Cgil e sanità: «più condivisione e meno trionfalismo di Chiodi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Basta ‘a salute, quanno c’è ‘a salute c’è tutto» cantavano Ettore Petrolini negli anni ’30 e più tardi Nino Manfredi. * OSPEDALE DI AVEZZANO, L’ODISSEA DI UN SINDACO
In tempi di tagli e debiti nella sanità, la canzone resta valida, ma con qualche correttivo, come ha suggerito il convegno della Cgil che si è tenuto ieri a Pescara sul tema: “+ Salute, una nuova organizzazione per la qualità e lo sviluppo del servizio sanitario in Abruzzo”.
«Non uno slogan – ha sottolineato nella sua relazione Angela Scottu, responsabile regionale sanità Cgil - questo diritto dei cittadini deve essere sempre più effettivo, reale e concreto. Soprattutto più partecipato: non possiamo sapere solo dopo che c'è un Piano operativo 2010 o scoprire le ombre della relazione al tavolo di monitoraggio del Piano di rientro dopo che ci sono state comunicate solo le luci».
Angela Scottu evita contrapposizioni polemiche troppo forti, ma non condivide che Gianni Chiodi, nella sua veste di Commissario, abbia di fatto “secretato” le proposte presentate a Roma.
Il che smaschera cosa intende la Regione per coinvolgimento dei cittadini e delle parti sociali, mentre solo con la partecipazione di tutti si può raggiungere “il risultato possibile” di un miglioramento della sanità in Abruzzo, come prevede il Piano elaborato dal sub commissario Giovanna Baraldi.
E' stata questa la critica politica più forte della sua relazione che si è sviluppata attraverso la storia degli ultimi 10 anni di sanità: dall'esplosione del debito sotto la Giunta Pace, ai suoi strumenti miracolistici di finanza creativa che hanno indebitato ancora di più il sistema attraverso la Fira, ai tentativi del centrosinistra di arginare il disastro con il Piano di rientro dal debito e con la regolamentazione dei rapporti con la sanità privata.

CGIL:«FUORI LUOGO L'OTTIMISMO DI CHIODI»

«Ma non condividiamo l'ottimismo di Chiodi», ha poi detto Angela Scottu, «ed il suo trionfalismo per l'avvio del risanamento. In realtà molte positività sono dovute alle entrate straordinarie, quali il rimborso assicurativo dell'ospedale de L'Aquila di circa 48 mln di euro e l'incremento di 40 mln del Fondo transitorio di accompagnamento grazie al decreto sul terremoto (DL 39/2009). Non ci sfugge, naturalmente, che il terremoto ha comportato anche uscite straordinarie oltre che entrate. Ma la lettura della relazione del Tavolo tecnico evidenzia anche che della quota parte di risorse integrative relative al 2008 e spettanti alla Regione Abruzzo, pari a 133 mln, sono stati assegnati dal Governo solo 34 mln perché la Regione non ha rispettato gli adempimenti in scadenza il 31 gennaio e 15 febbraio 2010».
Dunque il Piano operativo 2010 dice che «i conti non sono a posto: ci sarà una perdita tendenziale per il 2010 di 104,3 mln di euro (a fronte, cioè, di un fondo sanitario regionale pari a 2. 320.130.000, si prevedono costi tendenziali di 2.424.470.000) che, corretta dagli interventi previsti nel Piano, dovrebbe scendere a 70 mln che, a loro volta, dovrebbero ridursi a 51 mln in seguito alle rettifiche contabili effettuate per il tavolo di monitoraggio, per poi essere azzerati dalle risorse regionali disponibili, raggiungendo il pareggio di bilancio nell'anno corrente. Insomma, un auspicio più che un fondato e realistico ragionamento».
E a questo si aggiunge inoltre l'ultima manovra del Governo che taglia selvaggiamente in sanità. «Per il 2010», scrive sempre la Cgil, «il finanziamento del SSN viene elevato di soli di 250 mln in luogo dei 550 previsti dalla Finanziaria precedente. I 300 mln mancanti, per essere esigibili, dovranno essere recuperati con le economie derivanti dallo spostamento della spesa farmaceutica ospedaliera a quella territoriale. Risparmi attesi, di cui, però, non solo non vi è certezza, ma potrebbero essere di entità diversa per ogni singola Regione. Per il 2011 viene di fatto annullata la prima tranche di risorse aggiuntive, pari a 419 mln; non è confermato alcun impegno da parte dello Stato per completare il finanziamento come previsto dal Patto Per la Salute (834 mln). Si stabilisce, invece, che il livello di finanziamento cui concorre lo Stato è rideterminato in riduzione di 600 mln. Per il 2012: non c'è alcuna previsione».
Il Patto per la salute e la legge finanziaria 2010 poi prevedevano un aumento del 2,8% sul finanziamento del 2011.
Viene vanificato, in questo modo, secondo il sindacato, un risultato importante del Patto per la salute, quello di dare stabilità triennale al finanziamento del SSN.

