Assalto alla libertà di stampa: sulle intercettazioni il Senato accelera

Alessandro Biancardi

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ROMA. La Commissione giustizia del Senato accelera e dà il via libera in nottata a numerose norme 'calde' del disegno di legge sulle intercettazioni.
La riunione è terminata alle 3.40 e riprenderà alle 14.30 di oggi. Nel corso della lunga seduta notturna hanno ricevuto l'ok la cosidetta norma “D'Addario” e le norme sul diritto di cronaca, ribattezzate 'Salva-Iene'.
Non si potranno fare riprese tv di processi se non ci sarà il consenso di tutti così come le 'talpe' che rivelino atti o notizie del processo coperti da segreto rischiano da uno a 6 anni di carcere.
Un'altra norma varata, bocciando tutti gli emendamenti soppressivi presentati dall'opposizione, prevede di dare immediato avviso al Vaticano se un pm intercetta un uomo di chiesa.
Resta ancora da definire la parte relativa all'inasprimento delle pene per i giornalisti.
Stanotte il confronto tra i poli é stato molto teso con l'opposizione che ha dichiarato opposizione ad oltranza.

LIBERTA' DI STAMPA A RISCHIO

Il clima in commissione Giustizia del Senato che sta esaminando il ddl intercettazioni è stato abbastanza sereno, però, fino a quando non si è arrivati ad affrontare le norme sulla libertà di stampa.
Sul comma 26 dell'articolo 1, infatti, la discussione si è fatta accesa e sono volate anche parole grosse.
Al senatore Vincenzo Vita (Pd) che stava parlando di articolo 21 della Costituzione e di necessità di garantire libero accesso all'informazione, ha replicato duramente il collega del Pdl Mariano Delogu dicendo ad alta voce: «ci stanno rompendo i coglioni».
La reazione dell'esponente della maggioranza ha scatenato critiche anche tra i senatori del Pdl.
E immediata è stata la replica di Vita: «Io non sono abituato a questi toni, avete perso il senso della misura».
«Da questo momento in poi - incalza il vicepresidente del gruppo del Pd Felice Casson - faremo vero ostruzionismo, senza concedere tregua. Non ci sono, infatti, margini per tentare di raggiungere un'intesa né sui tempi, né sui modi, né sui contenuti. Da ora si interverrà a oltranza».
Per tentare di placare gli animi è arrivato in commissione Giustizia anche il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. Il capogruppo del Pdl sta ora tentando di arrivare ad una mediazione almeno per quanto riguarda i tempi del dibattito che, al momento si annunciano ancora molto lunghi.

NIENTE RIPRESE TV NEI PROCESSI SENZA CONSENSO TUTTI

Non si potranno più fare riprese televisive di un processo senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate.
La commissione Giustizia del Senato ha respinto tutti gli emendamenti dell'opposizione che puntavano a sopprimere questa parte del ddl intercettazioni.
«In questo modo - spiega il responsabile Giustizia dell'Idv Luigi Li Gotti - basterà che una sola delle parti non dia il suo assenso che il processo non potrà più essere ripreso dalle telecamere anche se si tratterà di un procedimento rilevante per l'opinione pubblica».

LE 'TALPE' RISCHIANO CARCERE DA 1 A 6 ANNI

Chiunque riveli indebitamente notizie che riguardarano atti o documenti del processo coperti da segreto rischia il carcere da 1 a 6i anni.
La commissione giustizia del Senato ha approvato un'altra delle norme 'calde' del ddl intercettazioni. La persona che rivela indebitamente questo tipo di notizia deve esserne venuta a conoscenza «in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale».
In questo modo si vuole punire il cancellere o il magistrato che rivelino in qualche modo notizie riguardanti questi atti o ne agveolino in qualsiasi modo la conoscenza.
Stessa condanna, ovviamente, tocca al giornalista che viene chiamato a rispodere in «correità con la talpa che gli ha fornito l'informazione».
Queste pene sono aumentate se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di agenti dei servizi. La pena massima è stata aumentata dal governo a sei anni (il testo licenziato dalla Camera ne prevedeva 5) perché così, tra l'altro, si tratta di un reato intercettabile.

INTERCETTAZIONI: CARCERE SE PUBBLICATE QUELLE DA DISTRUGGERE

Chiunque pubblichi intercettazioni di cui sia stata ordinata la distruzione o che risultino estranee alle indagini potrà essere punito con il carcere da 6 mesi a tre anni. La commissione giustizia del Senato ha infatti respinto tutti gli emendamenti presentati dall'opposizione per sopprimere questa parte del ddl sulle intercettazioni.

L'esame come detto continuerà oggi con l'approvazione degli ulteriori commi. Poi il testo licenziato dalla commissione arriverà in Senato per l'approvazione definitiva.
Secondo diversi giuristi le norme contenute nel Ddl contrasterebbero in più punti con i principi fondamentali della nostra Costituzione e dunque sembrerebbe già scontata una sua impugnazione davanti alla Corte Costituzionale che tuttavia potrebbe impiegare diversi mesi per arrivare ad un pronunciamento.

19/05/2010 7.41

[url=http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=424336]* IL TESTO COMPLETO COME EMENDATO FINO AD ORA[/url]

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