Giuliante insiste: «troppe consulenze alla Regione»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non si placa la polemica sui dirigenti d'oro della Regione e sulle consulenze a gogò che succhiamo milioni di euro al bilancio regionale.


Prima c'è stato il botta e risposta Giuliante-Chiodi, con il presidente che non voleva le critiche del capogruppo per la sua veste istituzionale funzionalmente di appoggio alle scelte della maggioranza e con Giuliante schierato a difesa del suo diritto di parlare.
Oggi, dopo alcune fiammate pro e contro questa posizione, le acque non sono ancora calme nella maggioranza alle prese con alcuni mal di pancia di cui Gianfranco Giuliante è portavoce.
E se è vero che alcune cifre sui dirigenti regionali non erano precise (non sarebbero 1 a 10, ma 1 a 12 secondo i numeri ufficiali resi noti, dopo il taglio di un paio di teste) «il problema non cambia – spiega Giuliante – ci sono troppi dirigenti, guadagnano tutti troppo e così non si può andare avanti». Insiste dunque il capogruppo e non fa passi indietro fedele alle sue origini: è infatti aquilano con ascendenze della Majella (è infatti originario di Pennapiedimonte).
O, se preferite, è un montanaro di nascita temprato dal terremoto.
In rotta di collisione con il presidente Chiodi da quando ha deciso che non si può tacere su quello che non va sia nel post-terremoto, sia nelle scelte amministrative, sia sui sacrifici imposti dai tagli governativi agli abruzzesi, Giuliante insiste: «per essere credibili i sacrifici li dobbiamo fare tutti. E se non mi volete come capogruppo me lo dite, il mio ruolo politico e la mia storia mi impongono di non dire sempre sì».
Il suo discorso è semplice: se un dirigente guadagna da contratto quello che è giusto (circa 40 mila euro), arriva a raddoppiare l'importo (+ 40 mila circa) con la retribuzione di risultato, anch'essa prevista dal contratto.
Quindi gli oltre 100 dirigenti viaggiano su compensi di 80-90 mila euro, e tutti sono al massimo del rendimento.
Ma se tutti sono così efficienti, come mai non tutto funziona a dovere e soprattutto perché ci sono le consulenze?
Giuliante lancia una cifra desunta dal bilancio: in due anni ci sono stati 9 milioni di euro per le consulenze.
In questa cifra sono compresi anche i contratti cococo, cocopro ecc. ma sembra pur sempre una cifra importante.
«E allora come la mettiamo? I sacrifici toccano solo ai dipendenti pubblici a reddito fisso minimo? Secondo me – conclude Giuliante – lo scandalo non è che un dirigente guadagni molto, se ha le capacità che servono, ma se tutti sono al massimo livello di efficienza mentre la Regione arranca e si affida ai consulenti».
Il problema allora si sposta: cosa c'è dietro le consulenze?
E soprattutto cosa hanno prodotto questi esperti chiamati al capezzale della Regione?
Insomma la richiesta è quella di controllare cosa queste consulenze hanno prodotto in termini di risultati.
Altrimenti sarebbero solo gratifiche agli amici di cordata.
Una nota di trasparenza in più che non guasta, visto che i siti della Regione non sempre e non tutti sono molto chiari sia sulle competenze dei singoli dirigenti sia sui compensi sia sui consulenti.

s. c. 10/06/2010 10.29