Eolico, l'appello della Lipu: «la Regione rispetti il decreto ministeriale»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Lipu Abruzzo e il Comitato Dinamismi chiedono alla Regione Abruzzo di voler tutelare il territorio attraverso l’emanazione di nuove linee guida sulla realizzazione delle centrali eoliche.


Le due associazioni chiedono più certezze per la salvaguardia delle zone di maggior pregio ambientale e paesistico e di impedire, in accordo con il decreto del ministro dell'Ambiente del 17 ottobre 2007, («finora del tutto ignorato dalla Regione») che si realizzino centrali eoliche nelle Zone di Protezione Speciale (Zps) e nelle zone di particolare valenza ambientale (Sic e Iba).
«Non vorremmo più vedere», commenta Stefano Allavena, delegato Lipu per l'Abruzzo, «scempi come quello che si è realizzato negli ultimi due anni e si sta ancora realizzando nei comuni di Aielli, di Collarmele e di Pescina in pieno Parco Sirente-Velino e in piena ZPS».
«L'Abruzzo, la cosiddetta regione verde d'Europa, la regione dei parchi, è sotto un attacco pesante e su vasta scala da parte delle società che impiantano centrali eoliche», dicono dall'associazione.
Gli incentivi di cui godono («che in Italia sono i più alti d'Europa e secondo molti i più alti del mondo e il cui costo si scarica sulla bolletta della luce che tutti paghiamo») rende la realizzazione di centrali eoliche un affare di enormi proporzioni, caratterizzato inoltre dai tempi molto brevi di ricupero delle spese e da rischio d'impresa quasi nullo.
«E gli scandali venuti alla luce negli ultimi tempi», dicono dall'associazione ambientalista, «dimostrano chiaramente il vorticoso giro d'affari, più o meno trasparenti e puliti, che vi gira intorno».
Inoltre molte amministrazioni comunali, spesso afflitte da grossi problemi di bilancio, sono facilmente portate ad accettare quanto loro offrono le società dell'eolico per realizzare nei loro territori le centrali eoliche industriali.
Lo scenario che si prospetta è la messa in opera, entro pochi anni, di un gran numero di centrali eoliche dal confine con il Molise a sud a quello con le Marche a nord, che andranno ad aggiungersi alle molte già montate.
Qualche migliaio di aerogeneratori, alti anche fino a 150 metri e più, «molto impattanti e rumorosi», contestano dalla Lipu, «e che, per essere impiantati nel terreno, richiedono la costruzione di grandi strade e grossi scavi per le fondamenta».
E' la fine di paesaggi bellissimi, contestano gli ambientalisti, in gran parte ancora integri, testimonianza autentica della cultura pastorale abruzzese ed unici in Europa.
«Ma è la fine anche di ambienti naturali di altissimo pregio naturalistico e scientifico e di una fauna di importanza prioritaria a livello europeo. E' facilmente prevedibile infatti l'estinzione, entro pochi anni, di specie come l'aquila reale, l'avvoltoio grifone, il nibbio reale, il biancone e altre specie di uccelli particolarmente protetti, come il falco lanario e il gracchio corallino, senza contare la minaccia ad ambienti di importanza prioritaria per specie come l'orso marsicano ed il lupo appenninico».

19/05/2010 9.48