Costantini, Idv: «Il Piano non ha un’anima». Evangelista: «scriteriato»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Altro che Piano operativo: il documento presentato dall’Assessore Venturoni è completamente vuoto di scelte».

Carlo Costantini, il leader dell'Idv alla Regione, non risparmia critiche ai contenuti del Piano operativo sanitario che ieri PrimaDaNoi.it ha pubblicato in anteprima dopo settimane di polemiche e presunta secretazione. Oggi il dibattito sul documento è approdato sui giornali.
«Sembra molto più un manuale operativo», sostiene Costantini, «si identificano le metodologie operative, ma si rinviano a data da destinarsi tutte le scelte capaci di incidere sui bisogni di salute dei cittadini. Tra l'altro la maggior parte degli “indicatori di risultato” è associata a termini già scaduti e questo induce a pensare che il Piano sia pronto da mesi e che sia stato presentato solo oggi perchè solo oggi si sono concluse mediazioni sconosciute ai livelli istituzionali diversi da quelli del Presidente-Commissario Chiodi».
Ieri la notizia ha suscitato molto interesse e diverse sono state le reazioni anche a livello sindacale e politico soprattutto perché ora finalmente si può parlare e ragionare nel merito dei contenuti fino ad ora solo ipotizzati.
La critica più ricorrente, e che anche Carlo Costantini riprende, è che il Piano non contiene riferimenti al concetto di salute ed al malato come centro dell'interesse della sanità.
Si taglia qua, si riduce là, si riconverte il piccolo ospedale (per non dire si chiude) per piccoli risparmi ragionieristici.
Manca invece una strategia complessiva che modifichi strutturalmente la spesa: «nei Paesi più evoluti – spiega Costantini – si fa molta prevenzione per risparmiare. Qui nulla. Ma se uno si ammala di tumore o di altro, che fai? Non lo curi? Sarebbe meglio, molto meglio per tutti non arrivare ad ammalarsi o comunque prevenire per quanto possibile la malattia».
Insomma sotto accusa nella proposta di riorganizzazione sanitaria è la presenza solo di indicatori economico/finanziari, senza alcun riferimento agli specifici bisogni di salute dei cittadini.
Manca infatti un osservatorio epidemiologico, l'unico in grado di guidare scelte consapevoli in sanità.
Era il ruolo dell'Agenzia sanitaria, la desaparecida dell'assessorato regionale alla sanità, che è stata al centro dell'interesse solo al momento della nomina del suo direttore scelto tra i candidati indicati dal senatore Fabrizio Di Stefano.
L'Agenzia avrebbe dovuto monitorare i dati e produrre statistiche sulla morbilità in Abruzzo.
«Non c'è nemmeno nessuna indicazione per la prevenzione degli infortuni – continua Costantini – un problema che, al di là delle tragedie umane che comporta, costa molto più di un piccolo ospedale da chiudere. Non si parla di liste di attesa, non c'è ombra di investimenti. L'impressione complessiva è che questo documento sia completamente privo di “un'anima”. E' difficile definirlo anche “ragioneristico”, considerato che pur operando scelte di massima o di principio, rinvia al futuro la definizione dei relativi contenuti. Poiché la sanità assorbe i 2/3 del Bilancio regionale credo che se ne dovrà parlare in un Consiglio straordinario sull'argomento che l'Italia dei Valori chiederà immediatamente non per fare le “barricate”, ma per avanzare proposte, come ha fatto fino ad oggi, ed anche per condividere decisioni, se si determineranno le condizioni».

s. c. 15/07/2010 8.56

EVANGELISTA: "PIANO SCRITERIATO"


Per Bruno Evangelista, Alleanza per l'Italia si tratta di «un piano assolutamente scriteriato, è una costruzione che poggia le sue basi sulla sabbia e che potrà portare a breve al collasso del Servizio sanitario la prevista riduzione di ulteriori quasi mille posti letto per un indice di ospedalizzazione pari al 3,5% è infatti, per qualsiasi esperto del settore, sostenibile solo laddove ad essa corrisponda in contemporaneità un forte potenziamento della medicina del territorio che nel piano Baraldi - Chiodi - Venturoni non c'è. A meno che essi non ritengano, sbagliando, che la sola medicina di famiglia possa farsi carico dell'intero spostamento di altre quote assistenziali dall'ospedale ai soli ambulatori dei medici di base. L'area sistema ospedale - territorio potrà infatti reggere - continua Evangelista- solo con un rafforzamento reale della diagnostica extra ospedaliera, dei distretti sanitari di base e della riabilitazione. Il rischio è che i tagli di Tremonti renderanno ancora più concreto il pericolo che il Servizio sanitario nazionale non sarà più in condizione di garantire ai cittadini i livelli essenziali di assistenza con forte abbassamento della protezione sanitaria ed anche sociale degli abruzzesi».
Da Chieti arriva invece l'appello del segretario Pd Enrico Iacobitti che parla di «ospedale alla deriva» con riferimento al SS. Annunziata.
«Prima Venturoni dice che “ il cancro della sanità è Chieti”, poi arrivano le scelte con le quali Chieti
viene umiliata dal nuovo piano regionale della sanità. L'ospedale clinicizzato passa a 390 posti, come un modesto ospedale di provincia. Invece l'ospedale di Teramo che storicamente è più “territorializzato” di quello di Chieti, con tassi di attrazione da altre Asl e da altre regioni molto inferiori a quello di Chieti, ha 55 posti letto in più. Si è passati dalla pianificazione regionale che prevedeva l'aziendalizzazione universitaria dell'ospedale teatino, con una valorizzazione delle eccellenze presenti e dei servizi, ad un taglio nettissimo di posti letto».
«Chieti», continua Iacobitti, «ha gli stessi posti letto della Provincia di Teramo, con una popolazione di quasi il doppio ed un territorio enormemente più vasto. Qui Guardiagrele, Gissi, Casoli vengono trasformasti in ospedali di Comunità, lì si salva Sant'Omero (Te)».
Dalla maggioranza di centrodestra del Comune di Guardiagrele arriva una critica politica: «I piani sanitari li fanno i politici con l'aiuto dei tecnici e non viceversa. Il Commissario-Presidente, che tecnico non è, ma politico, accetta questo piano e lo porta a Roma senza batter ciglia e senza confrontarsi con il territorio. Chiederò ufficialmente che il presidente ed il subcommissario vengano a spiegare ai cittadini, visto che non hanno dato la possibilità ai sindaci di interloquire, questo
piano, e ci facciano capire dove sono le eccellenze da salvaguardare che meritano il sacrificio dei “piccoli” ospedali».

16/07/10 11.31