Il Piano operativo sanitario alla firma: la teoria che supera la realtà

Alessandro Biancardi

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Il Piano operativo sanitario alla firma: la teoria che supera la realtà
IL DOCUMENTO INTEGRALE. ABRUZZO. E’ inutile girare attorno al problema: il Piano operativo della sanità, che disegna la nuova assistenza sanitaria in Abruzzo, e che in questi giorni il commissario Chiodi è pronto a presentare a Roma per la firma, è la fine della politica.
Distratti da piccole polemiche localistiche, molti criticano questo documento per alcuni aspetti particolari e dimenticano il significato complessivo dell'operazione: qui - ad esempio - non si programma solo la chiusura dei piccoli ospedali.
Siamo, invece, di fronte al certificato di morte della partecipazione dei cittadini alle scelte in sanità: le rappresentanze elettive comunali, provinciali e regionali sono state tagliate fuori nella fase preparatoria del documento e tutto il progetto è solo frutto di un lavoro tecnico.
Lavoro ben fatto, ma che non ci azzecca con la politica, cioè con la sintesi tra la teoria e la vita reale dei cittadini.
Un segno dei tempi? Il nuovo che avanza? Chissà.
Ma dove non ci sono scelte, dove non c'è dibattito, non c'è nemmeno democrazia e la politica si trasforma in polemica, in contrapposizione frontale da tifo ultras per un colore o per un altro. Critiche da questo punto di vista provengono dalla Cisl. Quello che però, nello specifico, sembra più grave è che i bisogni reali di assistenza sanitaria sono decisi a tavolino, così come i tagli dei posti letto, la chiusura dei piccoli ospedali (fino all'ultimo negata, poi trasformata in riconversione), il trasferimento coatto del personale entro 40 km dalle attuali sedi di lavoro (deciso da chi non conosce nemmeno per sentito dire la viabilità delle zone interne), la riduzione dei ricoveri e chi più ne ha più ne metta.
Perché nel Piano operativo sanitario (che pubblichiamo) c'è di tutto e di più. C'è il destino degli ospedali e della rete di emergenza urgenza, c'è la mobilità del personale, ci sono le cure domiciliari, le Rsa, i contratti con la sanità privata, il destino dei laboratori analisi pubblici, ci sono i comitati per il controllo, la spesa farmaceutica, il budget delle singole strutture, l'anagrafe degli assistiti e così via.

IL PIANO FA PIAZZA PULITA DELLA SANITÀ ESISTENTE, MA SEMBRA TROPPO TEORICO

Come se in Abruzzo si partisse dall'anno zero e si dovesse impiantare un nuovo sistema sanitario, inventando tutto, proprio tutto.
Meno il malato.
Come si addice alla presunzione del tecnico che ritiene di poter piegare la realtà ai suoi grafici. Questo aspetto è evidente già nella scansione degli argomenti dell'indice riassuntivo e nella ristrettezza dei tempi previsti per raggiungere gli obiettivi.
E poi ci sono tanti tavoli, più di una fabbrica di mobili: tavolo per questo, tavolo per quello, tavoli operativi, tavoli di controllo, tavolo riassuntivo.
Se poi aggiungiamo qualche termine inglese (prima c'era il latinorum dei dotti per non far capire nulla ai meno acculturati) il quadro dell'operazione è completo: devi essere “in” altrimenti sei “out”, “rock” e non “lento”, o fai finta di capire oppure sei tagliato da tutto.
Già dall'indice c'è un “executive summary”, si passa poi ai “laboratori hub” o “spoke”, per arrivare al “reporting” ed al “gate keeper dei MMG”, tralasciando il più banale “turn-over”.
Un profluvio di sigle e di termini tecnici, noti agli addetti ai lavori, ma del tutto sconosciuti ai cittadini. Cosa che il tecnico si può permettere, ma che il politico dovrebbe evitare: immaginate l'assessore Venturoni che spiega che quel piccolo ospedale sta per chiudere perché è spoke? Insomma un Piano ben fatto tecnicamente, quasi un testo per le esercitazioni dei corsi di aggiornamento dei manager, ma anche un Piano destinato – come tanti altri – ad essere disatteso proprio perché in alcuni punti forza la realtà “effettuale” agli schemi teorici che vanno di moda.
E così proprio quelli che hanno provocato gli sprechi ed il buco spaventoso in sanità (vedi le cartolarizzazioni e la distruzione della sanità pubblica) oggi si propongono come i salvatori della patria. Sarà un flop annunciato? In ogni caso qualche dubbio è legittimo.

PROTESTA IL PD: «SI TAGLIANO 1000 POSTI LETTO E NESSUNO SA NIENTE?»

