Ecco il Piano ospedaliero ufficiale ed i numeri: i sindaci contestano i tagli

Alessandro Biancardi

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Ecco il Piano ospedaliero ufficiale ed i numeri: i sindaci contestano i tagli
TUTTI I DOCUMENTI. ABRUZZO. Eccolo il Piano operativo sanitario, stesura finale, che è stato inviato a Roma e che sarà discusso mercoledì 21. Sui numeri non si discosta molto dalle anticipazioni ufficiose pubblicate su PrimaDaNoi.it. (Nella foto il sub commissario Giovanna Baraldi) * DE LUCA, SINDACO DI CASOLI:«SOSPENDONO LA DEMOCRAZIA E LA SANITÀ»
Sulle idee che hanno guidato questa riorganizzazione non c'è nessuna novità rispetto alle critiche che lo hanno investito.
Il lavoro tecnico, come già anticipato, è molto apprezzabile, ma la segretezza con cui la Regione ha coperto tutta l'operazione ha rovinato l'effetto finale.
E soprattutto ha delegittimato la politica che è stata spogliata dalle prerogative per le quali - con il voto - è delegata a governare.
Poteva essere una riforma condivisa e partecipata, è diventata il catalizzatore di tutte le posizioni critiche, da quelle delle opposizioni (fisiologiche) a quelle della stessa maggioranza di centrodestra che si è sentita tradita da queste scelte imposte dall'alto.
Insomma un autogol del Pdl: non è un caso che stamattina alla Provincia di Chieti ci sarà un incontro di tutti i sindaci interessati (con tanto di fascia) per dire no ai tagli.
In pratica sarà l'Udc di Enrico Di Giuseppantonio a capitalizzare politicamente l'operazione, sfilandola sotto il naso al Pdl.
Perché è molto fragile la riorganizzazione degli ospedali abruzzesi prevista da questo Piano operativo.
E si presta a molte critiche: su tutte la mancata partecipazione dei cittadini alle scelte sanitarie che pure lo riguardano da vicino.
Insomma il matrimonio tecnico sanità-ragioneria ha prodotto due effetti: l'inutilità della politica (assente dall'elaborazione del documento) ed un figlio prematuro a rischio (il Piano), oggi ricoverato proprio in una di quelle Neonatologie (vedi Chieti) che vuole ridimensionare. Ce la farà a sopravvivere?

LA CHIUSURA DEI PICCOLI OSPEDALI A SORPRESA DOPO CHE ERA STATA ESCLUSA

Se dipendesse solo dalla professionalità di medici ed infermieri, l'ottimismo sarebbe d'obbligo.
Ma chi decide sul Piano è Roma, cioè quei tecnici che usano solo i numeri per discutere di sanità e che applicano le loro formule senza conoscere il territorio o le popolazioni residenti e le loro specificità.
E così l'ottimismo diventa pessimismo nero, che più nero non si può: già si dice infatti che i tagli ed i risparmi ottenuti dal Piano sulla carta sarebbero addirittura insufficienti.
Se così fosse, non è improbabile che l'esito finale della vicenda possa essere di due tipi: o il commissario-presidente Chiodi alla fine del confronto romano ottiene il via libera (“quanto sono bravo”) oppure torna in Abruzzo e spiega: “mi chiedono più risparmi. Io avevo proposto un taglio da 50 milioni, ce ne vogliono 70. Avevamo salvato 2 ospedali dei 7 che dovevano essere tagliati, li chiudiamo tutti e 7”.
Come dire: “i cattivi sono a Roma e il sub commissario Baraldi, troppo buona, lo cambiamo per stringere ancora di più i cordoni della borsa”.
Fantapolitica e fantasanità?
No, solo un timido tentativo di imitare quello che è successo (tutto e di più) in attesa del Piano ospedaliero nato settimino: dal numero degli ospedali da chiudere, progressivamente diminuiti fino a 7 e poi risultati solo 5 (fine della storia per Guardiagrele, Casoli, Gissi, Tagliacozzo (resta solo la riabilitazione) e Pescina più San Valentino a parte, salvi invece in extremis Popoli e Sant'Omero), ai nuovi ospedali da costruire a Lanciano e Vasto, con le polemiche feroci sulle rispettive localizzazioni, ai convegni politici e sindacali nei presìdi minacciati di chiusura per rassicurare che mai sarebbero scomparsi. Senza dire della propaganda elettorale del centrodestra che ha vinto le elezioni locali per la difesa di quei piccoli ospedali che ora non ci sono più e che ora è in crisi per spiegare perché non ha funzionato la filiera dello stesso colore politico Comune-Provincia-Regione. Tutte bugìe?

