Torna la paura del nucleare. Valloreja: «cavo da Tivat propedeutico»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4582

ABRUZZO. Entro domani il governo dovrebbe rendere pubblici i siti scelti in tutta Italia nell’ambito della conferenza Stato-Regioni.


Infatti, proprio domani entrerà in vigore il decreto legislativo n°31 del 15 febbraio 2010 che indicherà in maniera dettagliata i siti dove saranno ubicate le future centrali nucleari.
Pd e Italia dei Valori sono preoccupati per il sospetto che in Abruzzo la scelta possa ricadere sul vastese, così come si dice ormai da qualche mese.
Per Carlo Costantini bisogna «legare l'azione politica non solo alla individuazione dei siti, ma anche ad una mobilitazione nazionale di tutte le forze politiche che con chiarezza si sono dichiarate contrarie al progetto di Berlusconi, per fare in modo che siano i cittadini - e non i pochissimi interessati da questo gigantesco business - ad esprimersi sul futuro del proprio territorio».
I consiglieri regionali del Pd denunciano, invece, la ferma volontà del centrodestra «di non portare in Consiglio il “no” al nucleare».
«Le notizie di queste ore sull'eventualità di una centrale nucleare in Abruzzo rafforzano il nostro deciso “no” ad un pericoloso ritorno al passato», dice il segretario regionale Silvio Paolucci.
«La regione dei parchi non può diventare una pattumiera nucleare».
Il partito ricorda di aver presentato fin da settembre in Consiglio regionale una risoluzione urgente, prima firmataria Marinella Sclocco, per chiedere alla Regione di impugnare, entro i sei mesi consentiti dalla legge, la norma con cui il governo Berlusconi ha avviato il ritorno al nucleare. «Altre Regioni hanno salvaguardato il loro territorio, ma il centrodestra abruzzese non ha voluto neppure discutere questa risoluzione» denuncia Franco Caramanico, consigliere regionale del Pd, «mentre grazie al centrosinistra l'Abruzzo si è dotato di un piano energetico innovativo e di segno opposto al nucleare. L'Abruzzo ha un background di tutela ambientale estremamente all'avanguardia in Europa, e questo patrimonio non può essere svenduto: oggi c'è l'occasione storica di dire un forte “no” al nucleare, e di dire un deciso “sì” alla scelta dello sviluppo e dell'occupazione».
Il ritorno al passato ed al binomio petrolio-nucleare preoccupa i democratici, come sottolinea il responsabile ambiente del Pd abruzzese Pierino Di Pietro. «Contro la petrolizzazione dell'Abruzzo è nato un movimento diffuso e partecipato» spiega Di Pietro «che ha importanti sponde nelle istituzioni e nel mondo delle imprese, dimostrando l'esistenza di un sentire comune dell'opinione pubblica. Ora è necessario che gli abruzzesi dicano un forte e secco no anche al nucleare, perché la regione dei parchi, la regione del turismo sostenibile e delle bandiere blu può diventare anche la regione delle energie rinnovabili capaci di produrre occupazione e reddito. Di certo non può cedere al ritorno al passato».
Il governo Berlusconi, ricorda Nicola Pisegna, che rappresenta gli Ecologisti Democratici in Abruzzo, «vuole utilizzare una tecnologia vecchia e non sicura, con costi enormi sia per la costruzione che per lo smaltimento delle scorie radioattive, per non parlare dello smantellamento della centrale a fine ciclo».
Per Lorenzo Valloreja, di Sfl per Pescara sarebbe più di uno l'indizio che l'Abruzzo venga scelto dal Governo per la realizzazione di una centrale nucleare.
Primo tra tutti l'interconnessione Tivat – Pescara, che poi proseguirà da Cepagatti verso Gissi: «questa non è che la prima di una lunga serie di opere», spiega Valloreja: «infatti successivamente saranno create le nuove linee Cepagatti – Teramo e Cepagatti – L'Aquila. Così facendo l'Abruzzo diventerà realmente un Hub energetico d'importanza internazionale».
Valloreja ricorda anche che la Regione Abruzzo «con la Legge n°7 del 03 marzo 2010 è andata, guarda caso ora, a legiferare sulle disposizioni in materia di espropri per pubblica utilità, impedendo così di fatto, nel futuro, ogni opposizione dei privati riguardo a tali “confische”. Palazzo dell'Emiciclo infatti è andato a colmare un vuoto legislativo foriero di non poche osservazioni».
Simili «sforzi legislativi ed imponenti investimenti economici» per Valloreja non sono stati effettuati «per essere fini a se stessi ma fanno parte di un grande disegno che vede l'Abruzzo, terra dei parchi, sito per allocazione di centrali nucleari».
Da mappe acquisite dell'Enea, spiega sempre l'esponente di Sfl, emerge che «sarà allocata nel tratto costiero tra Giulianova e Termoli una centrale Termonucleare da 2000MW».
Ma altre ipotesi caldeggiate, continua Valloreja, sarebbero la creazione di due centrali: la prima di al confine con l'Abruzzo in zona Sentina di Porto D'Ascoli nelle Marche, la seconda a ridosso del fiume Trigno in Molise o Abruzzo. Seconda ipotesi alternativa (mai confermata) la creazione di una centrale nella Valpescara.
«In tutti questi progetti», denuncia l'esponente di Sfl, «l'acqua dei fiumi o del mare risulta essere determinante per il raffreddamento della centrale ecco perché il Pescara, il Tronto, il Trigno così come l'Adriatico sembrano avere un appile notevole sui progettisti di simili strutture senza però considerare che l'Abruzzo è tutto territorio altamente sismico, quindi aldilà di ogni considerazione strettamente ecologista, il nucleare in terra d'Abruzzo non si può realizzare, a nostro modo di vedere per le seguenti condizioni».

22/03/2010 9.46