IL GIALLO DELLE DIMISSIONI

Dimissioni Fontana. Il centrosinistra: «vada a casa, non lo rimpiangerà nessuno»

Il commissario Chiodi intanto non ha ufficializzato né spiegato

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Gaetano Fontana

Gaetano Fontana

L’AQUILA. Il Coordinatore della Stm, la struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, vorrebbe lasciare o si sarebbe già dimesso.


L’AQUILA. Il Coordinatore della Stm, la struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, vorrebbe lasciare o si sarebbe già dimesso.
Dopo oltre 24 ore mancano i riscontri ufficiali sia dei diretti interessati sia spiegazioni doverose da parte del commissario per la ricostruzione nonché presidente della Regione Abruzzo. Intanto in un capoluogo già infuocato dalle prossime elezioni amministrative la decisione improvvisa di Fontana fa gioco per soffiare sul fuoco delle polemiche.
Il fatto accertato sarebbe che Fontana avrebbe rimesso il suo incarico nelle mani del commissario Chiodi, affinché valuti se ci sono le condizioni per proseguire il lavoro avviato insieme da due anni. Fontana motiva la sua decisione con l’impossibilità di lavorare in luoghi che privilegiano gli attacchi violenti e ingiustificati, le campagne denigratorie e pretestuose e le risse finalizzate alle sole occasioni mediatiche.
C’è invece chi lega le dimissioni anche all’inchiesta Caligola su Ecosfera, una ditta che avrebbe distribuito una serie di tangenti sotto forma di consulenze ma –è bene precisarlo- non si hanno notizie di un coinvolgimento diretto di nessun organo preposto alla ricostruzione. Il punto di contatto al momento con l’inchiesta potrebbe arrivare dal vice di Fontana, quel tale Enrico Nigris che è stato socio di Gruttadauria proprio in Ecosfera.
I consiglieri comunali de L’Aquila Angelo Mancini (Idv), Enrico Perilli (Prc), Giuseppe Bernardi (Sinistra per L’Aquila) invece fanno notare che Fontana non ha parlato del lavoro svolto dalla Stm e dalla struttura commissariale e dei risultati raggiunti ai fini della ricostruzione della città.
«Spieghi piuttosto, Fontana», dicono i consiglieri, «come mai non è riuscito a garantire neanche la piena sicurezza nella ricostruzione, che era poi la vera sfida della città da far rinascere dopo il sisma. Ci dica perché è la convenienza economica a far decidere se le abitazioni gravemente danneggiate devono essere riparate, con miglioramento sismico solo al 60 per cento, oppure abbattute e ricostruite, cosa che garantirebbe l’adeguamento sismico totale. La verità è che tutte le norme emanate tendono a risparmiare a danno della sicurezza e a rallentare l’esame delle pratiche. Il motivo è molto semplice. Oggi la disponibilità di risorse non consente di autorizzare tutti i contributi, considerando che, solo per le abitazioni E della periferia, occorrono 2.250 milioni di euro, a fronte di una disponibilità residua di 1.500 milioni per tutti i Comuni del cratere. Tutte questioni sulle quali Fontana dovrebbe spiegazioni alla comunità aquilana, a fronte dei lauti emolumenti percepiti per il suo incarico».
I consiglieri vorrebbero sapere da Fontana anche quali risultati sono stati raggiunti con le sue linee guida, con i decreti e le direttive e quali sono gli effetti delle ultime ordinanze (3790, 3881, 3917, 3996). «Sintetizzando al massimo si può sicuramente affermare», aggiungono i consiglieri, «che i cantieri sulle cosiddette sei aree a breve non sono partiti, la ricostruzione delle abitazioni di tipo E della periferia è ferma, la filiera Fintecna, Reluis e Cineas ha oltre settemila pratiche, presentate entro il 31 agosto, bloccate e ulteriori 8mila che non verranno esaminate prima del 31 marzo. Per il centro storico, invece, l’ordinanza arriva, dopo tre anni dal sisma, confermando la necessità dei piani di ricostruzione anche per piani stralcio, accompagnati da una stima di massima dei costi, senza alti strumenti e con l’aggravio del taglio dei contributi per le seconde case. Provi a spiegare, Fontana, perché Fintecna, Reluis e Cineas, a fronte dei risultati, costano 12 milioni di euro l’anno, più mille e 600 euro per ogni pratica della periferia esaminata, mentre il Comune dell’Aquila dovrebbe esaminare le complesse pratiche dei centri storici con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica». E ancora sullo sfondo questioni senza risposte che angustiano la ricostruzione come la ricostruzione delle seconde case classificate E senza contributi o indennizzi.
«Vada pure a casa, il coordinatore della Stm, perché qui all’Aquila davvero non lo rimpiangerà nessuno», chiudono i consiglieri.