Rifiuti, Confindustria chiede più differenziata e impianti ad alta tecnologia

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Confindustria chiede un sistema dei rifiuti in linea con i paesi europei e la promozione della raccolta differenziata «anche con percentuali superiori al 40%». * NOTARESCO E LA DISCARICA: DAL FERMO NO AL SÌ DEL SINDACO- PRESIDENTE CATARRA
Ma ormai la linea del governo Chiodi sembra decisamente un'altra. Il consiglio regionale, infatti, dovrà presto approvare la riduzione della soglia di differenziata passando dal 40% attuale (praticamente irraggiungibile) al 25%. Sullo sfondo si intravedono i termovalorizzatori, per la precisione quattro che dovrebbero spuntare in diverse parti della regione, equamente distribuiti sul territorio, come a non scontentare nessuno.
Ma Confindustria chiede di più: il presidente Mauro Angelucci sostiene che sia non più rinviabile l'alzamento (e non l'abbassamento) della soglia della raccolta differenziata e soprattutto sia necessario realizzare impianti «ad alta tecnologia» per «costruire, attorno a tale processo, anche opportunità di sviluppo così come del resto accade in molti Paesi europei a forte sensibilità ambientale, fattore da non sottovalutare in una regione come l'Abruzzo in una fase di forte difficoltà di crescita».
Così Angelucci sprona la Regione a «approntare politiche di sviluppo e di civiltà in linea con quelle delle regioni e dei paesi più avanzati» perchè dal punto di vista della sicurezza, «lo sviluppo tecnologico raggiunto attualmente dai sistemi di smaltimento rifiuti con recupero di energia, inoltre, è tale da garantire assolutamente una capacità di smaltimento sicura e funzionale».
Nei giorni scorsi il governatore Gianni Chiodi, ha dichiarato che la scelta dei termovalorizzatori è obbligata dalle Direttive Comunitarie che impongono il recupero di energia.
Ma il consigliere regionale dei Verdi Walter Caporale va all'attacco: «non è vero. Le direttive fissano una gerarchizzazione della gestione dei rifiuti: riduzione- riutilizzo- riciclo recepite nell'Ordinamento giuridico italiano, con la Legge Ronchi e altre, che sanciscono il raggiungimento del 45% della raccolta differenziata da destinare al riciclo entro la fine di quest'anno. Una volta raggiunto almeno il 45% di differenziata si può destinare la differenza al recupero dell'Energia e in via residuale alle discariche. L'Abruzzo», continua Caporale, «ha invece deciso di capovolgere quest'ordine, portando volutamente al collasso le discariche, raggiungendo volutamente solo il 19% della raccolta differenziata per aprire le porte dell'Abruzzo alle lobbies dei costruttori e gestori degli inceneritori».
Ma anche ieri l'assessore al ramo Daniela Stati è tornata sull'argomento: «l'obiettivo è chiudere il ciclo dei rifiuti e allinearci con la normativa europea».
E sugli Ato: «la gestione dei rifiuti andrebbe affidata alle Province».
Stati ha ribadito che la «Regione non naviga a vista ma, anzi vuol dotarsi di un impianto che ci porti verso il recupero energetico. Nessuno ha però mai parlato di localizzazione né si è parlato mai di tecnologie cui far ricorso».

13/05/2010 9.31



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NOTARESCO E LA DISCARICA: DAL FERMO NO AL SÌ DEL SINDACO- PRESIDENTE CATARRA

NOTARESCO. «Sindaco, nel 2003 lei era il paladino della difesa della salubrità ambientale e, indossato il suo costume da Supereroe andava alle riunioni del Cirsu e combatteva contro il nemico, che nel frattempo ci riempiva di tutti i rifiuti intercomunali».
A parlare è la consigliera comunale d'opposizione a Notaresco, Concetta Ettorre. Il sindaco in questione è Valter Catarra (Pdl), oggi anche presidente della Provincia di Teramo.
Ettorre nel 2003 era assessore della giunta Catarra e ricorda quegli anni di battaglia insieme. Battaglie, sostiene, senza esclusioni di colpi e nettamente contrarie alla possibilità di aprire una discarica nel Comune.
Oggi però la linea politica del sindaco- presidente di Provincia, secondo l'ex alleata, sembra diversa e la consigliera comunale si chiede i motivi di questa trasformazione e soprattutto ritira fuori le vecchie delibere per fare un confronto con il sindaco di ieri e di oggi.
«Siamo sicuramente contrari alla costruzione di nuove discariche e quando arriveranno nuove richieste, queste saranno esaminate e portate all'attenzione del Consiglio Comunale», si legge su una delibera del 27 gennaio del 2004.
Passano i mesi: a luglio 2004 il sindaco dice anche una volta un «chiaro no alla discarica dei rifiuti speciali, al fine di evitare che rimanga aperta una porta, come è successo per i rifiuti solidi urbani. La gestione delle discariche a Notaresco è stata per molti anni un disastro, ivi compreso il Cirsu!».
La posizione viene ribadita anche a dicembre dello stesso anno.
A settembre 2005? Sempre la stessa linea: «il sindaco ribadisce la netta volontà dell'amministrazione comunale di non avere più nessun tipo di discarica sul territorio di Notaresco, anche se i programmi regionali e provinciali prevedono nuove discariche sul territorio comunale».
L'8 maggio del 2006 Catarra chiese ai responsabili preposti, «Regione (guidata dal centrosinistra, ndr) e Provincia (guidata dal centrosinistra, ndr)» di dire «la verità su come stanno veramente le cose, avendo già previsto nel piano provinciale addirittura l'incremento della discarica».
Ad agosto del 2008 c'è la presentazione delle linee programmatiche di governo. Anche in questo caso Catarra fu chiaro: «Tutela e salvaguardia dell'ambiente, impegnando particolarmente il Centro Comunale Ambientale, già brillantemente avviato, al monitoraggio e controllo del territorio comunale per la tutela dell'ambiente in materia di discariche, cave e ambiti fluviali».
«Era stata preannunciata una lotta senza quartiere alle discariche di qualunque tipo ed in qualunque sito del territorio comunale», commenta oggi Ettorre, «dialogando con i Comitati cittadini e le Associazioni. E come non crederci», continua, «avevamo da poco vinto la battaglia della triste vicenda dell'Irgine: per scongiurare il pericolo di un'altra disastrosa discarica, di un altro scempio ambientale, la nostra amministrazione si fece carico di spendere ingenti risorse pubbliche, per sostenere le onerose spese legali del Consiglio di Stato . E vincemmo, Notaresco vinse!»
Ma oggi quella discarica è pronta: «sindaco», chiede la consigliera, «ci dobbiamo forse aspettare che nottetempo un “ provvedimento d'urgenza” , magari proprio a firma del nostro presidente, permetta ai compattatori di scaricare nel nostro territorio altra monnezza? Lei ha sempre giudicato l'operato Sogesa-Cirsu & Company, come degno dei peggiori epiteti e rappresentativo di una politica opportunista, fatta di carrozzoni e da gente poco qualificata e qualificante.
Ora , perché lei ha deciso di accompagnarsi a loro? Oppure, da soldato politico batte i tacchi ai diktat di partito, agli interessi dei suoi più altolocati tutori?»

13/05/2010 9.48