Ecco tutte le stranezze del Piano sanitario ospedaliero

Alessandro Biancardi

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Ecco tutte le stranezze del Piano sanitario ospedaliero
ABRUZZO. Tutti colpevoli, nessun colpevole per il Piano sanitario ospedaliero? La tecnica finora ha funzionato. * VERI’(PDL):«IL PIANO NON ERA SEGRETO» * SCOTTU(CGIL):«MALATI COME MERCE: SPOSTATI DOVE COSTA MENO»
&viewModeDopo la dovuta trasparenza imposta da PrimaDaNoi.it con la pubblicazione del documento di riforma del sistema sanitario abruzzese, le molte critiche (e le poche approvazioni) sono state rivolte alternativamente all'assessore Lanfranco Venturoni, al sub commissario Giovanna Baraldi oppure al commissario-presidente Gianni Chiodi, quest'ultimo abbastanza defilato rispetto ai primi due.
In realtà la responsabilità non può essere divisa al 33%: sotto accusa non sono le persone, che interpretano la loro parte in commedia, ma il taglio politico dell'operazione.
Quello che appare non condivisibile del Piano è il sistema verticistico delle scelte: tutti condividono la necessità di arrivare ai risparmi, di tagliare gli sprechi, di rispettare il Piano di rientro dai debiti.
Ma quello che fa più inca…volare i cittadini, i sindaci, i rappresentanti elettivi del territorio è che si decide sulla loro pelle senza nemmeno consultarli.
E la prova più alta sta proprio nella totale segretezza del documento stesso che noi abbiamo “svelato”, un documento che doveva essere pubblico, pubblicato magari anche su qualcuno degli oltre 100 siti istituzionali succhia fondi.
E chi decide sono i tecnici, la cui funzione dovrebbe essere solo quella di consulenti per le scelte della politica.
Si ripete la storia delle cartolarizzazioni: furono presentate dai tecnici (all'epoca andava di moda la Fira di Masciarelli) come la soluzione dei tanti debiti accumulati, con le interviste entusiastiche da Londra del governatore Pace e dei rappresentanti Caripe, i salvatori dell'Abruzzo per esser riusciti a piazzare le obbligazioni della Regione sul mercato londinese dei fondi. Soddisfazione immensa per aver indebitato per oltre 30 anni la Regione (nel modo in cui le indagin ihanno poi scoperto…).
Si scoprì poi che l'Abruzzo era stato inguaiato per anni (con la complicità successiva della Giunta Del Turco) a pagare debiti e capitali, interessi e commissioni bancarie, crediti gonfiati o già pagati. Allora la soluzione fu l'addizionale Irpef, che pagheranno ancora - fino al 2015 ed oltre – solo tutti quelli che pagano le tasse.

UN PIANO CHE NON LIMITA LA MOBILITÀ PASSIVA

Di qui il sospetto: anche questo Piano è una fregatura? Gli indizi ci sono tutti.
Gli slogan che per mesi hanno bersagliato l'opinione pubblica sono stati: aumentare il livello medio delle prestazioni sanitarie, ridurre la mobilità passiva, aumentare l'appropriatezza dei ricoveri e delle risposte ai bisogni della salute.
Ma di queste posizioni condivise non ci sono molte tracce nel piano.
Addirittura si era detto che per fare argine ai viaggi della mobilità passiva ci sarebbero stati “accordi di confine” con le Regioni limitrofe.
Ci sono stati questi accordi?
Non sembra o almeno non se n'è parlato più, forse perché alle Regioni confinanti non interessava molto sottoscriverli.
Anzi andava meglio il contrario. Quindi mentre in Abruzzo – inspiegabilmente anche secondo gli operatori della sanità privata che in questo settore potevano recuperare cifre sostanziose - si è autolimitata l'importazione di malati, fissando un tetto al budget, è stata lasciata libera l'emigrazione dei pazienti.
L'operazione appare insensata: si è tentato il recupero della mobilità passiva non tanto guardando alla qualità dei casi da trattare, ma al loro numero. Detto in altre parole, il vero problema dei costi e dei risparmi di questa mobilità dipende dalla qualità dell'intervento: si debbono operare 30 cataratte e 50 vene varicose per pareggiare un intervento al cuore. E dei conti disastrosi di questa mobilità ci accorgeremo solo nel 2012.

