Tassa rifiuti: l’Iva sulle bollette è illegittima. Al via i rimborsi per i cittadini

Una sentenza della Cassazione mette l’Iva fuori dai giochi

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Tassa rifiuti: l’Iva sulle bollette è illegittima. Al via i rimborsi per i cittadini
ROMA. La Cassazione ha stabilito che l’Iva sulle bollette dei rifiuti è illegittima. I cittadini possono chiederne il rimborso, compilando gli appositi moduli.

ROMA. La Cassazione ha stabilito che l’Iva sulle bollette dei rifiuti è illegittima. I cittadini possono chiederne il rimborso, compilando gli appositi moduli.
Con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, la Cassazione decide che la Tia (Tariffa di Igiene Ambientale) è una “tassa” e non una “tariffa” e quindi sulla stessa non è applicabile l’Iva del 10 % (non si può applicare una tassa su tassa).
Purtroppo oggi sono ancora in pochi a sapere di questo diritto. Il risarcimento può essere richiesto per un massimo di 10 anni e per ogni anno di Iva ingiustamente pagata. Chi lo chiederà bloccherà l’Iva sulle prossime fatture. Chi non lo fa si troverà a continuare a pagare tutto come prima.
Come procedere? Per prima cosa bisogna controllare di avere le carte in regola per chiedere il rimborso. Sono necessarie le ricevute di pagamento relative alla Tia controllando che, nelle fatture, sia stata addebitata l’Iva del 10 % sulle voci di raccolta e smaltimento rifiuti. Poi, basterà recarsi presso uno degli sportelli della Federconsumatori dislocati su tutto il territorio nazionale, dove i citttadini potranno compilare degli appositi moduli con i dati anagrafici, recapiti telefonici, eventuale indirizzo di posta elettronica e codice fiscale e una copia dell’atto di richiesta della tassa sui rifiuti per cui richiedere il rimborso.
Il problema sull’Iva applicata alla bolletta rifiuti nasce da quando nel 1999 molti Comuni sostituiscono la Tassa Smaltimento Rifiuti (Tarsu) con la Tariffa di Igiene Ambientale. Mentre la Tarsu impone un costo in base dei metri quadrati del proprio immobile la Tia, invece, è calcolata in base ai rifiuti effettivamente prodotti. Si passa quindi da una “tassa” ad una “tariffa” e diventa possibile applicare su quest’ultima l’Iva al 10%, almeno fino alla sentenza della Cassazione.