Regione: «tagliamo i dirigenti, anzi no». Ecco i 5 bandi discussi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Taglio i dirigenti, non li taglio. Ma sì: li taglio solo ufficialmente. E poi, senza rumore, ne assumo cinque nuovi. E’ questo il gioco della margherita che va di moda negli assessorati regionali.



ABRUZZO. Taglio i dirigenti, non li taglio. Ma sì: li taglio solo ufficialmente. E poi, senza rumore, ne assumo cinque nuovi. E' questo il gioco della margherita che va di moda negli assessorati regionali.


Dopo aver strombazzato ai quattro venti la diminuzione dei dirigenti, se ne assumono 5 nuovi e dopo aver tagliato le spese della sanità si cerca un dirigente esperto di programmazione sanitaria.
Per tutti quello della margherita è un gioco con due soluzioni: mi ama o non mi ama. Tertium non datur: cioè un'ipotesi di corna non è prevista.
I politici della Regione Abruzzo invece hanno inventato una forma di gioco tutto nuova, a tre ipotesi: tagliare, non tagliare, tagliare solo per gli altri e rimpinguarsi lo staff di dirigenti.
La formula inventata è: pubblicare bandi di assunzione sul Bura (che non è proprio la lettura più diffusa tra i cittadini) e sperare che passi inosservata.
Prendiamo l'esempio della sanità, in fibrillazione per la chiusura dei piccoli ospedali e per il taglio delle prestazioni e dei servizi ai cittadini:
l'imperativo che giustifica ogni chiusura è “risparmiare”. E mentre tutti si affannano a tagliare, la Regione, cioè la struttura del commissario alla sanità, decide una “Procedura, ad evidenza pubblica, per il conferimento dell'incarico di dirigente della Struttura temporanea a supporto del Commissario straordinario della Direzione Politiche della Salute". Qualifica di "Dirigente Amministrativo": in euro, oltre 160 mila euro lordi l'anno a carico della sanità, più le indennità di risultato, cioè il premio di produzione.
E servono anche dirigenti per i Lavori pubblici, il Bilancio, per le Risorse del territorio e per il Lavoro.
Non è uno scherzo. 
Quello che però suscita qualche perplessità è l'elenco dei requisiti per partecipare alla selezione del dirigente della sanità.
Non fa rumore tanto l'inclusione della laurea (in passato ci sono state promozioni slegate dal titolo di studio), quanto la dicitura “Laurea specialistica con comprovata esperienza in materia di programmazione sanitaria”. Un titolo di studio che non esiste, una qualifica che sembra escogitata per favorire chi questa esperienza nella programmazione sanitaria ce l'ha o la millanta. Come dire: serve la laurea in legge, ma solo se il candidato ha esperienza nell'infortunistica stradale o ha fatto l'amministratore di condominio.

REQUISITI E DUBBI SULL'ITALIANO

Dunque un bando cucito addosso a qualche funzionario in servizio o a qualche aspirante esterno?
Perché non chiedere allora che il candidato abbia i capelli neri o biondi o che preferisca mangiare i cappelletti invece dei tortellini, magari per fare un omaggio al sub commissario Giovanna Baraldi
che è di Bologna? Il top del bando, che sembra adatto ad una candidatura in pectore, è però l'ultimo requisito: dopo i 5 anni di esperienza dirigenziale, anche come docenti universitari o magistrati, ed oltre le pubblicazioni, viene aggiunto il passepartout finale e risolutivo.
Hai tre lauree, 15 anni da dirigente sanitario, sei un magistrato della Corte dei conti? Non serve: quello che ci vuole è una «concreta esperienza di lavoro», non come aggiunta, ma come alternativa.
Cioè: un idraulico, un falegname, un meccanico d'automobili (magari specializzato nelle Audi A6 appena acquistare dalla Giunta regionale), ma anche un impiegato, un barista, un coltivatore in possesso di una «concreta esperienza di lavoro» possono battere tutti, anche il plurilaureato con diversi Master in programmazione sanitaria.
Speriamo che non sia così.
Perché oltre il danno dei concorsi che sembrano su misura, ci sarebbe la beffa di sapere che in Regione non c'è molta dimestichezza con la lingua italiana.
Forse si voleva dire che serve “una particolare specializzazione professionale desumibile dalla formazione universitaria e da concrete esperienze di lavoro”, aggiungendo “nel settore oggetto del bando”(e non come scritto ora, cioè desumibile anche solo da concrete esperienze di lavoro generico).
Sarebbe stato più chiaro. Sarà per la prossima volta.

Sebastiano Calella 01/06/2010 9.40

Avv_Procedura[1]

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