Sanitopoli, la Regione si arrende ai ''poveracci''. Angelini no

Alessandro Biancardi

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Sanitopoli, la Regione si arrende ai ''poveracci''. Angelini no
ABRUZZO. Chiodi e Venturoni non ci stanno a passare per chi “grazia” o protegge i principali autori (il copyright è quasi d’obbligo) Giancarlo Masciarelli e Vito Domenici.
Ma a non dissipare dubbi e maldicenze sono proprio le quattro righe di comunicato ufficiale firmato dall'attuale assessore alla Sanità e dal governatore nel quale si dice che l'avvocato della Regione ha verificato che i soggetti sono nullatenenti e per questo l'ente, insieme alle Asl, si sono preclusi certamente la possibilità di richiedere danni agli imputati, qualora venissero giudicati colpevoli.
Forse la Regione già sa che sono innocenti e dunque perché spendere soldi pubblici in parcelle?
La questione è complessa e alle teorie prettamente giuridiche si affiancano anche quelle proprie di valutazioni soggettive, ma pure politiche e di opportunità.
Intanto il dato di fatto che emerge da questa storia, per molti versi esemplare, è che chi non è portato per l'investimento in caso di guai giudiziari “paga” di meno.
La condanna penale eventualmente se la becca ma i soldi nessuno glieli tocca.
Se poi non sono dipendenti a tempo indeterminato non si può pignorare nemmeno il quinto dello stipendio.
Il conto in banca, certo, è pignorabile. Ma dov'è e qual è? Gli avvocati certo non possono fare indagini bancarie in merito e dunque devono attenersi al codice che parla di «beni».
E non c'è nulla da fare se per esempio il capofamiglia è un nullatenente ed invece la moglie ed i figli lavorano 24 ore su 24 e non sanno come dividere il loro tempo e le loro attività che producono reddito.
Insomma, una questione complessa ma che non giustifica certi atteggiamenti dettati dalla politica e dallo spirito di casta.
E' vero, infatti, che oggi alcuni imputati sono nullatenenti ma questi sono condannati ad una vita di stenti almeno fino ai tre gradi di giudizio e a sentenza passata in giudicato perché la legge prevede che si possano aggredire anche i beni che eventualmente saranno acquistati nel frattempo.
Calcoliamo 10 anni per la sentenza definitiva? C'è da scommettere che i nullatenenti di oggi saranno i nullatenenti di domani.


NIENTE BENI UGUALE POVERACCI?


Domenici e Masciarelli, il primo assessore per anni, il secondo ''piccolo genio'' dell'economia e della finanza nostrana avevano l'abitudine di spendere proprio tutto, fino all'ultimo centesimo e di non investire, nemmeno i guadagni di una vita nel sicuro, ma allo stesso tempo ''pericoloso'' mattone.
Domenici con dichiarazioni da 123mila euro (2003), 116.016 euro (2004) e 99.044 (2005) pare si sia impoverito man mano che procedeva la sua fulgida carriera politica, interrotta solo con gli arresti.
Si è concesso solo piccoli sfizi: moto e auto, sei in totale. Nessuna berlina, nessuna casa di proprietà e anche il mutuo, da 500 mila euro, è a carico della moglie Giovanna Liberali.
Per l'ex assessore alla Sanità nel parco macchine una Mitsubishi Paje del 2002 (dal valore di 24 mila euro), una Opel del 1979, una moto Honda del 1974, e una Guzzi Nevada 750 cavalli dal valore di 6.800 euro.
Anche i due appartamenti sullo stesso piano di proprietà, uno di 4 vani al centro dell'Aquila e l'altro di 5 vani, sono al 100% intestati alla moglie dal marzo 2008, pochi mesi prima che l'inchiesta scoppiasse.
E nella stessa data la moglie acquista il 100% anche di un altro immobile, sempre a L'Aquila, di 7 vani insieme ad un box di 11 metri quadrati.
La moglie, nota professionista, è amministratrice unica della Net Consult Srl (10 mila euro di capitale sociale), e socie sono le due figlie, e della Archis Srl (10.500 euro capitale sociale).
E se Domenici non ha investito per sé ha un'altra filosofia anche la figlia proprietaria al 100% di un immobile di 5 vani a Roma e al 50% di uno a Chieti di 8 vani e mezzo.
Beni dei familiari che secondo alcuni non sarebbero comunque aggredibili da eventuali sequestri perché non si sarebbe riusciti a provare che siano stati ottenuti con guadagni derivanti da attività dell'ex assessore.


