Cisl e sanità: «rischio posti di lavoro a Villa Pini. E non solo»

Alessandro Biancardi

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Cisl e sanità: «rischio posti di lavoro a Villa Pini. E non solo»
ABRUZZO. E’ allarme rosso per i posti di lavoro della Psicoriabilitazione di Villa Pini. Non a caso questo è uno dei punti sospesi della trattativa tra il Commissario Chiodi ed il curatore fallimentare: se ne parlerà infatti in un tavolo tecnico di prossima convocazione.
Che fine faranno le Case-famiglia ancora in attività?
E gli ospiti di queste strutture (malati delicatissimi di cui poco si è parlato) saranno abbandonati al loro destino che potrà essere solo di emarginazione e di degrado, oppure continuerà il lavoro prezioso degli operatori che finora li hanno protetti dalle turbolenze della casa madre? Il problema lo rilancia la Cisl Funzione pubblica che lo allarga anche alla sanità in generale.
Dispersi con un blitz i ricoverati dell'ex Paolucci, delle Villette e del Padiglione (giungono solo segnalazioni di morti improvvise, di terapie inadatte e cambiate senza il parere dei medici che li assistevano prima), la politica sanitaria regionale sull'ex impero di Angelini sembra tentata da un disegno diabolico: cancellare i malati per cancellare il problema o almeno nasconderli sotto il tappeto per fare cassa.
E i dipendenti?
Pare di ascoltare la risposta: «che vogliono i dipendenti: hanno avuto la cassa integrazione in deroga….»
Insomma Villa Pini da problema della sanità abruzzese si sta trasformando in una risorsa per Chiodi: averla cancellata quasi totalmente nella Riabilitazione, ed averla ridimensionata di oltre il 50% nel resto, ha prodotto il miracolo di un risparmio netto dei costi fuori controllo della sanità ed il rispetto dei vincoli del Piano di rientro. Infatti, azzerate le strutture riabilitative esterne di cui sopra, i 359 posti totali di Psicoriabilitazione oggi sono solo 171, di cui 140 attivi, con il pericolo abbastanza vicino di una perdita del posto di lavoro per oltre 200 persone, come fanno temere alcune delibere del Commissario Chiodi.
Di qui l'allarme dei sindacati in generale e della Cisl in particolare che attraverso Davide Farina, responsabile della Funzione pubblica, ricorda a Gianni Chiodi e a Lanfranco Venturoni il loro impegno «a non lasciare nessuno per strada», un impegno solenne, espresso più volte pubblicamente ed anche nell'audizione alla Commissione d'inchiesta del Senato, in cui si promise «di dare a tutti la speranza di un'adeguata collocazione» lavorativa.
Dunque un appello accorato e preoccupato quello della Cisl, che risente della precedente delusione inaspettata per le dichiarazioni del sub commissario Giovanna Baraldi: tutti ricordano infatti che nell'incontro in Prefettura a Chieti con la Commissione Marino assicurò di poter riassorbire tutto il personale di Villa Pini (del che venne informata in diretta l'assemblea dei lavoratori che si teneva al piano di sopra, nel salone della Provincia), salvo poi rimangiarsi questa possibilità in una successiva audizione al Senato a Roma.

I TAGLI ALLA PSICORIABILITAZIONE DI VILLA PINI METTONO A RISCHIO I POSTI DI LAVORO

Quali sono i dati del problema occupazionale è presto detto: se gli oltre 180 posti letto persi per Psicoriabilitazione equivalgono (dati ufficiali) a 112 posti di lavoro anche questi persi, quasi altrettanti sono quelli a rischio immediato per le Case famiglie attive.
Un totale quindi, se nessuno deve “restare per strada”, di circa 220-230 addetti ai lavori. E siccome le Villette, il Padiglione e l'ex Paolucci difficilmente saranno riattivati in mancanza di accreditamento, già solo questo basterebbe a chiarire uno scenario in cui sono già saltati ben 112 dipendenti senza altre prospettive di reimpiego.
Ed anche per gli altri 100 in attività le speranze si restringono, visto che il destino della Psicoriabilitazione sembra segnato: ci sarà spazio per questi malati solo nelle Rsa per disabili e per anziani.
Poiché il Ministero della Sanità ha fissato un posto letto di Psicoriabilitazione ogni 10 mila abitanti, «questo in Abruzzo – dice Farina, Cisl Fp - significa 120/130 posti letto con una retta per degenza giornaliera stimata intorno ai 90/100 euro ed un budget annuo di circa 7 milioni di euro. Prima le cifre erano 670 p.l. a tariffe anche maggiori e per un totale di 29 milioni di euro, di cui quasi 16 ad Angelini».
Di questo taglio brutale, che sembra interessare prevalentemente Villa Pini, la politica regionale non parla nei comunicati trionfalistici sulla regolarità del Piano di rientro.