Dal primo Piano sanitario di Del Colle, all'ultimo di Mazzocca, tutti questi documenti - un po' libri dei sogni, un po' frutto di imposizioni di qualche lobby sanitaria, un po' troppo slegati dal territorio - sono rimasti sulla carta.
Questo invece - con il progresso che avanza – rischia solo di rimanere su un Dvd, come esercitazione scolastica dei tecnici del ministero.
In realtà qui ha lavorato solo Giovanna Baraldi, anche se a pag. 4 si fa riferimento all'altro sub commissario Rossini che invece si è subito dimesso perché era pagato poco.
Dunque è stata molto brava, da sola, Giovanna Baraldi a partorire questo documento in tutta segretezza, come è giusto che sia per un tecnico.
La critica, invece, va rivolta al commissario Chiodi che è stato anche “eletto” presidente e che dovrebbe essere più sensibile ai temi della trasparenza e della partecipazione.
Di questo si lamentano le opposizioni: «Perché Chiodi ha tenuto segreta questa scadenza? Cosa nasconde? - lancia l'allarme Silvio Paolucci, segretario del Pd abruzzese - Nessun impegno è stato rispettato e il Piano che disegna la futura sanità è stato tenuto segreto al Consiglio regionale, ai sindaci, ai medici, agli infermieri, agli utenti. Ci chiediamo cosa Chiodi e Venturoni stiano nascondendo agli abruzzesi. Nel Piano operativo viene scritto che si applicheranno tagli per quasi 1000 posti letti solo alla sanità pubblica, e potrebbero essere così ripartiti: 150 posti in meno nella provincia di Teramo, 400 nella provincia di Chieti, 250 nella provincia di Pescara ed altri 150 nella provincia dell'Aquila. E nessun taglio al privato», aggiunge, «che insiste sull'area Pescara-Chieti. Se le informazioni in nostro possesso non sono vere allora lo dicano: ma se ci sarà questa firma, Chiodi e Venturoni si portano dietro la responsabilità di un Piano che verrà imposto agli abruzzesi come se fossero una colonia».

IL CENTRODESTRA TACE E SI AFFIDA AI TECNICI PER LE SCELTE IN SANITÀ

Se l'opposizione di centrosinistra protesta, la maggioranza di centrodestra tace.
Un po' perché non ha partecipato all'elaborazione del Piano ed ora se lo ritrova scodellato con alcune scelte che cozzano contro le promesse elettorali («non chiuderemo i piccoli ospedali»), un po' perché ormai ha abdicato al dibattito politico e si affida senza discutere ai tecnici. L'impressione però è che queste polemiche siano solo strumentali: qui governa Chiodi e protesta il centrosinistra.
In Puglia, a parti ribaltate, dove Vendola dovrà chiudere 2200 posti letto e diversi ospedali, protesta il centrodestra.
A quando un dibattito serio e fuori dagli slogan?
Fino ad oggi ci hanno detto di ridurre i ricoveri, ma questo non è stato sufficiente per risparmiare: le spese fisse degli ospedali sono praticamente le stesse e addirittura incidono di più sui singoli ricoveri, se questi diminuiscono.
Oggi ci dicono che bisogna proprio chiudere gli ospedali e potenziare l'assistenza sul territorio.
Lo propone anche questo Piano operativo che fida molto sulla collaborazione dei medici di famiglia: forse una scommessa perdente perché fino ad oggi questi operatori sanitari hanno fatto poco per ridurre gli sprechi, nonostante siano stati abbondantemente incentivati anche economicamente.
Addirittura, dopo aver preso soldi per l'informatizzazione, ci sono alcuni medici che scrivono le ricette ancora a mano…. Ma che sono queste miserie?
Il Piano operativo vola alto: tra un mese ci sarà assistenza H24, tutti saranno portati al Pronto soccorso di riferimento, ci sarà un magazzino virtuale per i farmaci ospedalieri, i flussi informativi daranno conto in tempo reale di quello che succede in sanità. Tutto troppo efficiente e poco reale. Forse siamo su Scherzi a parte.

LA CISL E I CONTI RAGIONIERISTICI

Ma la sorpresa per la Cisl è che il programma prevede ancora un deficit di esercizio per il 2009 di circa 70 milioni e «se a questa cifra è stato frutto degli inaspettati risparmi dovuti al terremoto aquilano, del fallimento di Villa Pini che ha prodotto circa 50 milioni di abbattimento dell'originario budget di 100 e passa milioni e dell'ulteriore taglio sulle negoziazioni con i privati (altri 20 milioni solo per il 2009), quanto sarebbe stato il deficit strutturale di questa regione che il ministro Fazio si affanna a dire tanto virtuosa nel risanamento?».
«Il problema» sostiene Davide Farina, «non è la chiusura o meno degli ospedali, posto che ci sono una oggettiva abbondanza di posti
letto ospedalieri e nessuna alternativa al ricovero ospedaliero (vedi la mobilità extraregionale e le liste d'attesa). Il vero nodo da sciogliere è quello avere un piano operativo che riesca a dare assistenza sanitaria a tutti in maniera totale, efficiente e dignitosa tre aggettivi oggi totalmente assenti in sanità. Poiché però il Piano prevede una perdita di ancora 70 milioni per il 2009 e propone tagli solo ragionieristici (un po' qui un po' lì), la Cisl non potrà seguire la Baraldi o Chiodi, perché questo è un metodo che depaupera senza investire. Per provocazione, prendendo ad esempio la Asl del presidente, Teramo che ha una mobilità passiva stratosferica di oltre 50 milioni e un bilancio in attivo e virtuoso, che è quello che interessa il tavolo di monitoraggio nazionale».


Sebastiano Calella 14/07/2010 7.55


SANITA'. Programma operativo Regione Abruzzo 2010