IL PICCOLO GENIO PRECARIO

Masciarelli, considerato anche quanto dichiarava, non poteva di certo fare grossi investimenti.
Nel 2004 ha dichiarato 46.693 euro, l'anno dopo 39.285 e nel 2006 quasi quanto un lavoratore precario: 13.170 euro. In pratica più era impegnato tra incarichi e consulenze per predisporre le cartolarizzazioni e meno guadagnava. Con il 2006 sono poi iniziati i suoi guai giudiziari con il primo arresto nell'ambito dello scandalo Fira.
Risulta comproprietariodi un terreno di 1,20 ettari a Taranta Peligna, suo paese natale.
Fino al 2008 era ancora amministratore unico della Seal Srl, amministratore unico della Gemma Holding Srl, amministratore unico della Gv & Partners Consulting Srl e della ben nota Tecnos ma anche della Operattiva srl e della Tel'E'. Ma niente beni immobili anche se la Finanza li ha cercati sia al complesso “Il Molino” a Pescara sia a L'Aquila ma senza riuscirci.
E' andata peggio invece a Pierluigi Cosenza che viene citato dalla Regione.
L'ex dirigente, però, aveva tentato il tutto per tutto e il 25 maggio del 2007 (dopo gli arresti): ha ceduto ai familiari un immobile ed ha venduto a terzi i beni ricevuti in successione dal padre ad aprile del 2009.
Anche queste manovre, però, per il gup non mettono al riparo Cosenza che verrà così ugualmente aggredito dei suoi-non più suoi averi.

LA DURA VITA DELL'ASSESSORE

E per un assurdo gioco del destino anche ad un altro assessore alla Sanità, Bernardo Mazzocca, la Regione non ha chiesto il sequestro.
L'ex assessore dopo aver dichiarato nel 2005 103.075 euro (10 mila da Aptr, 85.257 da Consiglio Regionale e 7.700 dalla Provincia di Pescara) e 114.787 nel 2006 (114.147 dal Consiglio e 640 euro dalla Provincia) ha preferito non fare investimenti e non comprarsi nulla.
Non risulta proprietario di immobili, né terreni, né moto, né partecipazioni in società. Solo una Multipla del 2005. Nullatenente anche la moglie, dipendente della Asl pescarese ad esclusione di una utilitaria del 2004.
Salvo anche Boschetti, nullatenente.
E' così che succede quando si scende in politica per fare l'interesse pubblico: si dà tutto quello che si ha fino a spogliarsi di tutto.


SCARSA VOLONTA'


Se è vero che la Regione e le Asl non chiederanno danni ad eventuali responsabili vanno peggio gli imputati Anello, Angelini, Aracu, Conga e Cosenza.
«Ma come», si domanda l'avvocato di Vincenzo Angelini, Sabatino Ciprietti, «se la Regione si muove nell'ottica del “non ha nulla non gli chiedo nulla” allora perché non si è comportata nella stessa maniera verso Angelini che è notorio non possedere più nulla e soggetto a diversi fallimenti?»
Secondo Ciprietti non c'entra nulla il fatto di essere nullatenenti rispetto al fatto di chiedere il sequestro o meno.
«La Regione una volta costituitasi parte civile a rigor di logica dovrebbe chiedere i danni a tutti i possibili responsabili», spiega, «il fatto che alcuni imputati siano nullatenenti sarà eventualmente problema dell'esecuzione, comunque un problema diverso. Ci sono però molte cose che si possono fare come pignoramenti verso terzi o chiedere eventuali revocatorie di atti liberali come le vendite».
Ciprietti sembra convinto anche perché se da una parte il suo cliente ha subito il sequestro conservativo, dall'altra ne ha ottenuto uno fino a concorrere alla cifra di 15milioni a carico di 12 imputati, compresi i nullatenenti. Si vedrà chi la spunterà.
Il problema come si è detto è complesso, articolato e dalle mille sfaccettature. Anche per questo la versione semplicistica della Regione potrebbe non reggere.
Di sicuro urta il buon senso dei cittadini che continuano a pagare le conseguenze delle amministrazioni scellerate.
12/07/2010 13.32

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