Concessioni balneari: governo impugna legge. «Di Dalmazio vada avanti»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge sull’estensione della durata delle concessioni balneari.

Per la Fiba il passo era «ampiamente previsto» ma la legge abruzzese «è una buona legge, frutto di una ampia concertazione e capace di andare incontro alle esigenze delle piccole imprese balneari. Quindi all'assessore Mauro Di Dalmazio diciamo di proseguire per la sua strada perché in questa vicenda avrà il nostro sostegno».
Per la Fiba Confesercenti «sarà la Corte costituzionale a entrare nel merito ma le imprese balneari attendevano questa legge per difendersi dalle speculazioni e tutelare le imprese a conduzione familiare, che sono la grande maggioranza del settore. L'Abruzzo è stato capace di fare una buona legge e questa legge va difesa».
«L'assessore regionale Mauro Di Dalmazio si faccia promotore, al più presto, di un tavolo nazionale aperto alla partecipazione dei colleghi delle altre Regioni interessate e delle associazioni di impresa del settore, per superare l'impasse», chiede invece il segretario regionale della Fab-Cna, Cristiano Tomei, che invita l'esponente della Giunta Chiodi titolare della delega al Turismo, nelle vesti di coordinatore nazionale del settore, a dar vita a una rapida iniziativa di confronto col governo.
«Tocca a lui – spiega il segretario della Fab, che in mattinata ha avuto uno scambio di vedute con i presidenti nazionali delle altre associazioni del settore – assumere in questo momento una iniziativa in grado di sbloccare la situazione, che rischia di rigettare nel caos e nella paralisi l'intera categoria dei concessionari. Le Regioni devono mettere in campo una propria posizione, così come faranno per parte loro le associazioni d'impresa».
Quanto alla decisione del governo, Tomei osserva che «in qualche modo, lo stop imposto al provvedimento votato a febbraio dal Consiglio regionale abruzzese e concordato con tutte le sigle del settore, era prevedibile. L'assemblea abruzzese aveva votato un provvedimento molto simile a quello della Regione Emilia-Romagna, già sottoposto alla stessa impugnazione». A detta della Fab, occorre adesso che l'assessore abruzzese, utilizzando la sua funzione di coordinamento nazionale, non disperda quel patrimonio di elaborazione e di convergenza raggiunto tra istituzioni e balneatori.
Secondo i consiglieri regionali Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) e Antonio Saia (Pdci), invece, la scelta del Governo «conferma i motivi di dissenso e le perplessità che hanno motivato la nostra astensione su un provvedimento approvato in Consiglio Regionale con il voto favorevole di tutti gli altri gruppi consiliari. Come avevamo anticipato il provvedimento non è in grado di risolvere la questione che ha suscitato tante preoccupazioni tra i balneatori».
Il Governo ha più volte ribadito, rispondendo a interrogazioni parlamentari, che la disciplina prevista dall'articolo 37 del codice della navigazione verrà senz'altro rivista nel senso rispondente ai principi delineati in sede comunitaria cioè eliminando quel “diritto di insistenza” che è previsto dal codice della navigazione all'articolo 37, che sostanzialmente favorisce la perpetuazione delle concessioni.
«L' Italia deve infatti adeguarsi alla direttiva comunitaria», ricordano Acerbo e Saia, «che prevede che il rinnovo delle concessioni scadute, non avvenga più con il diritto di insistenza, ma attraverso un' asta, senza alcuna garanzia per gli attuali detentori».
«Per non configurare agli occhi dell'Unione Europea un tentativo di aggirare la procedura di infrazione verso l'Italia», continuano i due consiglieri, «sarebbe stato necessario chiarire meglio i motivi di interesse pubblico che motivavano un'eventuale estensione e anche determinare con puntualità quali fossero gli investimenti che i balneatori dovranno affrontare per garantire una riqualificazione ambientale, energetica e paesaggistica del litorale abruzzese».

20/04/2010 8.25