Villa Pini, la Procura chiede il fallimento di tutto il gruppo Angelini

Alessandro Biancardi

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Villa Pini, la Procura chiede il fallimento di tutto il gruppo Angelini
CHIETI. La Procura della Repubblica di Chieti ha chiesto al Tribunale il fallimento di tutte le società che fanno parte del Gruppo Angelini e che si andrebbero quindi ad aggiungere alla clinica già fallita. * IN ATTESA DEL TAR L'AQUILA, IL MALATO DOVE LO METTO? * CISL: «APPLICARE LE REGOLE ALLA SANITÀ PRIVATA»

Dunque un'accelerazione improvvisa, ma non imprevista, per la vicenda Villa Pini dopo la decisione della Camera di consiglio (giudici Geremia Spiniello, Nicola Valletta e Adolfo Ceccarini)
che dichiarò fallita solo la clinica, come da sentenza di metà febbraio scorso.
In realtà si sapeva da tempo – lo abbiamo scritto il 20 marzo - che la Procura era impegnata su questo versante ed aveva incaricato la Guardia di Finanza di spulciare i documenti per scoprire se tutte le società facessero capo ad un solo proprietario e ad una sola “cassa”.
Se questo fosse stato dimostrato, come sembra dalla richiesta inoltrata al Tribunale fallimentare, era naturale e consequenziale l'attivazione della procedura del fallimento per “estensione”.
Cosa che è avvenuta con una corsa contro il tempo: arrivare prima che il patrimonio di Enzo Angelini potesse passare di mano o scomparire, mentre è destinato ad essere prima congelato e poi utilizzato a favore dei creditori e dei dipendenti senza stipendio.
Di questa indagine e di questa finalità erano spie inequivocabili le ripetute azioni di sequestro di beni mobili ed immobili e l'intensa - e troppo silenziosa - operatività della GdF, che ha continuato ad ispezionare cantine, garages, ripostigli e magazzini alla ricerca di beni e di documenti.
La regìa era naturalmente della Procura che non ha mai smesso di tenere alta l'attenzione sulle proprietà di Angelini.
Hanno fatto più notizia, naturalmente, i ritrovamenti dei quadri di Modigliani, Mirò o Tiziano, anche se di questo capolavoro si è parlato poco, così come è passato quasi sotto silenzio il sarcofago romano di marmo con bassorilievi (apparentemente del terzo secolo d.C.) rinvenuto a casa Angelini come oggetto di arredamento.
Ma sono stati i documenti, i passaggi di denaro, i reciproci rapporti tra le varie società con i fornitori ed i consulenti, a delineare un quadro complessivo di azienda unica, con debiti e crediti scambiati, come ad esempio per il San Stefar che effettuava prestazioni utilizzando gli acquisti di materiale effettuati da Villa Pini.
A questo si aggiunge, da quel poco che filtra da Palazzo di Giustizia, che hanno convinto la Procura anche alcuni comportamenti soggettivi di Enzo Angelini, che ha sempre esercitato il ruolo della chioccia rispetto alle sue creature, nonostante il passaggio del timone delle sue aziende alla figlia Chiara.
Anche alcune sue decisioni e scelte di quest'ultimo periodo – compresi i suoi rapporti, ad esempio con le case d'asta romane (ricordate il furgone che fu bloccato mentre stava per portare via quadri e mobili antichi?) per monetizzare il suo patrimonio – hano avuto un peso decisivo nella decisione della Procura.
Ora si aprono scenari molto complessi e trovano forse soluzione le incertezze del personale del San Stefar in particolare e di tutte le altre società. Intanto ci sarà lo stesso percorso, in caso di fallimento, per la cassa integrazione e per le convenzioni con la Regione.
Poi forse andrà all'aria il piano della Giunta regionale che voleva ridimensionare la riabilitazione e ridiscutere le convenzioni e gli accreditamenti.
Difficoltà in vista anche per l'eventuale acquisto da parte del Gruppo Neuromed di queste altre società che ora rischiano il fallimento.
Tutto, naturalmente, se il copione del Tribunale fallimentare sarà quello già visto per la clinica fallita a febbraio.
Con un sospetto, che è forse una malignità: la Regione non ha saputo raccogliere l'assist della Giustizia?
E allora – ha pensato la Procura - il pallone lo gioco io: dribbling secco, ingresso in area e gol. Ora tocca solo all'arbitro, cioè il giudice fallimentare, fischiare per convalidare la rete o per annullarla.