«MIGLIORARE LA RETE OSPEDALIERA»

Le proposte della Cgil, in questo quadro non ottimistico, sono quelle di migliorare la rete ospedaliera per acuti, di specializzarla, di fare più prevenzione, di migliorare l'accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie e l'appropriatezza delle cure.
Particolare attenzione è stata poi dedicata al Rapporto Baraldi che per uscire dalla crisi propone due strade: forte sviluppo delle strutture alternative alla degenza ospedaliera per acuti ( Day Hospital-Distretti- RSA-assistenza domiciliare) e coordinamento e dell'integrazione tra strutture e funzioni sanitarie e sociali.
«Noi siamo d'accordo - ha continuato la Scottu – ma se la riorganizzazione della rete ospedaliera non va di pari passo con il potenziamento delle funzioni territoriali, essa inevitabilmente si riduce ad una mera operazione di soli tagli».
Ci sono infatti nodi e contraddizioni da sciogliere.
Non si può parlare di cure domiciliari se poi si tagliano i fondi, né si può parlare di riorganizzazione dell'assistenza residenziale e semiresidenziale senza riscontri concreti. D'altra parte le crisi di Villa Pini e di San Stefar hanno mostrato la complessità delle scelte che debbono comunque garantire il mantenimento dei posti di lavoro.
«Bene il nuovo rapporto con la sanità privata e la scelta di acquistare le prestazioni che servono – ha concluso la responsabile della Cgil – ma deve essere accompagnata dalla firma dei contratti di lavoro e dal rispetto delle regole degli operatori privati».

s. c. 19/06/2010 11.37

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OSPEDALE DI AVEZZANO, L'ODISSEA DI UN SINDACO

Di seguito il racconto di una storia vissuta in prima persona dal sindaco di Canistro, Angelo Mariani.

“Scrivo per raccontare l'odissea di un Sindaco che ha vissuto l'esperienza da privato cittadino e che qualche giorno fa si è imbattuto in un sistema sanitario al collasso.
Ho accompagnato una persona disabile da oltre trent'anni al Pronto soccorso di Avezzano e da lì è iniziata la mia, la nostra, disavventura. In un corridoio stretto ed affollato, ammassati come capi di bestiame, abbiamo atteso molte ore prima della visita. Oltre ai malati, alcuni con un urgente bisogno di soccorso, ho notato che il personale era in grande difficoltà: essendo in numero esiguo e pur facendo del loro meglio, non riusciva a far fronte alle tantissime richieste. Da un lato Medici e personale sanitario non hanno avuto un attimo di respiro, dall'altro tanta povera gente lì, ferma, quasi rassegnata a dover subire ore di attesa, caldo e condizioni igieniche non perfettamente consone ai malati e tutti, ripeto, ammassati in un corridoio davvero troppo stretto e visitati in un ambulatorio altrettanto poco capiente.
Stessa cosa , il giorno dopo, nel presidio medico di Civitella Roveto dove mi ero recato per semplici analisi: medesimo copione con tanta povera gente costretta a “soggiornare” nell'angusto corridoietto e personale sanitario oberato dalle tante richieste e in poco idonei spazi. Da una parte quella povera gente indifesa ed io Sindaco di un piccolo Comune totalmente impotente. Mi chiedo: il diritto alle cure diventerà, così come previsto dai tagli programmati nella nostra regione, un diritto di pochi? E ancora: come si può avere una diagnosi rapida, come auspicato da molti manager, se al momento ci mancano i servizi essenziali? Cosa dovevo rispondere a chi mi chiedeva e mi apostrofava in maniera poco gentile: “perché vengono investiti tanti soldi in spese superflue e non si investe nel diritto dei pazienti ad essere curati dignitosamente nelle strutture pubbliche?” A mio parere bisogna riqualificare i luoghi di primissimo soccorso e ridare dignità ai luoghi di attesa di centinaia e centinaia di persone sofferenti, sia per loro che per il personale. Lasciamo ogni tanto gli uffici del palazzo e le auto blu e usciamo per vedere quante piccole realtà potrebbero funzionare meglio con qualche attenzione in più”.


Angelo Mariani, sindaco di Canistro (Aq)

19/06/2010 13.36