Legge petrolio, D'Alessandro (Pd): «nessun divieto. E' una truffa politica»

Alessandro Biancardi

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Legge petrolio, D'Alessandro (Pd): «nessun divieto. E' una truffa politica»
ABRUZZO. «La legge di Chiodi sul petrolio è una truffa politica clamorosa». Non usa di certo toni morbidi il capogruppo del Pd in regione Camillo D’Alessandro.
Se nei giorni scorsi il presidente della Regione, Gianni Chiodi, aveva annunciato con soddisfazione di aver trovato una soluzione giuridica per far sparire il conflitto tra Regione e Stato sulla attribuzione della materia in tema di petrolio ed estrazioni e che l'80% del territorio era al sicuro, adesso l'opposizione mostra i documenti e scetticismo insieme.
Perchè D'Alessandro, carte alla mano, è certo di quello che dice: «non esiste nessun divieto all'attività di estrazione, coltivazione, lavorazione di idrocarburi».
Se fino a due giorni fa, dopo i proclami del governatore, il fronte del no alla deriva petrolifera aveva tirato un piccolo sospiro di sollievo, adesso la preoccupazione torna a galla.
Nella proposta di legge che mostra il consigliere del Pd, infatti, si dice semplicemente che la localizzazione di ogni opera relativa ad attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi liquidi “presenta profili di incompatibilità” in alcune aree (quel famoso 80% sbandierato dal presidente).
«Che significa?», domanda il capogruppo del Pd. «E' vietato o no?»
La risposta sta nell'ultimo comma della legge dove si riporta che le disposizioni «hanno valore di norma di indirizzo per il Comitato di coordinamento regionale – V.I.A per l'esercizio delle competenze ad esso spettanti».
«Tradotta», spiega l'esponente di opposizione, «questa frase vuol dire che il comitato Via deve rispettare le leggi, non gli indirizzi che appunto non dispongono divieti».
Eppure nei giorni scorsi il presidente Chiodi aveva mostrato molto soddisfazione e assicurato che con questo ddl l'80% del territorio regionale sarebbe stato intoccabile.
Ma adesso l'opposizione annuncia battaglia: «questo presidente è totalmente inaffidabile – attacca D'Alessandro – mistifica i fatti, fa passare per grandi risultati il nulla. Siamo di fronte ad una farsa che non consentiremo, reagiremo con forza».
Il primo passo del Pd sarà quello di presentare un emendamento «che cancelli le parole ”profili di incompatibilità” con “divieto di insediamento”. Se è la stesa cosa allora saranno disponibili ad accertare un termine chiaro, il divieto, non soggetto ad interpretazioni diverse».
Il secondo emendamento riguarderà, invece, «la follia della norma di mero “indirizzo”, ma di obbligo al Comitato di non rilasciare il VIA. E' la stessa cosa?», domanda D'Alessandro. «Allora modifichino il testo».
Secondo il consigliere del Pd, inoltre, questa legge non bloccherebbe nemmeno una delle autorizzazioni già rilasciate dal Governo nazionale, cioè oltre il 50% dell'attività estrattiva in corso di realizzazione in Abruzzo.
Inoltre la legge fa riferimento alle aree sismiche di prima categoria: «questo vuol dire», insiste D'Alessandro, «che gran parte del sistema collinare, dove insistono la maggior parte delle colture intensive e di pregio della nostra Regione, rimane fuori. Altro che il 20%, con questa proposta sul 100% del territorio sarà possibile continuare nella attività di perforazione perché come detto non esistono divieti, ma banali indirizzi, banali come chi li ha pensati»
E il capogruppo di minoranza di mostra scettico anche sulla “intesa” raggiunta tra Stato e Regione: «è esattamente quanto previsto nella Legge Marzano, la 239 del 2004, dove è chiarito che le determinazioni inerenti la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi prevedono l'intesa con le regioni interessate, ciò significa che l'intesa già era prevista ma caso mai non è stata mai esercitata dalla Regione».
E se per Chio allo Stato resta la competenza sulle estrazioni in mare per D'Alessandro anche la Regione «ha residue competenze, non nessuna competenza come dice Chiodi».
A chiedere più trasparenza e meno proclami è anche il consigliere regionale dei Verdi, Walter Caporale. «Oggi il problema oggi non è solo Ortona e il Centro Oli», sottolinea Caporale, «ma il problema è la petrolizzazione dell'Abruzzo, a terra e a mare! Si sbrighi a fermare immediatamente tutte le istanze avanzate dalle Società petrolifere. Basta proclami. Basta rimbalzi di responsabilità quando dichiara che sul mare è lo Stato che ha competenza esclusiva. Sulla tutela della salute degli abruzzesi la Regione ha l'esclusiva. Lei può intervenire, eccome se può».

«REVOCARE TUTTI I PERMESSI»

«L'unico strumento che potrebbe salvare l'Abruzzo è la revoca di tutti i permessi di ricerca ed estrazione di idrocarburi prevista dalla legge del 9 gennaio 1991, n. 9 (art. 6, comma 11 e art. 9, comma 2), per gravi motivi ambientali», commenta Alessandro Lanci dell'associazione Nuovo Senso Civico.
Proprio per queste ragioni alcune associazioni hanno raccolto e stanno ancora raccogliendo decine di migliaia di firme di abruzzesi per chiedere tale revoca: «si tratta di un provvedimento che può e deve chiedere lo stesso governo regionale, il quale potrà dire di aver fatto il suo dovere solo quando l'abbia ottenuto».
20/05/2010 8.25

Petrolio Abruzzo, Modifiche Alla Legge (Maggio 2010)

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