TAR PESCARA: NÉ VINCITORI NÉ VINTI, MA I TEMPI SI ALLUNGANO

Questa iniziativa della Procura fa passare in seconda linea l'ordinanza del Tar, emessa l'altro ieri. E anche se le sentenze si applicano e non si discutono, in questo caso si possono commentare come in una discussione tra tifosi.
Il Tar Pescara da una parte non concede la sospensiva alla richiesta avanzata dal curatore fallimentare della clinica per il riaccreditamento di Villa Pini e dall'altra dichiara la sua incompetenza territoriale a favore dell'Aquila.
Quindi né vincitori né vinti ma una decisione interlocutoria che sposta il problema all'attenzione di un altro tribunale amministrativo.
Diverse sono state le reazioni, ma tra i dipendenti di Villa Pini senza stipendio da un anno, questo ulteriore rinvio «senza sapere di che morte dobbiamo morire» non è stato accolto bene.
I tempi della politica e del Tar evidentemente non conoscono l'urgenza di situazioni familiari drammatiche e richiamano tanto quell'aneddoto sulla regina di Francia poco prima della Rivoluzione francese: “Perché quei cittadini protestano?”, chiese Maria Antonietta al suo maggiordomo. “Non hanno pane, maestà”. “Che mangino brioches”, rispose la regina che poco dopo fu mandata sulla ghigliottina.
Se la politica non comprende questa urgenza (la magistratura ha i suoi tempi ed i suoi riti, però molto ottocenteschi anche loro) vuol dire che ha perso il contatto con i cittadini e con i loro problemi reali.
Non ci sarà la rivoluzione, però il malcontento sale.
Se ne era accorto l'assessore regionale Mauro Febbo che dopo l'ordinanza del Tar l'ha commentata un pò frettolosamente come una vittoria della Giunta, addossando le responsabilità della crisi di Villa Pini al Comune di Chieti. «Il riaccreditamento di Villa Pini», ha assicurato Febbo, «è ormai una questione di giorni o forse di ore. La Giunta sta continuando a lavorare in silenzio, senza abbandonarsi ai proclami e alla propaganda, nel massimo rispetto delle leggi e senza inutili forzature».
A stretto giro gli ha risposto Carlo Costantini, Idv, che ha sollecitato non parole, ma fatti immediati per i dipendenti in astinenza da stipendio da circa un anno.
«A 48 ore dal voto a Chieti», ha detto Costantini, «mentre si celebra il funerale della Clinica Villa Pini, con gli avvoltoi che ruotano in cielo in attesa di potersi sbranare la propria parte, l'Assessore Regionale Febbo si è svegliato dal letargo degli ultimi mesi ed ha sentenziato».
Ogni interpretazione trionfalistica a favore della Regione potrebbe far capire quali sono gli orizzonti del piano della Regione per Villa Pini, peraltro già annunciato da Chiodi. Gli accreditamenti saranno restituiti, «ma si dovrà tener conto, scrive Febbo, dei nuovi numeri».

INDEBOLIRE IL PRIVATO È IL PIANO SEGRETO DELLA REGIONE?

E' questo lo snodo reale del problema, che ora però si allarga se ci sarà il fallimento generalizzato della galassia Angelini.
Il contrasto che oppone il curatore Ivone alla Regione – e che probabilmente si accrescerà in caso di nuovo fallimento - nasce dal fatto che mentre la curatela, in esercizio provvisorio, chiede gli stessi accreditamenti che aveva Angelini, la Giunta attraverso i comunicati e con le parole dell'assessore Venturoni promette qualcosa di diverso e cioè un certo “dimagrimento”.
Il Piano della Regione è collegato anche alla vicenda dei contratti proposti o imposti alle cliniche e potrebbe essere questo: i tagli di Chiodi alla sanità sarebbero giustificati con due un'ipotesi.
La prima è: siamo obbligati a tagliare in generale, come da richiesta del Governo.
La seconda è: tagliare per indebolire il privato a favore del pubblico.
Obiettivo che di fatto produrrebbe un effetto collaterale pesante: un privato abruzzese debole spalancherebbe praterie per i gruppi (le lobby?) intenzionati a conquistare l'Abruzzo sanitario.
Proprio su questo pericolo punta la manifestazione di interesse della DDP spa, che si accredita sempre più come risposta locale alle “invasioni” e che nel tardo pomeriggio di ieri ha incontrato il curatore nel suo studio di Roma per illustrare il suo piano industriale. A seguire sono previsti altri incontri con le altre società e cioè il gruppo De Benedetti, Neuromed, un operatore straniero del settore sanità, e tre avvocati che rappresentano interessi ancora coperti.
Sebastiano Calella 27/03/2010 9.10

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IN ATTESA DEL TAR L'AQUILA, IL MALATO DOVE LO METTO?

