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Ampliamento Riserva Dannunziana, la Corte Costituzionale boccia la Regione

I giudici: «nessun coinvolgimento degli enti locali»

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 Ampliamento Riserva Dannunziana, la Corte Costituzionale boccia la Regione
PESCARA. La Corte Costituzionale ha decretato la decadenza della legge regionale sull’ampliamento della Riserva naturale dannunziana, approvata dalla Regione Abruzzo nel dicembre 2010.

PESCARA. La Corte Costituzionale ha decretato la decadenza della legge regionale sull’ampliamento della Riserva naturale dannunziana, approvata dalla Regione Abruzzo nel dicembre 2010.
Ad impugnare la legge era stato il consiglio dei ministri lo scorso marzo  dopo un primo via libera all'ampliamento di 29 ettari.
La Corte ha contestato sostanzialmente la mancata condivisione di quel disegno normativo con gli Enti locali sottolineando che «il coinvolgimento dei diversi enti territoriali interessati rappresenta uno snodo procedimentale di essenziale rilievo, trattandosi di una partecipazione tutt’altro che formale».
Nel mirino dei giudici, dunque, la procedura seguita dalla Regione che, nella redazione e approvazione del provvedimento, non ha effettuato i dovuti passaggi e non ha condiviso la proposta con il Comune di Pescara. E non è bastato nemmeno l’approvazione, in una fase successiva, da parte del Consiglio comunale di un ordine del giorno nel quale aveva formalizzato la propria adesione alla proposta normativa.
«La tutela delle risorse ambientali e del territorio», si legge nella sentenza, «presenta una pluralità di peculiari aspetti» e alle varie comunità locali non può «essere negato uno specifico diritto a interloquire, che valga a definire non soltanto l’ambito spaziale della istituenda area, ma anche gli obiettivi che attraverso essa si intendano concretamente realizzare, nell’ambito delle scelte consentite dalla disciplina di settore».

  La Corte Costituzionale ritiene che sebbene la Regione procedere ad interventi legislativi ampliativi della sfera di tutela riservata allo Stato, non può, però «considerarsi legittima l’adozione, da parte degli stessi enti, di modalità procedimentali che – come nella specie – si discostino in peius dai princìpi fondamentali tracciati dalla legislazione statale a garanzia dei diritti partecipativi che, in materia di aree protette, è riconosciuta alle comunità locali e, per esse, agli enti correlativi». 
«Il pronunciamento non ci ha colto di sorpresa, ce l’aspettavamo», ha commentato il capogruppo del Pdl, Lorenzo Sospiri, «e proprio per tale ragione già nei mesi scorsi abbiamo redatto una nuova legge regionale, questa volta condivisa anche con il Comune, identica nei contenuti, ma con alcuni elementi correttivi inerenti la riconnessione reale di tutti i lotti del parco e l’abbattimento dello svincolo a trombetta dell’asse attrezzato».
Per il consigliere comunale Maurizio Acerbo (Rc), sottolinea il fatto che la Regione Abruzzo non si è costituita in giudizio, cosa che aveva suscitato lo sconcerto anche di colleghi della maggioranza come Carlo Masci e Lorenzo Sospiri. «Basta ascoltare l’audio del dibattimento», commenta il consigliere, «per rendersi conto di quanto abbia influito negativamente la mancata costituzione della Regione. Ben due volte l’avvocato dello Stato Maria Pia Camassa ha ripetuto le parole “nel silenzio della Regione” (al minuto 5.17). Le argomentazioni dell’Avvocatura dello Stato, secondo Acerbo, potevano essere facilmente smontate in quanto le circostanze cui faceva riferimento l’avvocatura a nome della Presidenza del Consiglio dei Ministri “nel silenzio della Regione” sono apparse fondate pur essendo «assolutamente non corrispondenti ai fatti».
«L’Avvocatura infatti», spiega meglio l’esponente di Rifondazione, «ha fatto riferimento a “autostrade” immaginarie ricomprese nella Riserva o a un presunto contrasto con gli strumenti urbanistici in realtà assai marginale. Le motivazioni della sentenza per il resto sono prevedibili e costituiscono un utile vademecum cui ci atterremo scrupolosamente nei prossimi giorni quando ripresenteremo una nuova legge di riperimetrazione della Riserva e seguiremo pedissequamente le indicazioni della Corte Costituzionale. I costruttori (che sperano di trasformare in edificabili terreni che oggi per il PRG sono già vincolati) hanno potuto contare sull’aiuto del governo Berlusconi che ha impugnato la legge pur in assenza di richiesta da parte del Ministero competente e sulla sospetta negligenza della Giunta Chiodi».