L’Atto aziendale di Chieti “osservato” dalla Baraldi

Sanità nel caos, si pensa solo ai conti

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Giovanna Baraldi

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ABRUZZO. L’Atto aziendale della Asl di Chieti ha ricevuto un’altra richiesta di spiegazioni, questa volta da parte del sub commissario Giovanna Baraldi.

ABRUZZO. L’Atto aziendale della Asl di Chieti ha ricevuto un’altra richiesta di spiegazioni, questa volta da parte del sub commissario Giovanna Baraldi.

Il documento era già stato osservato dagli uffici della Direzione politiche della salute (Attività di programmazione e Pianificazione delle risorse umane), «ma non è stato bocciato», come ha precisato il manager Francesco Zavattaro. Quindi, dopo i chiarimenti già forniti al commissario Chiodi nei giorni scorsi, il manager dovrà tornare a discutere con il sub commissario sugli stessi argomenti. Una duplicazione che non giova né alla sostanza del problema né allo snellimento delle approvazioni degli altri Atti aziendali. Infatti sembra che questo ritardo nell’approvazione di Chieti ha bloccato l’approvazione degli atti aziendali delle altre Asl abruzzesi.
In sostanza il sub commissario fa sue e ripete le osservazioni già note con la lettera dell’assessorato sulla difformità dell’Atto rispetto alle linee guida inviate ai manager dalla Baraldi stessa, soprattutto per il numero delle Unità operative complesse. Nella lettera del sub commissario infatti non ci sono nuove contestazioni e solo nelle ultime 20 righe della lettera si aggiunge: «per quanto evidenziato, si chiede a codesta azienda di fornire chiarimenti in ordine alle difformità/incongruenze rilevate in relazione ai contenuti dei decreti commissariali 5 e 15 del 2011 (linee guida e documento tecnico)». «Con riferimento alla dotazione delle Unità operative complesse, il sub commissario chiede di conoscere perché sono state attivate Fisica sanitaria e Farmacia territoriale, perché ci sono un’Ostetricia e una Pediatria in più, e quale è la data di scadenza (per pensionamento?) di altre 14 unità operative complesse. Quanto ai Dipartimenti, perché ce ne sono in più uno sul cuore, uno oncologico, uno dell’area territorio e un altro dei servizi: queste aree – chiede la Baraldi – sono da considerare come Dipartimenti o no?»
 Tradotto: chi li dirige quanto guadagna? Quanto spende la Asl con tutti questi nuovi generali? La lettera della Baraldi, datata 12 gennaio, è appena arrivata alla Asl ed il manager sta già rispondendo alle criticità emerse che in sostanza riguardano più l’aspetto ragionieristico e contabile che quello sostanziale dell’assistenza. Insomma il fantasma del tavolo di monitoraggio romano riappare in tutta la sua devastante dissociazione dai problemi della sanità. E questo forse è il giusto destino di una sanità che si chiama “azienda” e che quindi tratta i malati come “utenti”, cioè come “clienti” commerciali più che come cittadini da curare.

Deriva da questa strana definizione linguistica la confusione (qualcuno parla di caos) della sanità abruzzese? Troppi sono infatti i provvedimenti ragionieristici che tengono presente solo la compatibilità delle spese e non l’efficacia dell’assistenza. Ad esempio, quando è stato segnalato un incremento della spesa farmaceutica, soprattutto ospedaliera, la soluzione sembra essere stata o la riduzione dell’attività delle farmacie ospedaliere (Guardiagrele) o la scarsa disponibilità di farmaci, come in quella dell’ospedale di Avezzano. Il tutto con assoluta indifferenza ai disagi dei cittadini. C’è poi il capitolo mobilità passiva: milioni regalati alle altre regioni per interventi di bassa complessità (parole di Chiodi) che potevano utilmente servire a tenere aperti i piccoli ospedali. Se questi soldi fossero stati utilizzati per migliorare la tecnologia presente in quegli ospedali (la chiusura di Guardiagrele, secondo le stime, fa risparmiare meno di 1 milione di euro) forse sarebbero diminuite anche le file ai cup e le liste di attesa kilometriche. Forse sarebbe saltato o comunque diminuito “l’obbligo” di rivolgersi alla sanità a pagamento per ottenere una prestazione in tempi ragionevoli. Allora questo caos sanitario spiega come e perché le linee-guida per la redazione degli atti aziendali, che dovrebbero essere rispettate da tutti, saltano a Chieti, mentre l’approccio ragionieristico alla sanità abruzzese chiarisce anche che le criticità saranno sanate solo per le compatibilità finanziarie, come vuole il Tavolo di monitoraggio romano. Di assistenza non si parla, di qualità nemmeno, di malati meno che mai: nessuno pensa alla programmazione e/o a considerare le spese per la sanità come investimento anche per creare lavoro. Forse è normale che sia così, se nessuno ha protestato seriamente perché ancora non vede la luce il Piano sanitario regionale, che doveva essere pronto a settembre. Dalle ultime inchieste giudiziarie, sembra che la sanità sia soltanto ancora e sempre una mammella da succhiare.

Sebastiano Calella