Sospetti e connessioni sui rifiuti abruzzesi, Toto interroga il ministro Maroni

Alessandro Biancardi

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Sospetti e connessioni sui rifiuti abruzzesi, Toto interroga il ministro Maroni
ABRUZZO. Rifiuti che scottano in Abruzzo, connessioni tra aziende in odore di mafia e l'intervento del deputato del Pdl Daniele Toto che chiede al ministro dell'Interno, Roberto Maroni, se non sia il caso di intervenire.
Un problema che pare non interessi né la grande stampa né la politica, nonostante la pubblicazione su questo quotidiano di alcune notizie non esattamente tranquillizzanti che hanno messo in luce coincidenze e connessioni che fanno pensare a scenari molto pericolosi.
Al centro dell'interrogazione del parlamentare Pdl anche la Te.Am. Teramo Ambiente S.p.A che dalla metà degli anni novanta ha gestito il servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, la pulizia delle strade, la manutenzione del verde pubblico.
Nel 2001 è stata sottoscritta una convenzione per un rinnovo della collaborazione fino al 2010. Dal 2006, senza alcuna gara, la società si è vista affidare i servizi cimiteriali, dal 2007 la riscossione della tariffa di igiene ambientale e da un paio di mesi i servizi museali, l'assistenza all'attività didattica, la gestione dell'Auditorium di San Carlo e la gestione dei servizi nel centro sociale di educazione permanente.
Su quest'ultima indaga la procura di Pescara nell'ambito di un filone sui rifiuti che pare sconfinare in più province della regione. E non c'è da stare tranquilli.
Più procure, invece, indagano sul socio della Team, la Enerambiente spa che opera anche nel napoletano e che in Abruzzo sembra aver avuto la strada spianata.
Il deputato Daniele Toto ha ripreso i dati emersi da alcuni articoli di PrimaDaNoi.it e adesso chiede spiegazioni.
Toto ricorda che la Slia Technologies Srl, prima di essere posta in liquidazione, deteneva il 49% delle azioni di Te.Am poi rilevate da Enerambiente S.p.A., che ha fatto capo a una società svizzera, Ecomanagement Sa, la cui denominazione è stata successivamente modificata in Immogeste Sa, con sede a Ginevra
Amministratore delegato di Te.Am. S.p.A. e, al contempo, di Enerambiente S.p.A., è l'avvocato Giovanni Faggiano coinvolto, nel 2007, in un'inchiesta della procura di Brindisi sulla cosiddetta “tangentopoli brindisina” che portò all'arresto e alla successiva condanna dell'allora sindaco di Brindisi e alla condanna, tra gli altri, dello stesso Faggiano, a un anno e quattro mesi, per favoreggiamento.
«Sempre sulla scorta di notizie diffuse da mezzi di comunicazione», Toto cita le inchieste in corso nelle quali si rintraccerebbe la presenza, «in ruoli evidentemente da vagliare sul piano dell'inappuntabilità», di Enerambiente S.p.A., che è comparsa anche in un elenco di fornitori di SaBa Ecologia S.r.l., un'importante società campana operante nel settore dei rifiuti, allegato a una interdittiva antimafia adottata, alcuni mesi fa, dal prefetto di Napoli, nei confronti di quest'ultima società.
Toto fa riferimento anche al Corriere del Mezzogiorno che l'8 marzo 2010, a firma del giornalista Fabrizio Geremicca, scrisse che Enerambiente S.p.A «sarebbe riconducibile a un personaggio, A. D. O., indicato quale anello di congiunzione tra il clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia e la Sacra Corona Unita».
Il deputato del Pdl chiede di sapere «se l'affermazione trovi riscontro in attività di accertamento e di ricerca di elementi che, quindi, la confermerebbero e se, in tale caso, detti elementi eventualmente disponibili non giustifichino l'adozione di un provvedimento prefettizio inibitorio antimafia nei confronti di Enerambiente S.p.A., socio di minoranza della Teramo Ambiente S.p.A».
Su questi argomenti, come detto, in Abruzzo è calato il silenzio e chi dovrebbe dare risposte preferisce tranquillizzare perché:«è tutto in regola».

05/06/2010 10.27

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