Petrolio, la protesta, la tranquillità di Chiodi, il nulla di fatto

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. In 500, ieri, fuori Palazzo dell'emiciclo, per chiedere con forza al Consiglio regionale di assumere una posizione netta contro la petrolizzazione in Abruzzo.


All'interno dell'aula consiliare, intanto, andava in scena la seduta straordinaria chiesta dall'opposizione di centrosinistra.
Il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini, ha avanzato la proposta di un disegno di legge regionale da presentare all'approvazione delle Camere, come prevede la Costituzione, che mira a bloccare le attività estrattive in tutte le regioni adriatiche.
Si tratta di una legge regionale a valenza statale da inviare a tutte le Regioni.
Intanto fuori a manifestare, con tanto di vuvuzelas sudafricane c'erano gli iscritti di Legambiente, Wwf, Abruzzo Social Forum, Nuovo Senso Civico, e tra i partiti i Verdi e il Pd. Ma anche tanti cittadini 'indipendenti' giunti da ogni parte d'Abruzzo e in particolare dalla costa teatina interessata dalla famosa questione del centro oli di Ortona.
«Siamo contro la petrolizzazione in Abruzzo, chiediamo che vengano sospese tutte le istanze di concessione presentate e revocate quelle esistenti», ha detto Walter Caporale.
«L'Abruzzo è la regione verde d'Europa e non può permettersi la presenza di insediamenti petroliferi - hanno affermato i manifestanti -. Se Chiodi ha peso politico lo faccia valere a livello italiano e come successo in mezza Italia, revochiamo le concessioni per la petrolizzazione».

Caporale ha sottolineato l'importanza e il ruolo centrale delle associazioni e dei cittadini in questa battaglia che, praticamente da soli, hanno creato «conoscenze e progettualità». In questo lavoro è stato fondamentale il supporto della professoressa Maria Rita D'Orsogna.
Anche Maurizio Acerbo (Rc) ha premuto l'acceleratore sulla battaglia «nata dal basso». Il consigliere ha lanciato un ultimatum alla Regione: «o decide di essere zerbino delle decisioni prese a Roma o si metta alla guida del popolo abruzzese e delle ragioni del no».
Dal canto suo il presidente ha gettato acqua sul fuoco: «sul problema della petrolizzazione la Regione ha sempre risposto con i fatti. Ed infatti ad oggi – ha precisato il governatore– i fatti dicono che la Regione Abruzzo non ha rilasciato alcuna autorizzazione alla introspezione e che il Centro Oli non è partito e non partirà, nonostante fosse stato in passato autorizzato».
Il presidente della Regione ha poi spiegato la posizione attuale: «noi, allo stato, abbiamo la legge regionale 32 del 2009 che dice chiaramente qual è la volontà dell'ente regionale, ma sappiamo anche che questa legge è stata impugnata dal governo davanti alla Corte costituzionale per conflitto di competenza. Con il governo – ha aggiunto Gianni Chiodi – abbiamo avviato un confronto in modo da scrivere un testo normativo che da un lato garantisca le competenze fissate dalla Costituzione e dall'altro tuteli i territori e gli interessi degli abruzzesi. In alternativa, aspettiamo il giudizio della Corte costituzionale sul ricorso promosso dal governo e, in caso di bocciatura della legge regionale, torneremo in aula per discutere e approvare un nuovo testo. Questa è la strategia della Regione Abruzzo e mi sembra una strategia chiara e una posizione trasparente».
Il presidente della Regione ha anche affrontato il problema legato alla trivellazione sul mare, cosiddetto petrolio off shore.
«Su questo punto – ha chiarito il presidente Chiodi – sapete benissimo che la competenza è nazionale, ma come Regione Abruzzo stiamo lavorando in sede di Conferenza delle regioni e di Conferenza Stato-Regioni per trovare un accordo con tutte le regioni adriatiche per chiedere espressamente il divieto di trivellazioni».
Ma la giornata si chiude, per l'ennesima volta con un nulla di fatto. La conferenza dei capi gruppo non ha partorito alcun documento unitario e il tutto è stato rinviato ha deciso di rinviare l'approvazione del documento finale.

24/06/2010 9.32