Infine l'ordinanza del Tar Pescara presenta una contraddizione: la competenza è dell'Aquila?
Allora il mancato accoglimento della sospensiva e/o la sospensiva forse toccavano ai colleghi aquilani.
Altra “stranezza” è che la sospensiva non c'è stata perché non ci sarebbe danno.
Cosa difficile da sostenere, perché ogni giorno che passa, ogni volta che si accende la luce, l'esercizio provvisorio (scelta ritenuta vantaggiosa per dipendenti e creditori) spende e utilizza risorse destinate a chi avanza crediti. Quindi anche un ritardo di pochi giorni nella decisione sul ricorso (se ne parla prima di Pasqua) pesa e come.
Senza dire che la Asl di Chieti ha fissato il termine del 15 aprile per lo svuotamento completo della clinica dai malati ancora presenti.
Si tratta di 20 pazienti praticamente in coma e difficilissimi da curare e da trasportare, e di 150 malati psichiatrici, sparpagliati in varie residenze.
Ad assistere questi malati ci sono 217 dipendenti di varie professionalità, più oltre 400 che ruotano in cig.
Il tutto sotto la responsabilità del direttore sanitario Francesca Catini, già con il commissario Sergio Cosentino.
A meno che il piano segreto non prevedesse di ridurre alla fame anche il curatore, così il 15 aprile si chiudeva tutto, i malati venivano trasferiti ed amen.
Facile a dirsi, meno facile a riuscirci in realtà.
L'altro ieri un malato intubato è stato trasferito d'urgenza alla rianimazione dell'Ospedale di Chieti, già ingolfata.
«Ma che state trasferendo i malati?» è stata la telefonata allarmata dal SS. Annunziata. Infatti, al di là dei dibattiti vuoti, la realtà è un'altra: la Asl e la Regione non sanno dove sistemare questi malati e le Rianimazioni esistenti non sono sufficienti, nemmeno se si blocca tutta l'attività ospedaliera.
Altro che accreditamenti si o no....

Sebastiano Calella 27/03/2010 9.10
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CISL: «APPLICARE LE REGOLE ALLA SANITÀ PRIVATA»

Troppe regole, nessuna regola, soprattutto per i lavoratori della sanità privata.
Secondo Davide Farina, coordinatore del settore sanità privata della Cisl Fp, «Regione e Associazioni di categoria (come Aris ed Aiop) parlano troppo spesso del rispetto delle regole per le cliniche private ed invece c'è il pericolo che dietro questi proclami ci sia il progetto di dare mano libera a queste associazioni a danno di chi nella sanità privata ci lavora».
Infatti – puntualizza Farina - «chi finora ha pagato il prezzo più caro a questo nobile principio del rispetto delle regole (in realtà poco applicato) sono stati, guarda caso, solo i lavoratori del comparto della sanità privata. I tagli nella sanità, da Del Turco in poi, hanno prodotto licenziamenti di centinaia di dipendenti che non hanno visto rinnovato i loro contratti decennali perché stipulati come libere consulenze,rinnovi contrattuali del comparto privato fermi al 2005 nonostante quello del settore della sanità pubblica si trovi aggiornato al 2009 e le contrattazioni di 2° livello economico aziendale mai decollate a differenza del pubblico».
Le aziende private – sostiene la Cisl - pur di contenere i costi e mantenere inalterati i loro profitti applicano contratti del sociale con uno scarto medio di oltre 500 euro a parità di qualifica con quelli della sanità, mentre «i lavoratori sono sottoposti a carichi di lavoro abnormi rispetto a quanto stabilito per “regola” per sopperire alla mancanza di personale che le aziende dichiarano di non poter assumere per i tagli dei budget avuti». Questa è deregulation, altro che rispetto delle regole.
Come si vede anche a Villa Pini, dove l'unica regola è proprio il mancato rispetto delle regole.
La Cisl ha chiesto più volte un incontro per stabilire queste regole, ma né l'assessore regionale Venturoni né le associazioni degli imprenditori hanno risposto. E in questi giorni la richiesta la Cisl Fp ha rinnovato la proposta di discutere su quattro punti: 1) fabbisogno individuato 2) appropriatezza delle prestazioni 3) salvaguardia dei livelli occupazionali 4) garanzia dei rinnovi ed applicazioni contrattuali adeguati al settore della sanità privata.

27/03/2010 9.20