I TAGLI DEL PIANO SANITARIO CONTESTATI DA TUTTI I SINDACI

A ben leggere il Piano finale, il criterio adottato è quello di arrivare a 3 pl per mille con riferimento ai malati acuti più uno 0,7 per la lungodegenza e la riabilitazione.
Posto che in Abruzzo ci sono attualmente 1.338.898 abitanti, la cifra finale dei posti letto ammissibile dovrebbe essere di 4.686.
Qui troviamo 3.688 posti letto tra acuti, riabilitazione e lungodegenza. A questi vanno aggiunti i pl dei privati. I dati ufficiali sono: Asl L'Aquila 870 pl (750 + 120 tra riabilitazione e lungodegenza), di cui 400 al capoluogo, 226 Avezzano, 40 Castel di Sangro, 40 di sola Riabilitazione a Tagliacozzo. Asl Chieti: 1075 (955+ 120), di cui 461 a Chieti, 204 a Lanciano, 195 a Vasto, 100 ad Atessa, 115 ad Ortona. Asl di Pescara 798 (698 + 100) di cui 595 a Pescara, 93 a Penne e 110 a Popoli. Asl Teramo 945 (843 + 102), di cui 476 a Teramo, 165 a Giulianova, 165 ad Atri e 139 a sant'Omero.
Quindi i conti del Commissario Chiodi e del sub commissario Baraldi tornano.
Ma è proprio questo che ha fatto saltare i nervi agli amministratori locali del centrodestra: si sentono traditi e inascoltati, pur essendo da sempre impegnati con convinzione in difesa dei loro ospedali, soprattutto quelli piccoli che ora non ci sono più: Casoli, Guardiagrele e Gissi in provincia di Chieti e Tagliacozzo e Pescina all'Aquila, oltre San Valentino a Pescara.
Vedi Antonio Tavani, sindaco di Fara San Martino e vice presidente della Provincia di Chieti, da sempre pro-Casoli e pro-zone interne e presente attivamente nella manifestazione a favore del locale ospedale insieme al sindaco Sergio De Luca (Pd).
Vedi anche Sandro Salvi, neo sindaco Pdl di Guardiagrele, che in un comunicato di fuoco sulla chiusura, o riconversione che dir si voglia, di questo ospedale dice che così non è una cosa seria. E aggiunge: «è necessario che a livello regionale si prenda atto della grave frattura che si sta verificando con il territorio e le possibili conseguenze».
Aver ascoltato solo i numeri ha provocato uno sconquasso che la politica avrebbe evitato se solo avesse dato più spazio alla partecipazione, pur rispettando i vincoli del Piano di rientro dai debiti.

