Liberalizzazioni, Confcommercio Abruzzo fa ricorso alla Corte Costituzionale

L’associazione di categoria contro il decreto ‘SalvaItalia’ «per salvare le piccole e medie imprese»

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Liberalizzazioni, Confcommercio Abruzzo fa ricorso alla Corte Costituzionale
ABRUZZO. «La Regione è stata scavalcata dallo Stato», denuncia l’associazione che promette battaglia.

ABRUZZO. «La Regione è stata scavalcata dallo Stato», denuncia l’associazione che promette battaglia.
Il presidente di Abruzzo Confcommercio, Giandomenico Di Sante, ha inviato una lettera al presidente della giunta regionale Gianni Chiodi e all’assessore regionale allo Sviluppo Economico Alfredo Castiglione.
«La legge di conversione al decreto Monti», scrive Abruzzo Confcommercio, «liberalizza definitivamente le aperture (domenicali e festive) ed il regime degli orari dei negozi e degli esercizi di somministrazione in tutti i Comuni italiani».
Per l’associazione questa scelta del governo «non sembra coerente con l’attuale riparto di competenza tra Stato e Regioni, previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, ed appare pertanto di dubbia costituzionalità».
Di Sante ricorda che la giurisprudenza costituzionale «in più occasioni» ha affermato che la disciplina degli orari degli esercizi commerciali rientra nella materia del ‘commercio’, di competenza esclusiva delle Regioni, («ai sensi del quarto comma dell’articolo 17 della Costituzione»). «L’intento del Governo», va avanti il presidente, «sembra che vada ben oltre la potestà dello Stato di garantire la libertà di concorrenza, secondo il corretto ed uniforme funzionamento del mercato». Si sarebbe così registrata «una possibile illegittima compressione dell’autonomia regionale, che risulta ingiustificata e non proporzionale rispetto all’obbiettivo di tutela della concorrenza».
D’altra parte Confcommercio suggerisce di guardare la regolamentazione degli orari dei negozi nell’ambito dell’Unione Europea «per rendersi conto che il principio della chiusura domenicale e festiva trova larghissima applicazione».
L’Italia, insiste Di Sante, non può allontanarsi da questa regolamentazione europea «se non si vuole decretare la chiusura della maggior parte delle piccole e medie imprese commerciali». La liberalizzazione degli orari e delle chiusure domenicali e festive su tutto il territorio abruzzese, fa notare l’associazione, «va a favorire comparti della distribuzione che, per loro grandi dimensioni, possono organizzare turni di lavoro a discapito delle piccole e medie strutture che non hanno queste possibilità, con la conseguenza dello spopolamento dei centri minori e dell’impoverimento dei centri storici».
L’unica strada da imboccare, secondo Abruzzo Confcommercio, in analogia con altre regioni che stanno percorrendo questa strada (come Veneto e Toscana) è quella del ricorso alla Corte Costituzionale «per cercare di salvare le piccole e medie imprese commerciali abruzzesi».