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La fortuna della cricca in Abruzzo prima e dopo il terremoto

Alessandro Biancardi

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La fortuna della cricca in Abruzzo prima e dopo il terremoto
ABRUZZO. Grazie alle inchieste di Perugia e Firenze sulla cosiddetta "cricca" e gli appalti del G8 stanno emergendo inquietanti verità sull’affidamento di appalti per centinaia di migliaia di euro.
ABRUZZO. Grazie alle inchieste di Perugia e Firenze sulla cosiddetta "cricca" e gli appalti del G8 stanno emergendo inquietanti verità sull'affidamento di appalti per centinaia di migliaia di euro.
Legami, conflitti di interessi, favori, presunte tangenti per favorire l'amico imprenditore e ricorrere sempre più spesso all'affidamento diretto grazie a questa o quella emergenza, questo o quel presunto grande evento.
Le inchieste riguardano il G8 della Maddalena ma si intrecciano con altre (per esempio l'eolico in Sardegna) che contribuiscono a disegnare la mappa degli uomini chiave in grado di fare la differenza.
Ci sono poi molti filoni che riguardano la ricostruzione post terremoto e l'organizzazione del G8 a L'Aquila, inchieste ancora in gran parte coperte dal segreto istruttorio e in itinere.
Grazie a queste inchieste però sono emersi dettagli importanti che possono in qualche modo anche riscrivere la storia politica e amministrativa della nostra regione.
In principio fu Angelo Balducci con un passato in Abruzzo un incarico durato qualche anno come commissario per l'emergenza Gran Sasso.
A Balducci –amico dell'imprenditore Anemone su cui ruotano le inchieste principali- sono legatissimi l'architetto Paolo Cuccioletta, già alto funzionario pubblico e amico di Fabio De Santis, entrambi indagati nelle maxi inchieste di Firenze e Perugia ma anche a Pescara per
il brutto affare della "Mare-Monti"
dove emergono appalti truccati all'Anas e gare predisposte dell'imprenditore sponsorizzato dalla politica.
Non fa ancora parte ufficialmente della "cricca" l'ingegnere Carlo Strassil, arrestato proprio nell'ambito dell'inchiesta pescarese della Mare-monti e che in quel filone è stato ascoltato mentre venivano "organizzati" altri appalti in tutta Italia. Non potevano mancare le gare a L'Aquila dove Strassil ha ricevuto alcuni incarichi -secondo la procura non precisamente regolari e frutto di pericolose influenze. Se ne occuperà la procura de L'Aquila che dovrà sviscerare l'ennesimo faldone piombatogli addosso.
Poi c'è Verdini che ha ammesso di aver sponsorizzato l'imprenditore Fusi che fa parte del Consorzio Federico II che ha avuto almeno un appalto nella ricostruzione post terremoto.
Un imprenditore non completamente sconosciuto in Abruzzo anche prima del terremoto con numerosi contatti con il mondo imprenditoriale locale.
Legato a Fusi c'è l'imprenditore aquilano Barattelli che qualcosa ha raccontato agli inquirenti circa incontri a palazzo Chigi con il sottosegretario Gianni Letta per poi precisare attraverso il suo avvocato precisa alcuni aspetti.
Barattelli era già finito tra le colonne di cronaca nella prima estate calda dopo il sisma per un articolo de Il Giornale nel quale si diceva di aver messo a disposizione del sindaco de L'Aquila un lussuoso appartamento chiamato "Il Castello". Alla notizia seguirono polemiche e parziali smentite.
E per rimanere in tema post terremoto nessuno ha mai spiegato l'appalto diretto da 900mila euro affidato alla società della famiglia del coordinatore regionale del Pdl, Filippo Piccone, senatore e sindaco di Celano. Nessuno nel partito di Berlusconi ha mai proferito parole sul caso.
Intrecci, casualità, coincidenze, tutte facilitate anche dalle procedure veloci e d'emergenza e sembra che i personaggi in auge siano sempre gli stessi che ritornano e con il grande merito di avere amicizie importanti.
Anche il vice commissario della ricostruzione Marchetti è finito nella famosa lista dell'imprenditore Anemone. A tirarlo dentro una società, la Dromos restauri dell'ingegner Cosima Arcieri, società giudicata dagli inquirenti vicina all'ex direttore dei Beni culturali nel Lazio, Marchetti, appunto, affittuario di una casa di Propaganda Fide. Dromos si è aggiudicata i lavori nella Pontificia Università Gregoriana di piazza della Pilotta, finanziati per 1,8 milioni dallo Stato, e ha realizzato restauri in dodici chiese romane.
In questo scenario non bisogna nemmeno dimenticare le comparsate, suo malgrado, di Giancarlo Masciarelli, ex presidente Fira, pluri indagato negli scandali più grossi d'Abruzzo, "inventore" delle cartolarizzazioni della sanità e giudicato dal suo amico ed ex avvocato Carlo Taormina «un piccolo genio». Nonostante i suoi guai giudiziari, le amicizie importanti continuano ad aiutare Masciarelli che ha avuto consulenze anche nell'ambito della ricostruzione in gruppi industriali importanti.
Masciarelli è ricordato anche perché a lui si attribuisce un dossier (ma lui smentisce) che raccoglierebbe le malefatte di una "cricca" antelitteram radicata in Abruzzo e infiltratasi nel Pdl.
Moltissime cose sono ancora da chiarire, invece, proprio nella gestione della Protezione civile targata Guido Bertolaso e sulla presenza di imprese con legami pericolosi alle spalle, si è lanciato più volte l'allarme antimafia e più volte si sono avuti pericolosi indizi di contiguità di alcuni imprenditori impegnati nei lavori. E non dimentichiamoci che le inchieste siciliane che oggi fanno paura e stanno svelando legami pericolosi tra uno Stato ed un anti Stato che avrebbe ordinato le stragi di Falcone e Borsellino partono da alcune dichiarazioni ritenute molto attendibili di alcuni pentiti come il figlio di Vito Ciancimino, sindaco di Palermo e assessore storico ai lavori pubblici, responsabile del famoso "sacco di Palermo", accusato di essere legatissimo ed in continuo contatto con la mafia (Cosa Nostra), egli stesso referente principale di Riina e Provenzano. Ebbene in una inchiesta di quasi tre anni fa la procura dell'Aquila ha certificato la presenza di parte del "tesoro di Ciancimino" proprio in Abruzzo nei pressi di Tagliacozzo dove è stato in parte riciclato. E' stato questo uno dei primi segnali inequivocabili della presenza della criminalità organizzata in Abruzzo.
Insomma, pure a volerla cercare con il lanternino si fa una bella fatica a trovare quell'isola felice sparita dalla favola che ci hanno raccontato per anni.