I COSTI HANNO PESO E CONSEGUENZE DIVERSE SECONDO CHI LI PRODUCE

Il fatto è che il cosiddetto “buon senso” non sempre paga, quando sono in ballo processi complessi come quelli della sanità.
La necessità dei tagli, in uno dei tanti convegni, era stata spiegata così citando il caso del costo del Pronto soccorso a Lanciano e a Gissi: nel primo 66 euro per paziente, nel secondo 272, oltre 4 volte. Si può mantenere una struttura così costosa?
Certo che no, era stata la conclusione.
Senza però pensare, ad esempio, che l'elisoccorso che staziona all'aeroporto di Pescara costa molto, ma molto di più, però nessuno si sogna di tagliarlo.
Allora il problema non è solo dei costi, ma di questa o quella lobby che orienta le decisioni in un senso o nell'altro.
Per questo una volta la ragioneria è importante, un'altra no. Perché (altro esempio) se il conto economico dell'ospedale di Casoli (costi 12 milioni, produzione 9,5, deficit 2,5 milioni), con i risparmi a regime previsti in un milione e 300 mila euro, si avvicinava al pareggio, oggi viene chiuso un ospedale vitale per il territorio per un deficit di poco più di un milione.
E ancora: se l'ospedale di Atessa dimagrisce, ma il costo del personale rimane lo stesso così come le spese fisse, questo significa che aumenta il suo deficit e il prossimo colpo di mannaia taglierà pure questo presidio.
E ancora: se proprio si deve risparmiare, non si capisce perché i tagli colpiscano più i residenti delle zone interne che quelli della costa, che mantiene concentrazioni di posti letto ben più generose, o altri settori della sanità in generale che vedono aumentare il loro budget.
Vedi i medici di famiglia e i pediatri che, secondo quanto ha detto ieri il ministro Fazio, con gli incentivi che hanno avuto dovrebbero aumentare il loro orario di lavoro e fare veramente da filtro all'ospedale, dove i colleghi ospedalieri – che pure guadagnano molto meno - sono sempre in prima linea anche nei giorni prefestivi e festivi (e di notte).


Sebastiano Calella 19/07/2010 9.59

SANITA'. Programma operativo Regione Abruzzo 2010

SANITA'. Piano Operativo 2010 Riconversioni

SANITA'. Piano Operativo 2010 Fabbisogno

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DE LUCA, SINDACO DI CASOLI:«SOSPENDONO LA DEMOCRAZIA E LA SANITÀ»

Strano e sospetto questo Piano ospedaliero che non riporta i dati economici ospedale per ospedale e che parte da dati statistici proprio precisi, se è vero che fa riferimento al 2008 quando c'erano 6 Asl, mentre i numeri sono stati aggregati come se di Asl ce ne fossero già 4 come oggi.
E sospetto anche perché i posti letto sono stati tagliati con motivazioni tecniche a volte stupefacenti: per Guardiagrele e Casoli si legge che i ricoveri erano inappropriati (e ci può stare) e riguardavano per il 70% soggetti anziani: forse i tecnici del Piano immaginano che la composizione demografica di quel territorio vede nascere molti bambini e che ci sono molti giovani e che se si ammalano si ricoverano altrove…

Senza rimpiangere il centrosinistra (tutt'altro), nel suo Piano del 2007 si facevano accorpamenti per area funzionale e si fissavano paletti precisi da rispettare sia per gli ospedali che per le cliniche, altrimenti si era fuori.
«Ho riletto la legge regionale 6 del 2007, quella del riordino della rete ospedaliera – spiega Sergio De Luca (Pd), sindaco di Casoli – lì si parlava con chiarezza di “ospedali del territorio” e si diceva che non sarebbero stati chiusi se prima non fossero stati attivati servizi sanitari sostitutivi su quel territorio. Qui si taglia e basta, senza guardare ai servizi che non ci sono e senza rispetto né per le regole né per il confronto. E' intervenuto il Prefetto di Chieti su sollecitazione dei sindaci di tutte le parti politiche, è intervenuto il vescovo Bruno Forte, c'è stata una manifestazione pubblica di 2500 cittadini, ma il presidente Chiodi non ha nemmeno risposto per sentire le nostre ragioni».
Cosa contestate del Piano?
«Noi abbiamo accettato i primi tagli per le prestazioni inappropriate – conclude De Luca – adesso chiudono Lungodegenza, Riabilitazione e Day surgery che hanno prodotto dati di assoluta eccellenza produttiva. Quindi non c'è più il pretesto dei conti non in regola. Poi scopriamo che questi posti letto li accreditano all'ospedale di Atessa che non li aveva, a conferma che sul territorio questi posti servono. La decisione sembra cervellotica o dobbiamo credere che dietro ci siano altri motivi? Dopo lo sciopero della fame, prevedo altre azioni clamorose di protesta. Sospendono la sanità, sospendono la partecipazione e la democrazia e noi stiamo fermi?»
Non è minaccioso, ma solo accorato il tono del sindaco De Luca. Per chi non lo sapesse, a Casoli non ebbero paura nemmeno dei soldati tedeschi e la Brigata Maiella nacque proprio qui, sull'Aventino river.

s.c. 19/07/2010 10.00