ANCHE IL PERSONALE DI MARISTELLA A RISCHIO RIDIMENSIONAMENTO PER I TAGLI

«Ad esempio non dice nemmeno che dei circa 120/130 posti previsti dal Ministero – continua Farina - il Piano Sanitario Regionale sembra ricondurne solo 40 alla Asl di Chieti, di cui già 20 sembrano assegnati a Guardiagrele. Se ciò fosse, significherebbe la totale cancellazione dei 359 posti di Villa Pini e del collegato budget di circa 16 ml. di euro con tutte le evidenti, nefaste ricadute sugli oltre 200 operatori addetti». L'allarme della Cisl non sembra tanto campato in aria.
Con la Delibera commissariale del 23 marzo scorso, Chiodi ha revocato l'accreditamento di 181 p.l. dei 359 originari legati alle strutture ex Paolucci, Villette e Padiglione.
Per gli altri 171 rimasti (di cui 140 oggi occupati), sembra che la Regione abbia proposto al curatore fallimentare di trasferirne oltre la metà a Maristella, trasformando i posti letto da Riabilitazione ex art. 26 in Rsa per disabili e/o anziani non autosufficienti.
Ciò in quanto l'80% dei pazienti trasferiti nelle strutture pubbliche dall'ex Paolucci, dalle Villette e dal Padiglione sono stati identificati come «soggetti anziani non autosufficienti» dall'Uvm (unità di valutazione multidisciplinare) e solo il 20%, circa 50 pazienti, sono stati trasferiti in strutture private idonee alla riabilitazione psichiatrica.
Dunque, secondo la Cisl, problemi in vista anche per il personale di Maristella. Qui infatti la Delibera commissariale del 13 aprile scorso ha previsto il trasferimento di 38 pazienti in altre strutture, mentre l'ultimo budget di Maristella per i 70 posti di riabilitazione residenziale extraospedaliera estensiva ammontava a circa 4 milioni e 700 mila euro, con una retta giornaliera oscillante tra i 111 euro ed i 145 euro. La retta per i pazienti da Rsa (a minor impatto sanitario ed occupazionale) oscilla invece tra i 77 euro e gli 87 euro, quasi la metà.

LE COLPE E LE AMNESIE DELLA POLITICA: I TAGLI SONO LA SCORCIATOIA DEL RISANAMENTO

Su questo aspetto sembra che il curatore fallimentare unico abbia mostrato tutte le sue perplessità, per non dire contrarietà.
Però, mentre è ben consapevole che il ruolo assegnatole dal Tribunale è di garantire la conservazione del bene “Gruppo Angelini” per il successo dell'esercizio provvisorio e quindi della futura vendita, l'avvocato Giuseppina Ivone è altrettanto cosciente di non avere un ruolo politico-amministrativo per confrontarsi sui bisogni assistenziali e sulle prestazioni sanitarie decise dalla Regione Abruzzo o dal suo Commissario.
Come dire: le iniziative politiche spettano agli eletti, sia di maggioranza che di opposizione, perché tocca a loro condividere o criticare le scelte sanitarie del Commissario.
Ma l'ubriacatura per le funzioni commissariali (non solo in sanità) sembra aver sterilizzato il dibattito, come se toccasse solo ai sindacati difendere i posti di lavoro. Sono pochi quelli che ricordano come il prezzo maggiore dei risparmi sanitari sia legato all'espulsione dagli ospedali di circa 1000 precari creati soprattutto a Pescara e Chieti dalle scelte discutibili dei manager Asl di centrodestra (cioè una decina di milioni di euro sottratti all'economia locale).
E pochi sottolineano che i risparmi nel Piano di rientro sono quasi tutti ascrivibili ai tagli su Angelini.
Ma se il criterio per risparmiare sui conti della sanità fosse solo quello ragionieristico, e non anche quello dei servizi e dell'assistenza ai cittadini, per assurdo Chiodi potrebbe risolvere tutto alla radice tagliando qualche altra clinica o chiudendo selvaggiamente molti ospedali.
Sarebbe però un risparmio illusorio. La mobilità passiva che nel 2006 aveva un saldo positivo di 3-4 milioni, viaggia oggi su livelli altissimi: si parla di 50-60 milioni. Perché non è vero che in sanità si risparmia se si taglia: il rischio è di pagare di più, come hanno dimostrato le prestazioni cancellate a Villa Pini e richieste dai malati fuori Abruzzo.
Tagliare è facile, più difficile è pianificare il sistema senza essere influenzato da questa o quella lobby.
Che il sistema andasse riformato è evidente, meno evidente è che la soluzione siano i tagli a tavolino senza il coinvolgimento dei territori e dei cittadini su cui si va ad incidere. Non ci crede più nessuno alla favoletta che per risparmiare in sanità serve solo il taglio del personale e non degli appalti, degli sprechi e delle consulenze.


Sebastiano Calella 31/05/2010 9.21

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