Il Pd lancia l’allarme: a rischio molti posti di lavoro a Villa Pini

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Sedotti e abbandonati: è questo il destino dei dipendenti di Villa Pini? Se lo chiedono Claudio Ruffini e Giovanni D’Amico (consiglieri regionali del Pd) sollevando il problema della presunta illegittimità delle delibere 24 e 25 con cui Gianni Chiodi, in veste di commissario alla sanità, ha restituito budget e accreditamento alla Clinica fallita.



Sull'interpretazione di questa decisione i due consiglieri di opposizione hanno chiesto un incontro della Commissione di Vigilanza presieduta da Gino Milano, per discuterne assieme al Commissario ad acta Chiodi, a Giuseppina Ivone, curatore fallimentare di Villa Pini e all'ufficio legislativo della Regione.
Secondo la loro interpretazione sarebbe illegittimo il modo con cui Chiodi ha riaccreditato (dopo la sospensione) alcune strutture di Villa Pini assegnando alle stesse un budget di spesa.
La critica non è rivolta al curatore fallimentare, al quale la legge impone solo la tutela dei creditori (e se questo significa anche tutela dei lavoratori tanto meglio), ma al Commissario Chiodi.
Si potrebbe infatti verificare che a causa del budget ridotto assegnato per il 2010 non tutti i dipendenti potranno essere riassorbiti.
E di questo si deve preoccupare la politica, non il Tribunale fallimentare che già ha dato il suo contributo decidendo per l'esercizio provvisorio, cioè lavoro subito.
Il dato occupazionale, sostengono i due consiglieri Pd, dev'essere gestito dalla Regione, così come quello dell'assistenza ai malati, perché meno personale significa anche meno prestazioni.
«E di questo Chiodi non sembra preoccuparsi – spiega Ruffini – ma c'è di più: sembra proprio che chi ci governa sia incapace di prendere decisioni risolutive per tutta la vicenda».

RUFFINI E D'AMICO, PD: “FORSE ILLEGITTIMA LA FORMA DEL RIACCREDITAMENTO”

Il ragionamento è semplice: se per la sospensione degli accreditamenti è stata necessaria una modifica con tanto di legge, anche per il nuovo accreditamento ci dovrebbe essere un riferimento legislativo e non due delibere.
Tra l'altro, nella legge emanata per la sospensione dell'attività in accreditamento da parte di Villa Pini non è contemplato il fallimento, ma solo il mancato pagamento degli stipendi.
Addirittura, aggiungiamo che secondo il ricorso del curatore al Tar (quello per il quale non è stata concessa la sospensiva, ordinanza su cui ora c'è il ricorso al Consiglio di Stato), questa legge sarebbe stata applicata in modo retroattivo e quindi nullo.
Infatti i mesi senza stipendio da conteggiare, secondo il ricorso, dovevano essere quelli dopo la pubblicazione della legge e non quelli da giugno in poi.
In pratica da fine novembre in poi, ma il fallimento del 16 febbraio ha interrotto il periodo sotto osservazione.
«Riteniamo perciò che la procedura di Chiodi potrebbe non essere corretta perché il presupposto originario per la sospensione degli accreditamenti, e cioè il mancato pagamento degli stipendi, non è stato ancora oggi superato», dicono Ruffini e D'Amico ritenendo parziale nei numeri e nella sostanza il pagamento effettuato dalla curatela e dalla cassa integrazione.
Il tutto a causa di una legge «pasticciata e frettolosa» che fin da subito il Pd contestò nella forma e nei contenuti.

GIORNI CRUCIALI PER VILLA PINI

Mentre i giuristi si accapigliano sull'interpretazione delle delibere di riaccreditamento, Villa Pini vive giorni cruciali.
Proprio stamattina ci sarà l'incontro definitivo in Regione per la firma del contratto 2010.
Sembrano superate le difficoltà per il controllo del metodo utilizzato per i tagli e quindi la firma dovrebbe essere scontata.
Un risultato che apre uno spiraglio economico importante per l'esercizio provvisorio e che viene sia per il parziale ripensamento della Giunta regionale che in un primo momento aveva cancellato del tutto questa ipotesi, sia per la tenacia dei dipendenti che si sono battuti senza un attimo di tregua, nonostante le difficoltà per la mancanza degli stipendi e per qualche difficoltà o ritardo della cassa integrazione.
Buone notizie anche dalla Asl che sta valutando quali sono le prestazioni che potrebbe richiedere a Villa Pini, sia per ridurre le liste d'attesa sia per decongestionare il SS. Annunziata che è sul punto di scoppiare.
In arrivo anche la decisione sul fallimento del San Stefar e di Maristella: la decisione è pronta e dev'essere solo depositata.
Del no al concordato preventivo, della problematica dei Cud e della dichiarazione dei redditi, oltre che dell'inserimento nel passivo del fallimento si è parlato venerdì in un'assemblea della Cgil a Villa Pini, presente l'avvocato Vincenzo Di Lorenzo.
«Per sperare di ottenere qualche soldo arretrato – è stato detto ai dipendenti – è indispensabile presentare domanda al curatore. Altrimenti non si potrà recuperare nulla».

GIÀ IN 400 PER IL RISARCIMENTO DANNI

Invece sul fronte del recupero attraverso i risarcimenti danni si sta muovendo il comitato spontaneo di medici, infermieri e familiari dei malati che ha deciso di chiedere l'assistenza legale del professor Ugo Ruffolo. Finora sono 260 i dipendenti e 145 i familiari dei malati che hanno aderito e firmato l'iniziativa. Quindi oltre 400 persone (qualcuno pensa che si arriverà anche a 500) chiederanno un risarcimento per la sospensione dell'attività sanitaria a tutti quelli che l'hanno causata a vario titolo, da Enzo Angelini ai consiglieri regionali, agli assessori al Commissario Chiodi. Il diritto alla salute è infatti tutelato dalla Costituzione e non può essere sospeso o ridotto.

Sebastiano Calella 24/05/2010 10.31