SALTATE LE PROMESSE DI CREARE POLI SPECIALISTICI NEI PICCOLI OSPEDALI

E ancora: che fine hanno fatto gli appelli dei sindacati (in particolare sull'argomento ci sono stati diversi convegni della Cisl) a trasformare i piccoli ospedali in poli polispecialistici con una vocazione specifica?
I numeri in nostro possesso dimostrano invece che a fronte di tagli generalizzati, questa promessa è rimasta inattuata.
Addirittura a Sant'Omero con 114 posti letto sono rimasti tutti i reparti (cioè tutti i primari) e addio polo specialistico.
E così per altri piccoli nosocomi.
Ma anche altrove, dove sono presenti Policlinici universitari (come a Chieti) i posti letto sono solo 390 ed anche qui sarà difficile trovare una vocazione specialistica con 1 posto letto soltanto per le Malattie endocrine e la Diabetologia insieme o con i 2 posti letto della Dermatologia ed i 5 della Neonatologia: parliamo di reparti che sono nella storia della medicina non solo abruzzese e che l'Università non difende. All'Aquila i posti sono 347, con 2 in Oculistica ed altrettanti in Dermatologia. A Pescara va un pò meglio con 526 posti e a Teramo 445.
Un'operazione che ha ridotto il rapporto dei posti letto per 1000 abitanti a 3,6 all'Aquila, 3,3 a Chieti, 3,7 a Pescara, 3,6 a Teramo.
Missione compiuta?
Forse, dal punto di vista dei numeri imposti all'Abruzzo (nessuno lo dice, ma di questo si tratta). C'è però qualcosa che non convince chi ha seguito convegni e incontri: questi sono i dati dell'assessorato, il sub commissario ha utilizzato gli stessi numeri?
Come noto, l'Agenzia sanitaria che dovrebbe avere la situazione statistica della sanità è da mesi silente e quindi non è possibile un riscontro.
Quindi non è improbabile che i numeri del sub commissario siano diversi. Con una diversa ricaduta sul Piano. Perché i numeri sono la base di ogni discorso e la validazione di ogni posizione.
Altrimenti si predica bene, con quel che segue.
Ad esempio, scorrendo le circa 200 pagine di una pubblicazione di difficile reperimento dell'assessorato e riferita ai dati ospedalieri del 2008, tra le pagine 174 e 176 ci sono i dati dell'Ospedale di Giulianova, sede primariale dell'assessore: 39 i posti letto di Medicina generale, degenza media 13,2 giorni (molto alta), tasso di occupazione 163%, peso medio delle prestazioni 0,85 (un pò basso). Chissà se ora i dati sono migliorati: questi del 2008 evidenziano che non si curavano patologie importanti, anche se i malati si “trattenevano” in ospedale a lungo. Saranno stati i soliti ricoveri diagnostici inappropriati?

Sebastiano Calella 17/07/2010 9.37

Ospedali Abruzzo i Numeri


SANITA'. Programma operativo Regione Abruzzo 2010

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VERI':«IL PIANO NON ERA SEGRETO»

«Non è vero che il Piano operativo sanitario era segreto – dichiara Nicoletta Verì, presidente della Quinta commissione regionale – abbiamo più volte avuto in audizione il sub Commissario Giovanna Baraldi e l'Assessore regionale che hanno esposto le linee di intervento con cui la programmazione regionale può migliorare il livello di salute delle popolazione. Innanzitutto serve una rimodulazione della rete delle strutture e delle funzioni ospedaliere e territoriali».
Secondo il presidente Verì, uno dei pochissimi esponenti del Pdl sceso in campo a difendere le scelte del Piano, «le strutture già esistenti sono scarsamente funzionali in relazione ai volumi di attività: inoltre, la domanda di servizi si sta modificando e cambierà ancora per le dinamiche della popolazione. Per questo è fondamentale superare la frammentarietà dei servizi che si caratterizzano per essere tendenzialmente dei duplicati e raramente dei sostitutivi».
Quanto ai contenuti specifici del Piano «è stata portata avanti un'analisi della domanda e dell'offerta che ha permesso, grazie ad una metodologia basata sulla riduzione della inappropriatezza, di individuare sei strutture sanitarie che non presentano più le caratteristiche dell'ospedale per malati acuti: queste strutture richiedono infatti una riconversione a forme alternative di assistenza necessarie a fornire risposte alle esigenze del territorio».
Secondo Nicoletta Verì «l'elemento importante del programma operativo regionale 2010 è proprio l'organizzazione secondo il modello della rete integrata di servizi. Pertanto si prevede la cooperazione secondo i diversi livelli di complessità dei loro compiti tra gli ospedali, ma anche tra ospedali e università, medici ospedalieri, medici di base, medici di malattia generale, distretti ed ospedali. La rete è una garanzia di continuità, di potenziamento e di valorizzazione delle competenze e delle capacità per il cittadino utente. In conclusione la rete ospedaliera pubblica delle Regione Abruzzo prevede la disattivazione di sei ospedali da acuti a presidio territoriale di assistenza e la realizzazione della rete di 16 presidi di cui quattro di alta complessità e 12 di media e bassa complessità. Non è altro - ricorda la Verì - che uno spostamento delle prestazioni ed una rimodulazione e riduzione di posti letto con un conseguente miglioramento dell'offerta sanitaria complessiva. Si sottolinea che l'attuale definizione della rete ospedaliera ha il compito di soddisfare la quantità e la qualità dei servizi assistenziali necessari e definiti dal fabbisogno e di garantirne tempestività, sicurezza e soprattutto appropriatezza».
Parole che non sembrano convincenti per Pierluigi Natale, presidente del Comitato per l'Ospedale di Casoli, già sindaco e chirurgo in pensione, esponente locale deluso del centrodestra, che pone alcune domande sulle “cose che non capisce” a proposito del Piano sanitario ospedaliero.
«Se il debito sanitario abruzzese è stato fatto da tutti», si domanda, «perché devono pagarlo solo i piccoli ospedali e le zone interne? Perché illudere prima dicendo che i piccoli ospedali sarebbero stati potenziati e poi sono trasformati in Rsa? Lo sanno i nostri politici che non si possono abolire servizi (laboratori, radiologie, pronto soccorso) perché sono punti di riferimento essenziali specie per i cittadini delle zone interne? E ancora: esiste il Piano di rientro dai debiti: perché non discuterlo apertamente invece di farcelo calare addosso come un editto bulgaro? Insomma non si può procedere al riordino della Sanità abruzzese senza un disegno organico serio e con interventi soli tagli e nuove tasse».

