L’Aquila, aumenta la disoccupazione +13%

Cercano (e non trovano lavoro) 3.668 persone

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L’Aquila, aumenta la disoccupazione +13%
L'AQUILA. La cassa integrazione è scesa del 6,9% e la mobilità del 9,5%. L’analisi economica e occupazionale è stata elaborata dall’Ufficio Studi Cisl “Michelangelo Ciancaglini”.


L’AQUILA.  La disoccupazione, in provincia dell’Aquila, è salita dal 2010 al 2011 del 13 per cento. Le unità in cerca di lavoro sono passate, infatti, da 3.247 a 3.668.
Di contro, la cassa integrazione è scesa del 6,9% e la mobilità del 9,5%. L’analisi economica e occupazionale è stata elaborata dall’Ufficio Studi Cisl “Michelangelo Ciancaglini”.
«I dati evidenziano come molti lavoratori, che usufruivano di interventi a sostegno dell’occupazione, sono attualmente fuori dal mercato. Una situazione allarmante per il nostro territorio», spiega Gianfranco Giorgi, responsabile Cisl dell’Aquila, «la mancanza di occupazione resta uno dei problemi maggiori, non solo per i giovani fino a 35 anni, ma anche per i tanti dipendenti di aziende più o meno grandi che hanno esaurito il periodo massimo di mobilità e non sono in possesso dei requisiti per accedere alla pensione».
 Nel 2010, in provincia dell’Aquila, sono state autorizzate 8milioni 546mila ore di cassa integrazione. Nel 2011 le ore sono scese a 7milioni 957mila, con una flessione del 6,9%.
«Mentre la cassa integrazione ordinaria è diminuita del 15,6% e quella in deroga del 10,5%», evidenzia Giorgi, «la cassa straordinaria è aumentata dell’8,4%. L’analisi per settori attribuisce all’industria il primato negativo, con un aumento della cassa integrazione, tra il 2010 e il 2011, del 21,3%>. Vanno meglio edilizia (-13,2%), artigianato (-60,1%), commercio (-44,7%) e settori vari (-41,5%).
«E’ chiaro che il comparto industriale continua a vivere una crisi senza precedenti con l’emergenza del terremoto che si è sommata ad una già consolidata flessione degli investimenti sul territorio e, di conseguenza dell’occupazione», afferma Giorgi, «le aziende continuano a non investire nell’aquilano, nonostante le prospettive, più o meno concrete, di sgravi e incentivi che possono arrivare nel tempo. L’Aquila non suscita né l’interesse di grandi gruppi nazionali e multinazionali, né della media imprenditoria, capace comunque di creare movimento e nuova occupazione. Bisogna far presto per dare una boccata di ossigeno all’economia locale e attrarre nuove imprese con interventi a sostegno della crescita dell’occupazione: la classe politica, già troppo presa dalla campagna elettorale, deve far quadrato intorno ad un progetto comune, che porti all’Aquila soldi e investimenti. Occorre una maggiore incisività», conclude Giorgi, «anche da parte di alcune associazioni di categoria, che si sono chiuse nel silenzio».