Accreditamenti Villa Pini, al Consiglio di Stato slitta sospensiva

A rischio i contratti delle altre cliniche. Malumore tra i dipendenti

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L'avvocato Aristide Police

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CHIETI. Il Consiglio di Stato ha rinviato di una settimana l’udienza per decidere sulla sospensiva della sentenza Tar Abruzzo che boccia gli accreditamenti di Villa Pini.

CHIETI. Il Consiglio di Stato ha rinviato di una settimana l’udienza per decidere sulla sospensiva della sentenza Tar Abruzzo che boccia gli accreditamenti di Villa Pini.
A fine dicembre, infatti, su ricorso di tre Case di cura aderenti all’Aiop, erano state annullate le delibere con cui la Regione aveva concesso l’accreditamento alla curatela fallimentare di Villa Pini. La sospensiva in effetti, già anticipata i primi di gennaio “inaudita altera parte” cioè solo su ricorso d’urgenza dell’avvocato Aristide Police (nella foto) che difende il curatore, deve essere confermata per essere valida.
Stamattina, in apertura di udienza come aveva preannunciato, l’avvocato Tommaso Marchese che difende l’Aiop ha presentato richiesta dei termini a difesa, sostenendo che l’udienza di oggi era troppo anticipata rispetto ai tempi tecnici di cui la difesa deve godere. Perciò ha chiesto un rinvio, subito concesso. Dunque ci sarà una settimana di più per approfondire i motivi del controricorso dell’Aiop che punta su due aspetti che ritiene più importanti. Il primo è che le Case di cura avevano titolo a presentare ricorso al Tar perché sarebbe una turbativa della concorrenza aver concesso l’accreditamento a Villa Pini, che era inadempiente rispetto alla legge in quanto non pagava da mesi stipendi e contributi. Le altre cliniche invece erano in regola con i pagamenti e questo inaspettato accreditamento avrebbe modificato la concorrenza. Il secondo aspetto del controricorso è la regolarità del fatto di aver presentato opposizione al Tar fuori tempo rispetto alla pubblicazione della delibera regionale sul Bura: secondo l’Aiop questi termini possono essere bypassati. Di parere opposto la richiesta della curatela che contesta all’Aiop di aver titolo per il ricorso: la possibilità di ricorrere – dice la memoria difensiva - non è in capo a chi magari di fatto risente della decisione della Regione, ma deve esserci un interesse giuridicamente tutelato: in regime di accreditamento ci si deve preoccupare solo per sé e quindi, non avendo questo interesse giuridicamente tutelato, l’Aiop non può ricorrere.
Anche la lettura delle due sentenze della Corte costituzionale, citate dal Tar per giustificare la decisione di dar torto alla Regione, andrebbero lette meglio, perché entrambe sosterrebbero che non c’è l’interesse a ricorrere. Senza dire che il Tar avrebbe dovuto motivare meglio perché ha scelto una delle due sentenze, cioè la più favorevole all’Aiop, quella che sosteneva l’interesse a ricorrere: omessa motivazione? Anche sul mancato rispetto dei termini dopo la pubblicazione sul Bura, il ricorso sostiene che il Tar avrebbe dovuto dire quale era l’altro termine alternativo, altrimenti il tempo per presentare ricorso al Tar tende all’infinito. Ma l’aspetto più decisivo dovrebbe essere quello che contesta l’inadempienza del curatore rispetto ai pagamenti. Infatti la legge fallimentare, che è sovraordinata rispetto a quella amministrativa, impone di pagare al termine della procedura fallimentare. Quindi non ci sarebbe nessun inadempimento da parte del curatore, come ha riconosciuto la Regione concedendo l’accreditamento. Inadempiente infatti è chi non paga essendovi obbligato dalla legge. In questo caso è esattamente il contrario: la legge impone un altro modo di pagamento. Tra una settimana dunque si saprà se la sospensiva sarà confermata o meno. 


IL PANICO TRA I DIPENDENTI DI VILLA PINI E LE CONTROMOSSE DEL COMMISSARIO
Ma i riflessi della prima sentenza del Tar hanno gettato nel panico dipendenti di Villa Pini e sindacati, e forse anche l’affittuario che ha ottenuto la voltura degli accreditamenti e si è impegnato a far ripartire la clinica. Il che era l’obiettivo del giudice delegato, quando ha deciso per l’esercizio provvisorio al fine di rivalutare il bene a favore dei creditori e di tutelare centinaia di posti di lavoro. Nei giorni scorsi infatti, la nuova proprietà temporanea ha incontrato i sindacati proprio su questo argomento ed ha fatto capire chiaramente che in caso di persistente incertezza o addirittura di sentenza negativa, cioè di annullamento degli accreditamenti, è pronta a lasciare in brevissimo tempo la clinica. Infatti non è la prima volta che il Policlinico Abano terme, che è subentrato nella gestione della casa di cura, subisce i contraccolpi delle incertezze normative.
«Non ci sarà una seconda Azienda agricola» ha fatto sapere l’affittuario Nicola Petruzzi, con riferimento alla chiusura di una struttura psichiatrica riabilitativa imposta con un discutibile ricorso alla legge 32 sull’accreditamento. La vicenda ha prodotto infatti un esubero di una trentina di dipendenti che ora debbono essere riassorbiti, mentre ancora non sono state ultimate le riassunzioni promesse al momento dell’affitto. Immaginiamo cosa succederebbe se gli esuberi fossero 3-400 o più per Villa Pini e a cascata per le altre strutture accreditate… Uno scenario da incubo che ha molto irritato l’ufficio del Commissario, tanto che non è esclusa l’ipotesi di un suo ricorso incidentale contro l’Aiop per l’annullamento per dolo dei contratti sottoscritti dalle cliniche. Come alla Sacra Rota, questo matrimonio Case di cura-Regione potrebbe essere annullato per vizio di consenso.
Sebastiano Calella