17/07/2010 10.06

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SCOTTU(CGIL):«MALATI COME MERCE: SPOSTATI DOVE COSTA MENO»

ABRUZZO. Giudizio durissimo sulla sanità abruzzese da parte di Angela Scottu, segretario regionale sanità Cgil, dopo la pubblicazione del Piano sanitario operativo e dopo le notizie sull'accreditamento per la riabilitazione, entrambe anticipate da Pdn. Da una parte si contesta il trattamento alla Frankenstein dei malati di Parkinson o di Sclerosi multipla, dirottati in Assistenza domiciliare solo perché costa meno, dall'altra si criticano i comportamenti alla “dr. Jekyll and mr. Hyde” di chi prima promette la partecipazione e l'informazione e poi sforna in gran segreto un Piano di riforma così importante.
«Smentendo e contraddicendo tutte le dichiarazioni precedenti in tema di coinvolgimento di cittadini», dice, «sindacati e comunità locali sulle scelte contenute nel Piano operativo (il sub commissario Giovanna Baraldi indicava il mese di maggio quale termine temporale per l'informazione ed il confronto), la Regione sta operando in tutta “segretezza” non solo sui tagli alla rete ospedaliera, ma in modo ancor più silente sui tagli all'assistenza».
Secondo Angela Scottu (ma la posizione è condivisa da moltissimi addetti ai lavori e da forze politiche bipartisan) è necessario riorganizzare la rete ospedaliera per ricondurla «alla sua funzione primaria di cura dei casi acuti».
Questo però può avvenire solo se vengono sviluppati i servizi sanitari alternativi sul territorio.
«Riconvertire i piccoli ospedali entro agosto e prevedere la revisione e implementazione della rete di assistenza territoriale e quella di emergenza ed urgenza entro il 31 dicembre, come da piano, non significa riformare, ma solo tagliare l'assistenza per fare cassa».
E' proprio questo indirizzo ragionieristico del Piano che non piace alla Cgil e non solo.
«Che si stia agendo, nei fatti, esclusivamente nell'ottica di produrre risparmi per raggiungere un sempre più fantomatico equilibrio di bilancio – continua Angela Scottu - è dimostrato anche dai tagli di prestazioni di assistenza riabilitativa extraospedaliera. Sta accadendo, infatti, che, da parte delle Asl per il tramite delle Uvm (unità valutative multidimensionali), si negano trattamenti riabilitativi dei centri ex art. 26 per trasferirli in Adi, a costi inferiori e per breve-medio termine. Eppure per le patologie degenerative coinvolte (Morbo di Parkinson, Sclerosi Multipla), la pratica riabilitativa di questi centri, attuata in modo continuativo e costante nel tempo, integrata con la terapia farmacologica, ha dimostrato un significativo recupero o mantenimento delle capacità motorie non definitivamente compromesse». Ecco perché l'ombra di Frankenstein: «anche qui si tratta di decisioni imposte senza il coinvolgimento di operatori che hanno la professionalità e l'esperienza per valutare e concorrere a definire l'appropriatezza di una prestazione”. E infine la dichiarazione di guerra: “Se questa è la “riforma” che la Regione intende attuare per il servizio sanitario abruzzese, troverà l'opposizione e la mobilitazione della Cgil».

s. c. 17/07/2010 10.09