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Danno erariale alla Regione: Corte dei Conti condanna Del Turco, D’Amico e Iovino

Per i giudici: «condotta gravemente negligente» dei tre

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Danno erariale alla Regione: Corte dei Conti condanna Del Turco, D’Amico e Iovino
La Corte dei Conti ha condannato Ottaviano Del Turco, l’ex assessore Giovanni D’Amico, e il dirigente regionale Antonio Iovino.


L’AQUILA. La Corte dei Conti ha condannato Ottaviano Del Turco, l’ex assessore Giovanni D’Amico, e il dirigente regionale Antonio Iovino.
I tre dovranno risarcire il danno cagionato alla Regione Abruzzo che ammonta a 292.241 euro. Del Turco e Iovino dovranno sborsare 120.000 euro ciascuno mentre D’Amico 52.241 euro.
La vicenda è quella relativa alla revoca, nel luglio del 2005, dell’incarico a Isabella Napolione, allora responsabile del servizio di collegamento con l’Unione europea a Bruxelles. Nonostante un contratto blindato in scadenza solo a settembre 2007 la giunta Del Turco decise di rimuovere la responsabile per affidare l’incarico a Sara Zatta invocando la legge sullo spoil system.
La storia è finita così in tribunale: Napolione ha impugnato il provvedimento di licenziamento e ha vinto in primo grado e anche in appello proprio grazie alla scadenza del contratto: non poteva essere rimossa prima della data stabilita. Alla dirigente il tribunale ha riconosciuto un risarcimento di 292.241 euro. Mentre la Regione ha impugnato in Cassazione la sentenza la vicenda si è spostata anche alla Corte dei Conti.
Nei giorni scorsi è arrivata la sentenza che riconosce all’ex presidente Del Turco, al dirigente Iovino (già arrestato nell’ambito di una inchiesta sui concorsi pilotati) e all’ex assessore una «condotta gravemente negligente».
La corte parla di «palese illegittimità della revoca dell’incarico alla Napolione», ma anche di «estrema superficialità, da parte dei convenuti, nella trattazione dell’intera vicenda».
Per i giudici Federico Pepe, Elena Tomassini, Gerardo De Marco i due esponenti della giunta di centrosinistra e il dirigente «hanno dimostrato un’urgenza nella sostituzione della dirigente che non era motivata né dalla tipologia dell’incarico (non apicale) né dalla necessità di ricoprire un posto vacante, scadendo l’incarico della dirigente nel 2007».
Per di più sia il presidente della Regione, sia Iovino, «non hanno preso in considerazione la possibilità, pure prevista dalla legge regionale, di adibire la dirigente ad altro incarico fino alla scadenza naturale del contratto a tempo determinato».
Non una cosa da poco, sostengono i giudici: «tale considerazione era necessaria e doverosa in un caso di particolare pericolosità e di potenziale danno per l’ente regionale».
Per la Corte dei Conti, in pratica, sarebbe «evidente» la «pervicace volontà» di Del Turco, Iovino e D’Amico «di sostituire la dirigente, con effetto immediato, senza, peraltro, neppure attendere il termine di 180 giorni fissato dalla legge regionale cui il contratto individuale faceva rinvio».
E’ scattata così immediatamente la procedura selettiva («che in effetti è stata completata in un tempo record», annotano i giudici) e senza nemmeno considerare un’ipotesi di conciliazione, avviata dalla dirigente presso la Direzione Provinciale del Lavoro di L’Aquila.

«C’ERANO PROBLEMI PIU’ GRAVI»
Il Collegio parla ancora di «colpa grave a loro (Del Turco e Iovino) carico. Il dirigente e il presidente della Regione hanno, infatti, concorso, ciascuno per la propria parte, alla realizzazione della condotta che ha poi portato al depauperamento delle finanze regionali».
Se è vero che, infatti, è stato il Del Turco a dare impulso alla procedura della revoca della dirigente, «essa è stata portata avanti dallo Iovino, il tutto senza neppure attendere il richiesto parere dell’Avvocatura regionale». «Il giudizio negativo sul loro operato», si legge ancora nella sentenza, «non si fonda sulla legittimità o meno della disciplina dello “spoil system” ma sull’imprudenza e mancanza di doverosa cautela ed attenzione che avrebbero dovuto osservare in una questione assai delicata».
La Corte dei Conti sottolinea che Del Turco, sebbene da poco insediatosi al vertice della Regione, «si è subito preoccupato della sostituzione di una dirigente non apicale di un servizio periferico, mentre, certamente, sussistevano problematiche di ben maggiore peso da risolvere nella Regione».
Iovino, che pure prestava servizio in Regione da molto più tempo, e che aveva stipulato il contratto di rinnovo, «senza un vaglio critico sulla vicenda», «si è prestato a fare il docile strumento del presidente della Regione».

L’ASSESSORE D’AMICO «HA CONDIVISO TUTTO»
Quanto all’ex assessore D’Amico, con delega al Bilancio e Gestione integrata delle Risorse Umane, Finanziarie e strumentali, scrivono i giudici, era «perfettamente a conoscenza della vicenda poiché la Napolione aveva inviato la nota del 18 giugno 2005 anche a lui, sia pure per conoscenza».
Nella sentenza si chiarisce inoltre che D’Amico ha anche votato la delibera di giunta di conferimento dell’incarico a Zatta e la contestuale revoca della Napolione «dimostrando di condividere tutto l’iter gestionale della vicenda», «assumendosene tutte le responsabilità, anche per l’omesso approfondimento della vicenda stessa». La Corte dei Conti ha respinto l’ipotesi difensiva di D’Amico che aveva spiegato di essere stato esautorato dai poteri concessi con delega da Del Turco che si sarebbe relazionato unicamente con Iovino per la gestione della vicenda, imponendo la decisione burocratica. «Agli atti», scrivono i magistrati, «non risulta alcuna revoca della delega all’assessore D’Amico».
«La colpa», si legge infine nella sentenza, «non discende dal fatto che i convenuti non abbiano assunto il comportamento “migliore”, ma, al contrario, che, tra tutte le condotte possibili da tenere nel caso di specie, essi hanno consapevolmente posto in essere quella – l’unica - sicuramente foriera di danno economico per l’ente».

I PRECEDENTI
Non è la prima volta che l’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco incappa nella giustizia contabile. Già a settembre del 2010 la Corte dei Conti avevano "costituito in mora" l’ex Giunta di centrosinistra e due dirigenti della Regione Abruzzo per la commessa da 53 milioni di euro per la realizzazione della banda larga. I giudici contabili hanno sospeso i termini di prescrizione sul presunto danno erariale (che si estingue dopo cinque anni) quantificato in circa 5 milioni di euro. Per i giudici della Corte dei Conti apparirebbe dunque fondato il danno erariale, quantificato dopo la maxi inchiesta portata avanti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza dell’Aquila.
Alessandra Lotti