Convivenza pacifica tra etnie, Di Mattia:«non è utopia e dobbiamo riuscirci»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5754

 PESCARA. Si terrà quest'oggi, dalle ore 9-18 presso l'Auditorium del rettorato dell’Università Chieti il convegno ''Diversus, la diversità interculturale'' organizzato dal consigliere provinciale dell'Idv, Attilio Di Mattia.
Il tema è quello della diversità, dell'incontro tra culture e religioni, dei motivi per cui possono nascere tensioni e incomprensioni e del perché c'è stata e c'è intolleranza e scontro è di fondamentale importanza in un momento storico in cui l'immigrazione pone il problema della convivenza e la nascita di una società multiculturale. Un tema inoltre di strettissima attualità visti i recentissimi episodi di cronaca nera.


Di Mattia, come è nata l'idea di questo convegno?
«Tutto è partito come reazione a un difetto che ha l'opposizione in Italia e a Pescara: quello di lasciare che i temi dell'agenda politica vengano dettati sempre dalla maggioranza, che viene inseguita (qualche volta anche con affanno) su quelle che sono le sue priorità. Ho pensato, allora, di creare un dibattito su un tema serio, decisivo e difficile come quello dell'intercultura e di farlo con un iniziativa che non fosse “politica” o partitica, ma culturale e trasversale».

Tra tutti gli argomenti anche di grande attualità per l'Abruzzo perché proprio Diversus?
«Credo che l'Abruzzo, storicamente una terra di migranti che hanno dato tanto al mondo (penso agli avi di Dean Martin piuttosto che John Fante, Henry Mancini o Madonna) stia diventando sempre di più meta di immigrazione con tutte le problematiche di un evidente trasformazione in atto verso una società multiculturale. Si può reagire con paura e ignoranza o si può tentare di approfittare dei vantaggi (anche economici) che l'incontro tra diversità può portare».

C'è una tesi da sviscerare, una da dimostrare oppure sarà solo un insieme di vedute diverse magari incompatibili tra loro?
«Come in tutti i convegni scientifici è data massima libertà di parola e di espressione a tutti quanti i partecipanti ai lavori, a patto che ci sia una solidità culturale dietro ogni intervento. Credo che però sia comune a tutti (spero anche al pubblico) uno spirito di ascolto reciproco e di collaborazione; spirito poi che è anche alla base della tolleranza necessaria per una convivenza pacifica tra “diversità” di ogni tipo».

Che cosa significa intercultura?
«L'intercultura è un insieme di approcci pedagogici, di misure sociali e amministrative o di comportamenti individuali legati alla gestione del fenomeno migratorio, nell'orizzonte della speranza in una risoluzione pacifica dei conflitti che si possono venire a creare. È rispetto e comprensione; conoscenza e ascolto; consapevolezza della propria appartenenza culturale e di quella del tuo vicino. Per alcuni è utopia, per altri una realtà quotidiana già consolidata».

Qual è per Di Mattia il suo valore?
«Al di là del suo valore etico indiscutibile, c'è un aspetto economico che mi interessa portare in luce. Il razzismo non conviene, non conviene agli imprenditori che hanno bisogni di assumere manodopera per lavori che i giovani italiani non vogliono più fare, non conviene ai commercianti che possono ampliare prodotti di vendita e consumatori. C'è bisogno di un clima di rispetto che è un clima che fa bene anche al portafoglio».

Qual è stata la logica che ha portato a scegliere gli ospiti?
«La qualità; il curriculum universitario e la preparazione. In più c'è anche il valore delle esperienze personali. C'è un Monsignore e un Rabbino, un funzionario dell'ambasciata USA di Roma. Tutte figure che spero possano incuriosire un pubblico di studenti giovani e al tempo stesso sia per loro un momento formativo valido: non per nulla, e mi fa piacere sottolinearlo, l'ateneo riconoscerà un punto di credito formativo a tutti i partecipanti».


Sarà un dibattito generico o si parlerà nello specifico anche di realtà e problematiche abruzzesi?
«Molti degli interventi saranno fatti da professori dell'Università D'Annunzio che conoscono e studiano le nostre problematiche specifiche. In più, ovviamente, teorie complesse e valori universali riguardano tutti e possono essere applicate in ogni contesto umano. Quindi credo che il dibattito sarà interessante e utile sia per chi si interroga di cose abruzzesi, sia per chi è interessato a grandi tematiche internazionali».

Come spiegherebbe il valore dell'Intercultura per esempio ai pescaresi che da decenni vivono gomito a gomito con alcuni esponenti dell'etnia rom dedita, non tutta, ovviamente, alla delinquenza, l'usura, lo spaccio della droga e la violenza bruta e gratuita?
«Posso fare un esempio significativo di integrazione riuscita: quello di Santino Spinelli che è un noto musicista, compositore e insegnante italiano di etnia rom. Proprio per risolvere i problemi di ordine pubblico e di sicurezza sociale, c'è bisogno di una risposta culturale e di un investimento lungimirante in termini interculturali. Non mi sembra che del resto le attuali politiche abbiano mai risolto nulla di questo grave e storico problema».

Il razzismo è davvero un sentimento ingiustificato?
«Certo. Lo è per definizione: non si può creare una scala di valori all'interno della diversità e non esistono eccezioni. È la tipica premessa del razzista: “Io non sono razzista, ma gli albanesi…” o “i cinesi…” e così via. Il razzismo è una teoria pseudo-scientifica che afferma la superiorità di una razza su un'altra. Credo sia la pagina peggiore della storia umana e spero che un giorno la si possa archiviare per sempre come una cosa del passato».

25/03/2010 9.20