Arresto Santariga, ora tremano gli appalti della ricostruzione post sisma

Giochi del Mediterraneo, G8 e ricostruzione tra le attività del provveditore arrestato

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Giancarlo Santariga

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L’AQUILA. Le indagini non sono concluse: si passa al controllo degli appalti della ricostruzione.

L’AQUILA. Le indagini non sono concluse: si passa al controllo degli appalti della ricostruzione.
E’ fissato per lunedì prossimo l’interrogatorio di garanzia di Giancarlo Santariga, 64 anni, provveditore aggiunto alle opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna arrestato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza su disposizione della Procura de L’Aquila.
Il reato contestato dal pm David Mancini è quello di concussione. L’inchiesta è tutt’altro che chiusa perché dopo quello che è emerso nel corso degli ultimi mesi gli inquirenti vogliono passare al setaccio tutti gli appalti della ricostruzione aquilana perché proprio Santariga (al momento ai domiciliari) è l’uomo che gestisce la ricostruzione post sisma.
Negli anni scorsi per il ministero delle Infrastrutture (a cui fa capo) si è occupato anche dei Giochi del Mediterraneo di Pescara (con qualifica di coordinamento ed Alta Vigilanza per l'attuazione dei lavori di realizzazione) e del G8 a L’Aquila, a tre mesi dal terremoto (coordinamento della Stazione Appaltante per la programmazione e realizzazione di tutti gli interventi necessari a consentire lo svolgimento del Vertice G8).
Prima dell’arresto si occupava, tra le altre cose del coordinamento delle attività per la ricostruzione e riparazione del patrimonio edilizio danneggiato dal sisma, degli interventi di riparazione degli edifici scolastici danneggiati.
Per il momento i dubbi si sono concentrati sull’appalto per i lavori della caserma della Guardia di Finanza di Pescara affidati alla Prismo Universal italiana spa (il contratto è stato poi rescisso nel 2011). La stessa società si è occupata anche dei lavori del Centro smistamento merci della Marsica. Secondo il gip Marco Billi, l’alto funzionario avrebbe preteso da Agostino Bertoni, responsabile e direttore tecnico della società edile tra auto di grossa cilindrata, con relativi buoni benzina, un’altra vettura di media cilindrata, 4 pc portatili, 4 telefoni cellulari e 4 stampanti laser. «Bertoni ha accontentato la richiesta di Santariga», sostiene il gip, «non per libera scelta ma per il concreto timore di ripercussioni sulla conclusione dell’appalto e di ritorsioni future, non formando, dunque, liberamente il proprio convincimento». Da qui nasce l’ipotesi della concussione perché Santariga avrebbe «abusato della sua carica di alto dirigente dei lavori pubblici».
Il patto era stato siglato nero su bianco e inserito anche in una clausola del contratto con dicitura «auto con finalità riconducibili alla specifica opera da realizzare». Ma la Procura sostiene che non sia andata così ma che il provveditore utilizzasse in realtà la vettura per scopi personali («in via esclusiva servendosene per motivi di natura privata», scrive esattamente il giudice).
E ad incastrare il provveditore anche una intercettazione: «oIo non te lo ricordo più... sono sei mesi che non ho più il dovuto per quanto riguarda i buoni (benzina, ndr)... Sò 6 mesi che metto la benzina io pe' veni' all'Aquila e vado a Roma anche due volte a settimana, con la benzina mia... capito?»
Il sospetto è che la ditta, in cambio dei benefits offerti al dirigente del ministero abbia «beneficiato di una delle “corsie preferenziali” genericamente indicate da Carlea nel dialogo con Santariga e se la messa a disposizione di vetture abbia integrato un corrispettivo per il favore ricevuto».
La Procura ha infatti intercettato una conversazione tra Santariga e il provveditore capo Donato Carlea e quest’ultimo dice riferendosi alla clausola ‘anomala’: «quella è una cosa che in tutti i capitolati speciali d'Italia non troverai mai […] se questa cosa qui ti veniva contestata? Se la gara fosse stata pubblica seriamente e quelli andavano a leggere... è illegittima questa cosa qui... quelli non dicevano niente, va bene, perché c'erano delle corsie pref... io chiamo le cose con il loro nome, va bene?... l'impresa dice, io avendo questo onere, invece di mettere il 20 per cento di ribasso, faccio il 18... non è che to lo fa gratis!».
Ma che la vicenda non sia affatto chiusa lo chiarisce sempre il giudice per le indagini preliminari che nell’ordinanza annota: «il ruolo in concreto svolto dall’imprenditore Bertoni potrà essere meglio approfondito nell’ulteriore corso delle indagini, nel quale dovrà essere verificata la correttezza e la regolarità delle procedure di conferimento di incarichi e lavori sia nella Marsica che a Pescara».