speranze in Barca... sarà un vero salvataggio di naufraghi!»
Ma Chiodi replica: «i tempi sono lunghi, la furia della natura ha fatto danni enormi.......ma l'aquila non è quella che hanno rappresentato.... non vorrei che gli aquilani parlando male di se stessi e della propria città ne provocassero la decadenza. Orgoglio, coraggio speranza e la fierezza dei ricostruttori».
E Andreina ribatte ancora: «in parte le do ragione - vuole venire a vedere dove vivo?» E Chiodi: «Andreina ma c'è stato un terremoto devastante....»
«Commissario», chiede Piero, «gli aquilani non sono ebeti! ....gli aquilani vogliono vedere "il più grande cantiere d'Europa"....partire».
All’1 di notte il presidente saluta tutti: «vi saluto tutti, vado a lavorare per L'Aquila e l'Abruzzo».
a.l.