Agenzia Sanitaria, la replica a Venturoni: «nessuna raccomandazione per entrare»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. «Non è come dice Venturoni. Per lavorare nell'Agenzia Sanitaria regionale io non ho avuto alcuna raccomandazione».


Ha fatto discutere l'affermazione dell'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, che in una intervista a PrimaDaNoi.it nei giorni scorsi aveva spiegato che al suo arrivo all'assessorato aveva notato alcune anomalie nella selezione del personale reclutato dall'Agenzia e spiegato il suo cambio di rotta: «adesso ci sarà un avviso pubblico e vinca il migliore. Altro che raccomandazioni, sarà il merito a decidere».
Ma la dottoressa Valeria Marisi, medico dell'Asl pescarese non l'ha presa bene e ha scritto una lettera aperta all'assessore.
«Anch'io», racconta, «sono stata in Asr per un anno, da maggio 2008 a fine aprile 2009: non so gli altri, ma io non ho avuto alcuna raccomandazione, in quella occasione così come in tutte le altre che hanno determinato il mio percorso personale e professionale!»
«Ho semplicemente scritto», continua la sua spiegazione Marisi, «all'allora direttore Di Stanislao, dicendomi interessata al lavoro che stava facendo per la riorganizzazione del Sistema Sanitario Regionale e dichiarandomi disponibile ad offrire la mia esperienza, quasi trentennale, maturata nell'ambito della Sanità Pubblica e supportata dalla discreta conoscenza del territorio, in quanto referente per il dipartimento Di Prevenzione, per molti anni, in un distretto sanitario della nostra Ausl».
«Ero convinta», continua, «e lo sono ancora, che alla capacità teorica di illustri universitari poteva essere utile l'esperienza ed il punto di vista di chi è “in prima linea” e deve mettere in pratica le indicazioni dei Piani Sanitari Regionali».
«Forse», ipotizza Marisi, «proprio la modalità “diretta” di contatto aveva incuriosito il direttore dell'Agenzia che, in tempi brevissimi, mi ha fissato un appuntamento e, dopo appena venti giorni, ero in Agenzia. L'attività in Agenzia è stata, purtroppo, per i noti fatti del 14 luglio, poco utile: l'opportunità di crescita professionale andava sfumando ed il mio contributo, seppure modesto, era meno richiesto».
Ma le dichiarazioni dell'assessore hanno colpito il medico che si è sentita in dovere di replicare: «non mi va di essere considerata parte di un sistema, sebbene sempre più considerato “normale”, nel quale non mi riconosco. Non ho mai utilizzato raccomandazioni ed ho sempre lavorato nell'interesse esclusivo dei cittadini e dell'Azienda alla quale appartengo, sebbene questo non paghi, e lei lo sa quanto me, in termini di avanzamenti di carriera o quant'altro. Quello che paga, però, è la enorme soddisfazione personale e professionale di esprimersi liberamente in qualunque situazione».

29/05/2010 10.35