Manovra, la paura di Chiodi: «troppi tagli. Stato finanzia solo Sanità»

Alessandro Biancardi

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ROMA. «E' una manovra durissima che le regioni non sono assolutamente in grado di sostenere».
La pensa così il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ieri ha partecipato alla Conferenza straordinaria delle regioni votando e sottoscrivendo al termine della riunione un documento che chiede al governo di rivedere l'entità dei tagli a fronte di una disponibilità delle regioni alla politica del rigore.
«Non è vero che ora i sacrifici devono farli le Regioni - ha spiegato meglio il presidente -. Finora abbiamo fatto la nostra parte su fronte dei conti pubblici e del debito. È chiaro che siamo pronti a sostenere sacrifici in nome di quel risanamento che si è imposto il governo nazionale e sul quale c'è piena condivisione anche da parte delle regioni, ma queste sono condizioni inaccettabili».
Su questo aspetto, il presidente in sede di Conferenza delle regioni ha voluto inserire nel documento il concetto di virtuosismo riferendolo ai comportamenti anziché alle regioni, portando proprio l'esempio dell'Abruzzo.
«Ci sono delle regioni – ha spiegato - che stanno attuando una politica virtuosa di risanamento del debito e di riduzione delle spesa: questi sono comportamenti virtuosi e come tali è necessario sottolinearli nel confronto con il Governo.
La paura di Chiodi è infatti quella che adesso le Regioni siano trasformate in grandi Asl per la gestione della sanità regionale.
«Con i tagli prospettati nella manovra – ha spiegato – il 90-95% del bilancio regionale sarà tutto fondato sulla spesa sanitaria e le regioni non avranno alcun margine di investimento e programmazione. Ci troveremo cioè a gestire solo la spesa sanitaria perché l'unica finanziata dallo Stato. Mi sembra una situazione non accettabile e soprattutto penalizzante per chi vuole fare buona politica».
In quest'ottica, la manovra proposta dal governo per i presidenti di regione «compromette seriamente i margini di applicazione del federalismo fiscale».
Il centro studi della Conferenza delle regioni ha poi presentato una serie di cifre che toccano direttamente i bilanci delle regioni.
Dei 4 miliardi 900 milioni di euro di trasferimenti attualmente previsti, la manovra «taglierebbe, già dal 2011, 4 miliardi 300 milioni, compromettendo seriamente tutta una serie di servizi ai cittadini». Secondo i presidenti di Regione, i tagli riguarderebbero i settori dell'incentivazione della piccola e media impresa, dei trasporti, dall'ambiente e della spesa sociale, tra cui il fondo sociale e i servizi in generale.
A rischio, dunque, i contratti di servizio con Trenitalia per il trasporto locale, con una generale riduzione del 33% delle risorse disponibili, «oltre al fatto – ha dichiarato il presidente della Lombardia Formigoni – che molte regioni hanno già sottoscritto i contratti di servizio che con questi tagli non potrebbero essere rispettati».
Questa riduzione del 33% avrà effetti anche nei servizi con il potenziale taglio di corse e personale per una percentuale pari almeno allo stesso taglio operato dal governo.

REGIONE IN LIQUIDAZIONE

«Se la manovra pensata dal governo Berlusconi andrà in porto così com'è oggi, l'Abruzzo rischia la liquefazione e la liquidazione. È necessaria un'azione forte e unitaria per difendere l'Abruzzo». Lo denuncia il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini, che questa mattina – assieme ai presidenti dei gruppi parlamentari d'opposizione – ha incontrato i presidenti delle Regioni guidate dall'emiliano Vasco Errani, in allarme per gli effetti della manovra.
«Alla manovra di Tremonti» dice Legnini «si aggiunge per la nostra regione l'enorme indebitamento accumulato dalla destra fra il 2000 ed il 2005, con il risultato che l'Abruzzo si fermerà. Ci saranno tagli al trasporto pubblico locale, all'edilizia sanitaria, e non ci saranno risorse per le famiglie, le imprese, la cultura, il turismo, gli enti locali. Non ci saranno fondi per il lavoro delle nuove generazioni, e ci sarà il taglio anche per il fondo Fas, stanziato già nel 2007 dal governo Prodi: i fondi vengono trasferiti alla Presidenza del Consiglio, rendendo incerti i tempi di quelli residui».
Una «situazione drammatica», dice Legnini, «di fronte alla quale Chiodi è rimasto in silenzio, e di cui si è accorto con enorme ritardo rispetto al grido d'allarme che abbiamo lanciato venti giorni fa. Oggi invece Errani, Formigoni, Polverini e altri presidenti di Regione ci hanno detto che se passa questa manovra, le Regioni si ridurranno al ruolo di grandi aziende sanitarie in barba al federalismo ed alle autonomie locali».
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