Legge sul Commercio, tutti contro tutti. Problema rimandato

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Niente di fatto per la legge sul Commercio. Ieri la seduta del Consiglio regionale è stata aggiornata senza novità sostanziali a martedì prossimo 4 maggio, per proseguire la discussione. Duro lo scontro tra le parti politiche e con le associazioni di categoria.
Il punto più controverso è quello delle deroghe domenicali per i centri commerciali che, secondo le associazioni di categoria, svantaggerebbero i piccoli e medi negozi.
Divisioni all'interno del centrodestra, l'opposizione è partita all'attacco e ha proposto il rinvio. Pur di fronte al parere contrario del presidente della IV Commissione, Argirò, la maggioranza ha approvato la richiesta di rinvio presentata dal capogruppo del Pd Camillo D'Alessandro, dunque nulla di fatto.
Ora ci sarà una settimana per sciogliere i nodi.
Walter Di Bastiano, consigliere regionale del Pdl e presidente della Giunta per il Regolamento, «pur apprezzando l'encomiabile lavoro svolto dal presidente della IV Commissione consiliare Nicola Argirò e dall'assessore Alfredo Castiglione» ha espresso alcune perplessità.
«Sono ben consapevole che i centri commerciali rappresentano un grosso fattore d'attrazione e opportunità di risparmio per i consumatori, ma più che un aumento indiscriminato delle aperture domenicali ritengo necessaria una pianificazione diversificata su tutto il territorio regionale».
Per il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro, invece, nel corso della seduta si è registrata «massima confusione, assenza di idee e tanta divisione tra di loro, questo è andato in onda in consiglio regionale».
«Devono cancellare due norme- spiega l'esponente del Pd - che stravolgono ogni possibilità di fare programmazione sul commercio. Innazitutto va cancellata la norma che prevede la possibilità di dare vita a speculazioni edilizie cambiando la destinazione d'uso di complessi artigianali ed industriali in commerciali senza che i comuni possano dire si o no. Il tutto va ricondotto dentro i poteri prorpi dei comuni che se accolgono l'istanza devono adeguare gli strumenti urbanistici, quindi la decisioni spetta ai consigli comunali. Secondo va cancellata la norma che prevede sia la Giunta, in modo assolutamente discrezinale, ad autorizzare l'apertura di nuovi centri commerciali senza stabilire criteri e regole»
Il 15 luglio scorso le organizzazioni di categoria firmarono un accordo sulla proposta di legge iniziali, «poi questa è stat stravolta», contesta D'Alessandro. «Perchè ? Quali sono gli interessi ? Cosa è cambiato dal 15 luglio ad oggi ? Doamde senza risposta ma che evidente hanno fatto male a tal punto che sono stati costretti ad accogliere la mia proposta di rinvio, spero che in questa settimana prevalga il buon senso che noi abbiamo sempre dimostrato, ma il problema è tutto al loro interno».
Per il consigliere regionale dell'Idv, Carlo Costantini, «non si può titolare una legge “Disposizioni per favorire il superamento della crisi del commercio” e poi scrivere nell'articolato che la giunta può decidere in perfetta solitudine l'apertura di altri centri commerciali, che la grande
distribuzione – senza alcuna tutela per i lavoratori dipendenti – può aprire quando vuole o addirittura che i fabbricati industriali e artigianali possano essere autorizzati a trasformarsi in attività commerciali».
«Ancora una volta», continua Costantini, «l'Italia dei Valori si è dovuta assumere la responsabilità di minacciare l'ostruzionismo per impegnare la maggioranza di centro-destra a ripensare una proposta che prima di tutto è indigesta al commercio e poi distrugge praticamente ciò che resta del piccolo commercio nella nostra Regione».
Per Abruzzo Confcommercio, invece, le deroghe all'apertura domenicale e festiva proposte dall'assessore Regionale allo “Sviluppo economico”, Alfredo Castiglione, e dal presidente della IV^ Commissione Consiliare, Argirò, non sono accettabili.
«Assieme a tutte le altre organizzazioni di settore la Confcommercio», dicono dall'associazione, «si è resa subito disponibile a partecipare ad un nuovo tavolo di lavoro, nel tentativo di addivenire ad un accordo quanto più condiviso possibile con la Regione, evitando di porre all'attenzione argomenti “marginalissimi” rispetto alle legittime esigenze delle categorie del commercio, colpite, oltre che dall'evento terremoto, dalla grave crisi economica in atto.»
Le proposte di ieri, per la Confcommercio «minano alle fondamenta i precari equilibri tra i diversi settori economici, soprattutto della distribuzione commerciale, tanto da rappresentare “falsi problemi” rispetto alle reali esigenze. Esse contraddicono tutti gli accordi in precedenza raggiunti, dopo numerosissimi incontri tra le Associazioni di categoria ed i massimi Vertici della Regione».
Abruzzo Confcommercio si dice pronta a collaborare per trovare una soluzione ai problemi del commercio «senza avvantaggiare nessuna formula distributiva».
Il capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, ha annunciato la presentazione di mille emendamenti ostruzionistici «se la maggioranza di centrodestra non modificherà l'attuale formulazione del testo».
Acerbo ha anche reso noto che chiederà il rinvio della bozza in commissione per modificare il documento ed arrivare in Consiglio con una bozza condivisa.
«La bozza del disegno di legge sulla riforma del commercio non va stravolta, in particolare per quel che riguarda deroghe domenicali alle aperture e possibilità di insediamenti commerciali nelle aree industriali», commenta il responsabile regionale di Cna Turismo, Cristiano Tomei, secondo il quale «la decisione della maggioranza «lascia sorpresi sia per la rilevanza degli argomenti, sia per la decisione di renderla nota a poche ore dall'inizio del consiglio regionale».
Secondo Tomei, «non sono da condividere né le indicazioni circa un ampliamento delle deroghe nei giorni festivi (dalla prima ipotesi di 44 domeniche, tra concessioni regionali e comunali, alle 48 secondo la nuova indicazione dei gruppi di maggioranza) né quelle riguardanti la possibilità di prevedere l'apertura di attività commerciali all'interno di aree industriali. Nel primo caso, infatti, ci troveremmo di fronte a una sorta di en plein, perché dire che per ben 48 domeniche gli esercizi commerciali possono restare aperti su un totale di 52, vuol dire prendersi in giro e favorire la grande distribuzione in modo smaccato, quando invece riteniamo che anche in presenza della ipotesi originaria, di 44 domeniche, vada introdotto durante la settimana un turno obbligatorio di chiusura, anche solo di mezza giornata. Nel secondo caso, invece, il problema degli insediamenti chiama in causa questioni di carattere urbanistico su cui la legge per il commercio non è competente».

28/04/2010 7.58