Alloggi Ater post terremoto, Rapagnà sfida il Consiglio regionale

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Alloggi popolari a L'Aquila, la questione arriva in Consiglio regionale. * LE COMUNITA’ MONTANE PASSANO DA 19 A 11. COSTANTINI:«SOLO IPOCRISIA»
L'argomento non era all'ordine del giorno ma l'ex parlamentare Pio Rapagnà, leader del movimento Mia Casa Abruzzo, dai banchi del pubblico ha interrotto il presidente del Consiglio, Nazario Pagano, mentre stava facendo l'appello.
Perchè proprio non ne poteva più di aspettare e di subire da tempo l'indifferenza della politica alla tragedia di migliaia di famiglie terremotate.
«Sono 14 mesi che attendiamo un consiglio regionale per risolvere il problema degli alloggi popolari», ha gridato Rapagnà che si batte da mesi per risolvere la delicata questione.
«E' una questione - ha detto ancora - che riguarda 4.000 famiglie che sono in mezzo alla strada con 150 milioni di euro fermi perché si attendono ancora i progetti per l'edilizia residenziale pubblica». Il presidente del Consiglio, dopo aver minacciato di far uscire l'ex parlamentare dall'aula, ha sospeso la seduta per qualche minuto.
Sul caso si è pronunciato il consigliere del Prc, Maurizio Acerbo il quale ha ricordato che «in realtà un consiglio era stato avviato sull'edilizia popolare, ma la seduta era stata interrotta per mancanza del numero legale».
A nome delle opposizioni Acerbo ha chiesto la convocazione di nuovo consiglio straordinario perché «sono innegabili i ritardi sugli interventi in materia di edilizia popolare a seguito del terremoto».
In mattinata Rapagnà aveva convocato un sit-in e una conferenza stampa davanti alla Regione per ribadire l'esigenza di portare a termine la progettazione delle azioni di recupero degli interventi sull'edilizia residenziale pubblica, che è competenza dell'Ater e del Comune dell'Aquila, denunciando le difficoltà di intervento sia nella ricostruzione leggera sia in quella pesante.
«Credo che migliaia di inquilini Ater aquilani», ha poi aggiunto Acerbo, «abbiano assai più diritto di Pagano a innervosirsi per il ritardo degli interventi e per la sostanziale ignavia della Regione.
Eppure soltanto con piccoli interventi al di sotto dei 10.000 euro per unità abitativa potrebbero rientrare nelle proprie abitazioni migliaia di persone».
La seduta e' continuata con un'interrogazione urgente, a firma dei Consiglieri Di Pangrazio, D'Amico e D'Alessandro relativa all'esenzione dal pagamento del pedaggio autostradale per i telepassisti.
Il Consigliere Di Pangrazio, nel suo intervento, ha posto l'attenzione sulla scadenza delle agevolazioni, concesse a seguito del sisma del 6 aprile 2009, inerenti i pedaggi autostradali, chiedendo una eventuale ulteriore proroga dell'esenzione dal pagamento del pedaggio per i possessori delle viacard "sfollati"e non ancora rientrati nelle proprie abitazioni, o comunque senza sistemazione alternativa nel territorio di residenza.
29/06/10 14.01

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LE COMUNITA' MONTANE PASSANO DA 19 A 11. COSTANTINI:«SOLO IPOCRISIA»

ABRUZZO. Passano da 19 a 11 le Comunità montane in Abruzzo.
E' quanto ha deciso il Consiglio regionale che ha recepito la delibera approvata dalla Giunta regionale di riordino dell'intero settore presentata dall'assessore agli Enti locali, Carlo Masci.
La nuova mappa delle Comunità montane è così strutturata: 5 ricadono nella provincia dell'Aquila, 3 nella provincia di Chieti, 2 nella provincia di Teramo e una nella provincia di Pescara.
Escono dalle Comunità montane, secondo la precedente formulazione, diversi comuni tra cui Avezzano, Atessa, Popoli, Manoppello e Scafa.
Le nuove Comunità montane sono:
- "Montagna dell'Aquila" che comprende 27 comuni e assorbe le vecchie Comunità montane "Amiternina" e "Campo Imperatore";
- "Sirentina" che ingloba i comuni di Ocre e San Benedetto in Perillis;
- "Montagna Marsicana" che comprende 33 comuni e assorbe le Comunità montane "Valle del Giovenco", "Marsica 1" e "Valle Roveto";
- "Peligna" che comprende 16 comuni; "Alto Sangro-Piano delle Cinquemiglia" comprende 13 comuni;
- "Montagna Pescarese" che comprende 24 comuni e assorbe la "Vestina" e "Maiella-Morrone";
- "Gran Sasso" che comprende 10 comuni includendo il comune di Arsita; "Laga" composta da 6 comuni;
- "Maielletta" composta da 7 comuni;
- "Aventino" composta da 10 comuni con l'esclusione del comune di Pennadomo;
- "Montagna Vastese" che comprende 20 comuni e assorbe alcuni piccoli comuni che in precedenza facevano parte delle Comunità "Valsangro", "Medio Vastese" e "Alto Vastese".
«Si tratta di un importante processo di razionalizzazione - ha detto l'assessore Masci intervenendo in Consiglio - che guarda al contenimento della spesa e soprattutto ai servizi che questi enti intermenti possono assicurare ai comuni montani. Abbiamo fissato parametri e criteri che danno importanza e sostanza alle nuove Comunità; un processo burocratico attento, portato avanti in continuità con la proposta di riordino presentata nella precedente legislatura. Sono convinto - ha sottolineato Masci - che questo nuovo riordino, portato avanti insieme all'Uncem, va nella direzione voluta dai comuni permettendo una razionalizzazione dei servizi e un migliore reperimento delle risorse».
Per quanto riguarda il personale delle Comunità montane soppresse o accorpate, Masci ha confermato che «esso verrà ricollocato, ove possibile, nelle nuove Comunità montane oppure negli altri enti locali regionali».

COSTANTINI: «SI OCCUPANO SOLO DELLA FORMA E NO DELLA SOSTANZA»


«Il dibattito regionale sui confini e le caratteristiche delle nuove Comunità montane esprime una ipocrisia di fondo. La politica regionale continua ad occuparsi della forma e ad ignorare la sostanza».
E' il commento di Carlo Costantini, Capogruppo IdV alla Regione Abruzzo, dopo il voto contrario dell'Italia dei Valori al provvedimento sulla ridelimitazione degli ambiti territoriali delle comunità montane, presentato nella seduta odierna del Consiglio regionale.
«La forma – spiega Costantini - è nei nuovi assetti delle Comunità montane abruzzesi. La sostanza è che non ci sono i soldi neppure per coprirne le spese di funzionamento».
«Il buon padre di famiglia – aggiunge il Capogruppo IdV - in questo contesto, deciderebbe di sopprimerle e di destinare tutte le risorse direttamente ai comuni perché (attraverso le forme associative già previste dalla legge) le utilizzino tutte a favore della montagna, delle sue attività economiche, dei cittadini che ci vivono».
«L'Italia dei Valori – conclude Costantini - la pensa esattamente come la penserebbe un buon padre di famiglia e per questo voterà contro e continuerà a votare contro qualsiasi proposta destinata a riservare anche un solo euro a spese amministrative e di funzionamento ed a sottrarlo, conseguentemente, ai cittadini ed alle imprese che nei territori montani vivono ed operano».

29/06/2010 16.20