PERICOLO ECOSFERA


E se le indagini sulla cricca continuano tirando sempre più dentro anche una società che pare compaia spesso e sia legata a diversi indagati. Si tratta di Ecosfera spa riconducibile a Ezio e Duilio Gruttadauria .
Proprio la Ecosfera ci riporta prepotentemente in Abruzzo, quello ancora tranquillo che non immaginava né gli arresti eclatanti, né le giunte troncate con le manette e nemmeno il terremoto.
Ecosfera, infatti, è stata la società che ha sponsorizzato pesantemente la giunta Del Turco ed il braccio destro dell'ex presidente della Regione e della commissione antimafia, Lamberto Quarta, e che dopo la vittoria del centrosinistra è stata beneficiaria di numerosi appalti e consulenze.
Non solo, Ecosfera, è attualmente sotto indagine anche dalla procura di Pescara per una consulenza particolare affidata ancora una volta a Lamberto Quarta alcuni mesi dopo il suo arresto.
E ritorna anche Angelo Balducci, che nel 2006 era a Pescara al fianco dell'ex sindaco D'Alfonso per inaugurare la nuova piazza Salotto.
Il figlio trentenne di Angelo Balducci, Filippo, era pagato da imprese finite in inchieste per mafia e anche Ezio Gruttadauria, costruttore di Caltanissetta e titolare della Ecosfera, era pronto a mettere mano al portafoglio.
È l'8 settembre 2008 Ezio Gruttadauria telefona a Diego Anemone, proprietario del Salaria Sport Village e gli chiede come deve regolarsi con il figlio di Balducci e che tipo di contratto deve fare. Si scopre così che anche la fidanzata di Filippo Balducci è stata sistemata.
Il nome degli imprenditori Gruttadauria, all'inizio degli anni ‘90, era al centro di un'inchiesta della Direzione Antimafia di Palermo che aveva trovato due numeri telefonici con l'indicazione "ingegnere Gruttadauria" sopra alcune rubriche sequestrate nell'ambito della maxi indagine sulla spartizione degli appalti pubblici in Sicilia sotto il controllo di Cosa Nostra.
Proprio in questa inchiesta, assieme ad altri costruttori finiti in carcere, era stato indagato Dino Anemone, (poi prosciolto nel 2004), il padre dei due imprenditori romani Daniele e Diego Anemone "patron" del Salaria Sport Village.
Per quali meriti il secondo uomo più potente dopo Del Turco è stato assunto in una società così legata alle vicende giudiziarie attuali?
Altri legami, forse labili, si ritrovano anche passando per Stefano Gazzani, commercialista, con studio professionale in Grottaferrata.
Attraverso i suoi servigi Balducci, Anemone e gli altri della "cricca" sarebbero riusciti a monetizzare milioni di tangenti, secondo gli inquirenti.
Gazzani avrebbe operato attraverso due finanziarie: la "Stube" e la "Fidear".
Fiduciarie su cui Gazzani opera pedissequamente su indicazione di Anemone.
Una società finanziaria denominata "Stube" incrocia pericolosamente l'Abruzzo nel 2005 e ci riporta a quell'operazione attenzionata dalla procura di Vasto che doveva portare a rivendere il pastificio Delverde a prezzi di realizzo, la cui mente sarebbe stata Giancarlo Masciarelli.
Coincidenze, si diceva.

a.b. 06/07/2010 10.09