Acqua, referendum contro privatizzazione, più di 3.000 firme in Abruzzo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La sfida alla cultura della privatizzazione dell'acqua è andata oltre ogni aspettativa degli organizzatori: 100.000 firme raccolte nel primo week-end in tutta Italia.

3083 firme solo in Abruzzo. «Nonostante il brutto tempo c'è stata una mobilitazione straordinaria», ha commentato il comitato promotore della Campagna ''Salva l'Acqua'', «che ha visto lunghe file ai banchetti organizzati nei quattro capoluoghi e in numerosi paesi».
Le brochure con l'illustrazione dei tre quesiti referendari sono risultate spesso inutili. É bastato lo slogan stampato “l'acqua non si vende” per togliere ogni dubbio, senza dover convincere nessuno.
La frase spesso ricorrente davanti ai banchetti era « dopo l'acqua ci privatizzeranno anche l'aria!» 
1100  firme a Pescara,  300 a Sulmona, 300 a Vasto, oltre 200 a L'Aquila e Teramo, 250 nella Marsica,  tante altre nei piccoli centri della regione. Si andrà avanti anche nel prossimo fine settimana: sabato 30 aprile a Sulmona in Corso Ovidio (11.00/13.00 – 17.00/20.00) e domenica 1° maggio con lo stesso orario.
«Siamo di fronte ad un vero e proprio risveglio civile, un risveglio che parte da associazioni e da cittadini liberi, un risveglio che parte dall'acqua per dilagare, speriamo, verso tutti i beni comuni», commentano soddisfatti dal comitato che è composto da Abruzzo Social Forum,WWF Abruzzo, FP CGIL Abruzzo, Caritas – Diocesi Pescara, Marelibero.net, COBAS Abruzzo, Pescara in comune by amici di Beppe Grillo, Arci Chieti, Punto Pace Pescara - Pax Christi, PeaceLink Abruzzo, Collettivo onda libera, Cooperativa Il Mandorlo Bottega Commercio equo, Site.it,  Filcem-Cgil Abruzzo, Camera del Lavoro Pescara, Comitato per l'acqua L'Aquila, Comitato per l' acqua Avezzano, Lega dei Comuni, Legambiente Abruzzo.
Tra le forze politiche hanno aderito Federazione della Sinistra,  Sinistra Ecologia e Libertà.
Tre i quesiti contro la privatizzazione dell'acqua: il primo propone l'abrogazione dell'art 23 bis della legge n. 133/2008 così come modificato dal recente Decreto Ronchi che «impone ai comuni - hanno sottolineato gli organizzatori- la messa a gara e quindi la mercificazione della gestione delle risorse idriche»; il secondo propone l'abrogazione dell'articolo 150 del decreto legislativo n. 152/2006 «per impedire - hanno detto- il ricorso alle gare e all'affidamento della gestione del servizio idrico a società di capitali, favorendo il percorso verso l'obiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali».
Il terzo quesito propone l'abrogazione dell'articolo 154 del decreto legislativo n. 154/2006 «limitatamente alla quota del 7 per cento di remunerazione del capitale investito, perchè abrogando questa norma si eliminerebbe la possibilità di fare profitti sull'acqua».
27/04/10 11.02